Kikagaku Moyo

Kumoyo Island

2022 (Guruguru Brain Records) | psych-rock

I Kikagaku Moyo hanno annunciato che “Kumoyo Island” sarà il quinto e ultimo album della band, dopodiché ogni membro si dedicherà ai propri progetti personali. La notizia dello scioglimento annunciato della band non è proprio un fulmine a ciel sereno: i Kikagaku Moyo sono sempre stati per natura elusivi ed erratici, divisi tra Olanda, Giappone, India e Stati Uniti, rinnegatori della stabilità e delle noie del vivere quotidiano. Del resto, la band fu fondata con dei proposti insoliti: la leggenda vuole che i cinque membri, Go Kurosawa (batteria), Tomo Katsurada (chitarra/voce), Kotsuguy (basso), Ryu Kurosawa (sitar) e Daoud Popal (chitarra), abbiano iniziato a suonare per le strade di Tokyo e che nessuno sapesse suonare lo strumento che avevano scelto: credeteci o meno, in effetti il fattore tecnico non è mai stato tra le priorità della band, che è famosa per dilungarsi in fumose jam psichedeliche rigorosamente improvvisate e dai risultati live altalenanti.

Il vagabondare dei Kikagaku Moyo pervade anche gli album realizzati dalla band: il primo Lp auto-titolato, uscito nel settembre 2013, e “Forest Of The Lost Children” del 2014 sembrano prendere ispirazione dal contesto psichedelico urbano di Tokyo, salvo poi rifugiarsi dentro un immaginario tempio buddhista, tra incensi e meditazioni profonde; il successivo “House In The Tall Grass” del 2016 era stato realizzato nel Nord del Giappone, tra le foreste e le montagne di Hokkaido, dove era prominente la dicotomia hard/folk; infine, il quarto “Masana Temples” del 2018, inciso in Portogallo con il produttore Bruno Pernadas, inglobava altre influenze, dal kraut al funky.
“Kumoyo Island” è stato registrato invece agli Tsubame Studios ad Asakusabashi, sobborgo di Tokyo, e suona immediatamente come l'aggiornamento del sound di “Masana Temples”: psichedelia languida e morbida in grana lo-fi (“Effe”, “Cardboard Pile”, “Meu Mar”), funky lisergici (“Monaka”, “Dancing Blue”, “Field Of Tiger Lillies”) e luccicanti filastrocche freak folk (“Gomugomu”, “Nap Song”), oasi ambient (“Daydream Soda”, “Maison Silk Road”), prog nipponico (“Yayoi”, “Iyayoi”).

L'album rimane su sonorità “innocue” rispetto agli esordi: roba per fricchettoni in pantaloncini, in  cerca di relax sulla spiaggia, lontani dalla psichedelia oscura e meditativa degli esordi. Ad ogni modo, “Kumoyo Island” ha i suoi momenti pregiati: l'ipnotica “Dancing Blue” oppure il finale di “Maison Silk Road”, che richiama in maniera naif le suite di Ryuichi Sakamoto.
Non il migliore album, visti i numerosi cali di tensione e una scrittura non in grado di mantenere costante l'attenzione, dove manca il lato hard e quello psichedelico, a favore di un pop stonatello e auto-indulgente. Piacerebbe sperare in nuove prove, ma per il momento sappiamo che non sarà così.

(21/05/2022)

  • Tracklist
  1. Monaka
  2. Dancing Blue
  3. Effe
  4. Meu Mar
  5. Cardboard Pile
  6. Gomugomu
  7. Daydream Soda
  8. Field of Tiger Lillies
  9. Yayoi, Iyayoi
  10. Nap Song
  11. Maison Silk Road
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