Marlon Williams

My Boy

2022 (Dead Oceans) | songwriter, pop, folk, sophisti-pop

E’ rassicurante appurare che a volte prima dell’artista c’è un uomo, dotato di tutta la sensibilità e curiosità necessaria per evolversi e non restare ancorato a prototipi e cliché espressivi. Ad onor del vero, che il neozelandese Marlon Williams ripartisse dalla sensualità pop edonistica dei Duran Duran o da quella leggermente più trasgressiva di Perfume Genius non era una delle mie fantasie più ardite o inconfessabili, tuttavia non solo è successo, ma è anche una delle più belle notizie dell’anno in corso, prontamente verificabili nel video che accompagna il singolo “Don’t Go Back”, una decisa incursione nel funky-disco ricca di pathos.
 
Deciso cambio di guardia anche nell’organico del musicista. Licenziata quasi in toto la band dei Yarra Benders che lo ha accompagnato per lungo tempo (solo Dave Kahn compare in lista), Marlon Williams ha reclutato Mark Perkins, Paul Taylor (Feist), Tom Healy (Tiny Ruins), Cass Basil (Ladyhawke, Tiny Ruins) ed Elroy Finn, senza rinunciare all’apporto del vecchio compagno di ventura Delaney Davidson. Ciò che non è cambiato è la maestria con la quale il musicista descrive i tanti personaggi in cerca d’autore che popolano le sue canzoni. “My Boy” getta però una nuova luce fino a donare un delizioso gusto esotico al giocoso strimpellio di note della title track, graziosamente condita da uno spensierato coretto e dal sensuale falsetto di Marlon; “Easy Does It” non è da meno, fluttuante e dondolante come una canzone di Roy Orbison in salsa caraibica.

Gettati alle ortiche folk e bluegrass (non dimentichiamo che il musicista è stato di recente protagonista di un progetto in tandem con Kacy & Clayton), Williams lascia sedimentare quelle attitudini da crooner alla Scott Walker già esibite in passato in gioiellini pop come “Dark Child” e “Come To Me”, qui riproposte con accenti più levigati nella sentimentale ballata alla Blue Nile “Princes Walk“.
“My Boy” è un album nel quale accade di tutto: Williams, con scatto felino e un po’ d’azzardo sorpassa a destra le ambizioni disco di Antony Hegarthy, il cui spettro già si agitava nel precedente album tra le dolorose e tremule arie liriche di “Love Is A Terrible Thing”, e sintetizza la formula nell’eccitante tripudio di atmosfere new romantic di “River Rival”, che i fan di John Grant troveranno oltremodo stimolante.

Dalla sua Marlon Williams può contare su una delle voci più ammalianti e sapientemente agrodolci che ci sia in giro, qualità che trova terreno fertile nel seducente dream-pop dai tratti goth di “Soft Boys Make The Grade” o nella raffinatissima ballata in slow-motion “Trips”.
“My Boy” non è solo un contenitore di sfolgoranti armonie ma anche un disco che parla di mascolinità, lealtà e amicizia, con un corretto equilibrio tra passionalità e ironia, che trova perfetta esegesi nella leggiadramente melodrammatica “My Heart The Wormhole” o nella futilità country-pop-retrò di “Morning Crystals”.

Ispirata alla figura della spia russa Nina Sergeevna (un personaggio della serie televisiva "The Americans"), “Thinking Of Nina” è un’altra perla ricca di richiami anni 80, un travolgente e passionale brano sophisti-pop degno dei Blue Nile o dei Roxy Music dell'era “Avalon”, a base di mellotron e wurlitzer. Una delle canzoni destinate a catturare l’attenzione fugace dei fruitori di Spotify, una mansione che Williams affida anche alla tracce conclusiva, una versione cover della romantica ballata di Barry Gibb “Promises”, un brano al quale il musicista dona nuova vita con tutta la sensibilità e raffinatezza che appartiene solo ai più abili compositori.

(21/09/2022)

  • Tracklist
  1. My Boy
  2. Easy Does It
  3. River Rival
  4. My Heart The Wormhole
  5. Princes Walk
  6. Don't Go Back
  7. Soft Boys Make The Grade
  8. Thinking Of Nina
  9. Morning Crystals
  10. Trips
  11. Promises








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