Momus

Smudger

2022 (Darla/ American Patchwork) | art-pop

Quale che sia il senso di un nuovo album di Momus, v’è comunque la certezza che nessun altro artista possiede nel proprio Dna una mistura di genio e sregolatezza pari a quella di Nicholas Currie, lui, l’alieno del pop che, diversamente dal suo ispiratore David Bowie, ha scelto di non reincarnarsi in un corpo definitivo.
Artista mutaforma, da sempre indeciso se essere erede di Joni Mitchell o di David Sylvian, Momus è un moderno bardo, un cantore degli oppressi e degli eccentrici. Un artista nello stesso tempo multimediale e teatrale, devoto e sarcastico, sacro e profano. Insensibile alle adulazioni e alle false promesse del business discografico, il musicista da anni distrugge e ricrea la propria cifra espressiva, più attento a raccontare le zone oscure, le incertezze e le incongruenze del quotidiano, senza mai rinunciare a un intelligente umorismo, perché no, anche noir.

“Smudger” è un’altra incursione in quel patchwork di suoni e stili che caratterizza da oltre un decennio la sua produzione. David Bowie, Benjamin Britten, Bertolt Brecht e Franz Schubert sono le sacre icone che Momus abbraccia con fare politeista, concentrando tutta l’attenzione sulla fugace bellezza di una melodia accennata (“Bergreise”), o perfettamente compiuta (“Disappear”), qualità che il precedente album “Athenian” celebrava forse con più rigore.
Eclettismo e nonsense permettono al musicista di introdurre personaggi ancor più inquietanti e storie arcanamente irrisolte. Il minimalismo dai toni colloquiali (“Peter Grimes”), i barocchismi (“Bergreise”), le educate performance teatrali (la brechtiana “Friendly World” e l’insana “The Coffee Professor”), le involontarie sofisticazioni strumentali (“Stop The Body”), le continue incertezze tra modalità analogiche o digitali (“Totentanz”), l’estremismo lirico e armonico (“Bartleby”), l’intensità narrativa di alcuni episodi (“Pesky Blighters”) e lo spirito burlesque (“Orchestras”, “Midnight Sun”) sono tutte sfaccettature di un sol diamante.

Momus ha inteso “Smudger” come il suo “Lodger”, quasi un bignami svogliato e obliquo delle tante incarnazioni passate, un disco che permette all’autore di dilettarsi con la musica di Schubert agghindandola con sonorità electro-pop (“January”), d’intercettare il mito di James Bond per una gustosa parodia della Brexit (“Supervillain”) e di dar fuoco alle residue velleità dance nell’ennesimo omaggio a Bowie (“Influencer Village”).
Quanto “Smudger” sia rilevante nel lungo percorso di Momus non è alfine importante. Questo nuovo campionario di astrattismo pop non è un disco per tutti, a tratti è perfino disturbante e volutamente eccessivo. Non da meno i vari video creati a supporto delle diciassette tracce, fedele trasposizione visiva dell’enigma umano chiamato Momus.

(18/09/2022)

  • Tracklist
  1. January
  2. Stop The Body
  3. Disappear
  4. Orchestras
  5. Bartleby
  6. Supervillain
  7. Midnight Sun
  8. Friends
  9. Smudge
  10. The Coffee Professor
  11. Influencer Village
  12. Totentanz
  13. Pesky Blighters
  14. Bergreise
  15. Peter Grimes
  16. Night Clinic
  17. Friendly World








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