Pilgrims Of The Mind

What's Your Shrine?

2022 (Heels & Souls) | techno, trip-hop, jazz-dance

Forse non è un caso che “What’s Your Shrine?” sia rimasto sepolto nella memoria collettiva per così tanto tempo. Già all’uscita, avvenuta ormai un quarto di secolo fa nel 1997, le copie distribuite dall’etichetta indipendente Map erano davvero pochine, ma la natura stessa del lavoro e del suo compositore mal si adattavano alle pur limitate dinamiche del mercato discografico underground dell’era. Del resto, come descrivere – e soprattutto: a chi diamine vendere? – un lavoro come questo?
Certo, il misterioso produttore franco-canadese Stéphane Novak, da Vancouver, non ha mai mostrato grossi interessi verso il pubblico riconoscimento: con il suo estemporaneo progetto Pilgrims Of The Mind dette alla luce un solo album prima di tornare a nascondersi dietro ai piatti in qualità di dj e remixer sotto altri nomi. Ma il suo apporto non è passato inosservato tra quei pochi amatori incalliti dalla memoria lunga; in quel di Londra, Ben Croft e Patrick Forrester hanno fondato il marchio Heels & Souls proprio con l’intento di riportare alla luce vecchie gemme sepolte del panorama elettronico. Dopo aver ristampato una vera rarità da collezione del misconosciuto progetto Special Touch, adesso è il turno di “What’s Your Shrine?” e da ascoltatori non si può che essere grati per il servizio reso.

Davvero affascinante, infatti, perdersi dentro i solchi di un lavoro così articolato nella forma e ricco di spunti produttivi, peraltro proprio in un momento in cui il revival degli anni Novanta sta prendendo piede, a dimostrazione di un periodo storico durante il quale la creatività dei cosiddetti produttori elettronici non conosceva limiti. Novak, in questo, non ha nulla da invidiare a gente come Plaid e Dj Shadow, o all’ala underground giapponese popolata da colleghi come Mirage, Tatsuhiko Asano e Fumiya Tanaka, se non l’avere appunto una fantasia contorta al punto da precudergli una più larga distribuzione.
Sotto la falsariga della tipica produzione hip-hop ricavata da sample e loop, infatti, “What’s Your Shrine?” trova il modo di espandersi verso marcette teutoniche (“Smell Zee Flower”), divagazioni a passo di trip-hop (“Nothing Can Pull Us Apart”, “L’amour? Encore?!”), o anche eleganti partiture techno, siano esse a un passo da certe intuizioni di Luomo (“My Baby Likes Rum”), in versione jungle inacidita (“Loosejaw”), o più prossime allo spettro del dub alla berlinese (“Le Belle Du Jardin”). Notevole il naufragio jazz-dance di “Sandcastle”: oltre dieci minuti di esplorazioni per ambienti oscuri, conditi da robotici bordoni downtempo che poi sfociano nell’ipnotico ma ruggente ostinato finale alla Bowery Electric di “Something’s Pulling Me Under”.

Un ascolto arguto e progressivo, a tratti insondabile e misterioso, ma che invita a ripremere su avvio proprio per l’atmosfera particolare che sa creare. La natura stessa del soggetto renderà l’ascolto un affare per pochi, Pilgrims Of The Mind non sarà mai un nome capace di ispirare devozioni ad ampio raggio da grande classico. Ma era comunque doveroso offrirgli un’onesta ristampa (qui i dettagli) e portarlo sulle piattaforme streaming per il consumatore moderno, foss’anche solo per dar tregua ai ragguardevoli prezzi delle rare copie originali in compact disc che ogni tanto compaiono su Discogs. Qualunque sia il vostro formato preferito, se siete amanti dell’elettronica anni Novanta, “What’s Your Shrine?” è un disco da avere.

(25/01/2023)

  • Tracklist
  1. Smell Zee Flower
  2. Nothing Can Pull Us Apart
  3. My Baby Likes Rum
  4. L'amour? Encore?!
  5. La Belle Du Jardin
  6. Loosejaw
  7. Following The Sofuto Kuriimo
  8. Sandcastle
  9. Something's Pulling Me Under
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