Poltergeist

Kampfer

2022 (Citizen) | darkwave, synthwave

Che musica suoneresti se fossi un musicista? Questa domanda mi è sempre piaciuta perché mi ha sfidato a dover scegliere non solo in base ai gusti ma anche alla mia personalità. A seconda dell’umore, più o meno nero, ho sempre risposto Sisters Of Mercy o Nine Inch Nails. Ma adesso ho capito: vorrei suonare la musica di Poltergeist.
Vent’anni, francese, Ari Girard suona una musica profonda e matura come neanche un cinquantenne saprebbe fare. La sua elettronica glaciale e incendiaria cavalca quarant’anni di musica senza averli vissuti. Poltergeist è lo spirito delle tenebre (spirito rumoroso, come nel film del 1982 che i più attempati ricorderanno) che tira fuori ciò che di oscuro c’è nell’animo umano ricomponendone i brandelli su una pista da ballo. Perché, chiamatela cold wave o Electronic Body Music, la musica di Poltergeist eleva l’animo umano e cura il corpo con la danza.

 

Una danza ambientata in un fumoso club alternativo di Berlino, popolato da dark e altre anime dolenti. Altro che hip-hop, altro che indie-folk da cameretta dei suoi contemporanei, Ari fa sul serio e “Kampfer” è il suo manifesto musicale. Un manifesto in cui fonde la cupezza dei Joy Division con l’algida eleganza dei Kraftwerk, sintetizzando un genere, coldwave, che in Kampfer trova un nuovo e ardito punto di riferimento. Non a caso il termine significa combattente in tedesco e Ari è un combattente della purezza musicale che tocca l’inconscio e diventa strumento di crescita. Per questo motivo è approdato, dopo un Ep già interessante, alla corte del francese Vitalic e della sua Citizen Records: elettronica intelligente, body music, produzioni coraggiose che traggono ancora ispirazione dalla scena coldwave francese degli anni 80 (dai Kas Produkt a Martin Dupont) per trasportarla nel nuovo secolo.

Se il livello sarà sempre quello di Poltergeist c’è da essere contenti, perché “Kampfer” è un’orgia di sonorità spiazzanti, emozionanti, capaci di far trattenere il fiato e volare con la fantasia mentre il corpo non può fare a meno di muoversi. L’iniziale “La Grande Dame” è una danza marziale in cui il beat gelido e i sequencer creano il clima per scorribande cupe alla Depeche Mode periodo “Black Celebration”, parlato in francese che interagisce alla perfezione. “Die Schwartz Muse” apre con uno squarcio di chitarra manipolata e un giro di accordi gotico da brividi che ricorda “A Forest” dei Cure (tanto per sottolineare dove si arriva in questo album), in cui la linea di basso crea tensione e la voce di Ari si esalta in qualcosa come una richiesta non ascoltata. L’apoteosi dark si raggiunge però in “Ich Bin Ein Kampfer”, l’inno personale di Poltergeist, beat minacciosi che ricordano il meglio dei Front 242 creano il terreno per una danza alternativa da club sotterraneo, l’ennesima hit potenziale dell’album.

 

C’è voglia di far uscir fuori l’oscurità per riconoscerla, accettarla, esorcizzarla. “Dark Wave” è non a caso l’enciclopedia dei suoni oscuri, in cui i sintetizzatori evocano sonorità decadenti in un lento omaggio alla poetica dei Joy Division: a un certo punto compare una chitarra che emette un flebile lamento. “All This To Death” è danza metronomica e ossessiva guidata dai suoni metallici della batteria elettronica, movimento che chiama al pensiero e all’azione, fermandosi un attimo per riprendere a far dimenare i corpi. “Poltergeist”, infine, è il brano più Kraftwerk dell’album, 4/4 guidato dai sequencer e da note di sintetizzatore analogico e reso soprattutto paralizzante dalla voce deturpata e sovraincisa, strumento aggiunto che rende il brano ancora più interessante.
Vorrei suonare la musica di Poltergeist. Ma mi accontento di ascoltare “Kampfer” per godere della musica di uno degli album più belli dell’anno.

(01/10/2022)

  • Tracklist
  1. La Grande Dame
  2. 23:23
  3. Die Schwarze Muse
  4. Ich Bin Ein Kämpfer
  5. Dark Wave
  6. All This To Death
  7. Der Nachtvogel
  8. Mein Reich Komme
  9. Poltergeist
  10. Imminent
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