Rob Burger

Marching With Feathers

2022 (Western Vinyl) | chamber-jazz

Rob Burger è un nome poco familiare al pubblico, la sua musica è al contrario abbastanza nota, dispersa tra installazioni al museo Guggenheim, colonne sonore di film campioni d’incasso come “Ocean’s 8”, mentre i più attenti ascoltatori ne ricordano le apprezzabili collaborazioni con Iron & Wine, Laurie Anderson, Elvis Costello, Antony & The Johnsons e John Zorn, senza dimenticare le eccelse variazioni sul tema avanguardia-world-folk-jazz del Tin Hat Trio (da recuperare soprattutto l’esordio “Memory Is An Elephant” del 1999).
Nonostante un notevole esordio per la Tzadik, “Lost Photograph”, l’attitudine di Burger per la sperimentazione non ne ha agevolato l’affermazione presso un pubblico più ampio. L’evoluzione artistica da fisarmonicista di un trio jazz a polistrumentista, alle prese con la poliedricità dei linguaggi sonori, ha prodotto risultati discontinui, seppur sempre degni di interesse.
Purtroppo, audacia e coraggio non sempre vengono ricompensati, anche l’ultimo disco di Burger è passato in silenzio, nonostante il patrocinio della Western Vinyl e un inatteso rigore strumentale e lirico, che segna l’ennesima svolta creativa.

Virtuosismi, esotismi e influenze kosmische sono accantonati - fanno capolino solo nella ricca e intensa title track. Burger mette a frutto gli studi giovanili - all’età di soli sei anni è stato allievo di Jeffrey Marcus - affidando al piano il ruolo di catalizzatore di musica e immagini in “Marching With Feathers”.
Dolente e incline alla purezza, la musica di Burger cede il passo alla poesia e alla meditazione contemplativa, tra eleganti melodie armonicamente pregnanti eppur minimali (“Figurine”), accordi di piano sospesi tra il tratto paesaggistico di Erik Satie e il cinematico fluire di Max Richter ("A Robin Egg", “Still”), senza mai volutamente affondare o allungare il passo (i pregevoli riverberi di “Waking Up Slowly”).

Incorniciate da una misurata e tetra scena sonora, le composizioni del polistrumentista americano dialogano con solitarie drum-machine, con il fischiettio dei synth e la magia della fisarmonica (“Library Science”), incapsulano potenza e fragilità in visioni cinematiche che per un attimo rompono l’austerità del progetto con crescendo alla Vangelis (“Hotel For Saints ”), fino a cedere il passo a un greve e originale dialogo tra violoncello e synth (“Ground Cover”).
Questo insieme di visionarietà e tangibilità è la vera chiave di volta di “Marching With Feathers”, disco forse non potente o innovativo, ma piacevolmente inquieto e seducente.

(26/11/2022)

  • Tracklist
  1. Figurine
  2. Library Science 
  3. Waking Up Slowly
  4. Still 
  5. Hotel For Saints
  6. A Robin Egg
  7. Ground Cover
  8. Marching With Feathers
  9. Night Feet
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