Sada Bonaire

1992

2022 (Captured Tracks) | etno-dance, house, pop-rap

Che storia, le Saâda Bonaire; solo due singoli ufficialmente pubblicati fino a oggi, ma una vita intera di segreti, aneddoti e ritrovamenti fortuiti. Nate a Brema dalla mente di un volpone tuttofare di nome Ralf Von Richtoven, e con una pletora di musicisti turchi e africani raccattati al centro accoglienza immigrati per fornire la strumentazione più pazza del periodo, le due fascinose fotomodelle Stephanie Lange e Claudia Hossfeld pubblicarono un solo singolo nel 1984 – l’ipnotico “You Could Be More As You Are” – prima di venire accantonate per disguidi manageriali. Nel 2013, Captured Tracks ha reso disponibile l’indispensabile “Saâda Bonaire”, una raccolta di materiale ritrovato dell’epoca che avrebbe potuto costituire il fantomatico album di debutto e che, a tutt’oggi, suona come uno dei più curiosi e affascinanti reperti di meticcia etno-disco all’europea.
Ma non è finita qui; un decennio più tardi il gruppo ci riprovò, pubblicando il singolo “So Many Dreams” con Andrea Ebert entrata al posto di Claudia, ma ancora una volta non se ne fece di nulla. E riecco gli antologisti della Captured Tracks, a rovistare tra i bauli in soffitta fino a ritrovare una nuova serie di nastri misteriosamente denominati... “1992”.

 

Sarà tutto vero? Pare proprio di sì, per quanto il confine tra leggenda e sottile strategia di marketing appaia adesso più labile che mai. Basti ricordare lo splash fatto dalla concorrente Lights In The Attic con i ritrovamenti di Lewis, o le colonne sonore porno di Patrick Cowley su Dark Entries e della Cazzo Film per la berlinese A-Ton, e abbiamo già tratteggiato un panorama discografico certo minore, ma nel quale valgono il prestigio per la scoperta e un buon circuito di ristampe da collezione.
Una cosa, però, è certa: “1992” suona esattamente come le Saâda Bonaire aggiornate agli anni Novanta: due rigide tedescone accompagnate da oud e ney su pulsazioni house e basi hip-hop programmate con ingombranti tastieroni di cartongesso.

Su “Woman”, creativo rifacimento di un brano di James Brown con arabeschi ed echi dub, pare di sentire le mitiche Jo Squillo e Sabrina Salerno. Stesso discorso per “To Know You Is To Love You”, accompagnata da una pulsante linea di basso e frattaglie desert-rock, mentre il sopracitato singolo “So Many Dreams” viene presentato nella versione completa di otto minuti: un sabba che finisce col coinvolgere trip-hop, Madonna e Ofra Haza.
Con “That’s Right” siamo dalle parti dei Soul II Soul, “Your Prince” è quel tipo di mocciosetto club-rap da parodia che ricorda Gillette e Valeria Vix, mentre la vellutata house di “7th House”, “Move From The Heart” e “Follow Your Mind” suona come un misto tra Ace Of Base e Deee-Lite.

 

La cifra del progetto Saâda Bonaire appare quindi ancora riconoscibile, al punto che il cambio di line-up tra Andrea e Claudia non viene nemmeno percepito. Certo, stavolta l’intenso programming di pianole e una stesura dei pezzi ancora in fase embrionale fanno dell’ascolto un chiaro ritrovamento di soffitta che avrebbe giovato di ulteriore lavorazione. Manca, insomma, quel quid che aveva fatto della prima raccolta un documento così particolare e idiosincratico nel panorama disco e wave della Germania pre-caduta del Muro di Berlino.
Ma, ruffiane o meno, alle Saâda Bonaire non si può dire no, foss’anche per l’immagine di due biondone in tacchi e burqa che impastano sopra culture altrui con un’innocenza che ha del comico. Una roba del genere oggi non verrebbe avallata manco per sbaglio, fortuna che questo è tutto materiale d’archivio. A quando il prossimo ritrovamento?

(10/11/2022)

  • Tracklist
  1. Woman
  2. To Know You Is To Love You
  3. Extremes
  4. So Many Dreams
  5. Running
  6. Okay It's Over
  7. That's Right
  8. Lovelife
  9. Your Prince
  10. 7th House
  11. Move From The Heart
  12. Follow Your Mind
  13. So Many Dreams (NYC Classic Edit)
  14. So Many Dreams (1992 Demo Mix)
  15. So Many Dreams (Amek Live Dub)


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