Shane Parish

Liverpool

2022 (Dear Life) | experimenal-folk, post-rock

Un’originale sintesi, un’affascinante trasfigurazione di fingerpicking e tradizione folk, per il chitarrista già membro del duo math-rock Ahleuchatistas.
Poco noto al di fuori degli ambienti avantgarde, Shane Parish vanta non solo un’articolata carriera artistica, ma anche un peculiare stile chitarristico espresso in più forme, tra collaborazioni di rilievo (Zach Rowden, Tatsuya Nakatani e Tashi Dorji) e progetti realizzati per nobili e svariate etichette, dalla Cuneiform alla Tzadik.
Trent’anni di studi e passione per la chitarra (Shane ha iniziato a suonare alla giovane età di 14 anni) hanno elevato l’originalità espressiva del musicista. Improvvisazione e compostezza vanno di pari passo, spesso scalfendo confini e limiti estremi, con ingegnose e colte elaborazioni strumentali tanto fantasiose quanto organiche.

Per “Liverpool” Shane Parish prende spunto dalla tradizione delle canzoni marinaresche per un ardimentoso progetto strumentale. Il chitarrista concentra l’attenzione sulla componente vocale dei brani, rielaborandone le linee armoniche attraverso il suono della chitarra elettrica, oniriche stratificazioni di loop, percussioni e riverberi post-rock, che esaltano la poliedrica e atemporale natura armonica delle composizioni.
Ad anticipare la pubblicazione di “Liverpool” è stata delegata la dolente e commovente “Black Eyed Susan”, Shane Parish ne svela la natura più profonda con sfumature affini al post-rock e cristallini riverberi chitarristici, che pian piano crescono fino a rievocare l’ondeggiare minaccioso, eppur affascinante, del mare aperto.

In ognuna delle nove elaborazioni, convergono numerose tracce tradizionali prive dell’originale matrice autoriale, valga ad esempio l'introduttiva “Liuerpul”, sferzata da noise, incessanti groove ritmici, nebbie shoegaze, squarci e melodie luccicanti come il metallo, ovvero la tradizione marinaresca trasmutata in un corpuscolo instrumental-rock, che ti aspetteresti più dai Sonic Youth o dai June Of 44 ,che da un rivisitazione della musica folk.
Più lo stile del chitarrista è sottrattivo, tanto più risulta affascinante e audace, un codice espressivo che deflagra nell’intreccio di distorsioni e destrezza tecnica della tempestosa e disadorna “Randy Dandy O”.
Scavando nelle profondità delle melodie sea shanties il musicista porta alla luce reminiscenze di ragtime (“Eliza Lee”) o cupi canti di morte o gloria reinventati con taglienti e aspri riverberi chitarristici (“Banks of Newfoundland”) o ancora grovigli dissonanti che sembrano grondare sangue e sudore (“Santy Anno”).
Tanta irruenza trova perfetta esegesi nella stratificazione di loop chitarristici dell’irrequieta “Haul Away Joe”.

La suggestione del viaggio e di nuove terre è fonte di fascinazioni multiculturali che trovano ampio spazio nella cinematica ed esplorativa “Venezuela”, dove echi della cultura africana, celtica, western e latina si disciolgono con inaspettata sensualità, anticipando le rilassanti e rigogliose sonorità limpide e cristalline di “Rio Grande”, forse le più affini alla matrice folk-marinaresca che è alla base di “Liverpool”, dunque perfetto finale per un disco intenso, evocativo, straordinario.

(23/03/2022)

  • Tracklist
  1. Liuerpul
  2. Black Eyed Susan
  3. Eliza Lee
  4. Banks of Newfoundland
  5. Venezuela
  6. Randy Dandy O  
  7. Haul Away Joe
  8. Santy Anno 
  9. Rio Grande






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