Somali Yatch Club

The Space

2022 (Season Of Mist) | stoner-metal, space-rock

Attivi dal 2010, gli ucraini Somali Yatch Club prendono il nome da una flotta di pirati che opera al largo della Somalia attaccando tutte le barche di coloro che “hanno tempo di ammazzare e soldi da bruciare”. Con queste premesse era chiaro come la formazione psych-stoner-metal di L’viv avrebbe preso l’invasione della loro terra da parte della Russia di Putin.
Dapprima il trio ha informato i fan di trovarsi in una città relativamente sicura (la succitata L’viv), sulla quale però sono presto fioccati i primi missili, poi si è detto costernato di pubblicare un nuovo lavoro proprio quando la guerra ha cominciato a infuriare, spiegando però come fosse la cosa giusta da fare. Infine, ha annunciato che tutti gli introiti ricavati dalla vendita dei dischi e del merchandising nel 2022 sarebbero stati devoluti a organizzazioni umanitarie attive nella ricostruzione dell’Ucraina e nel sostegno alle vittime della guerra.

Fedeli alla loro linea geo-astronomica che li ha visti rilasciare due dischi (“The Sun” del 2014 e “The Sea” del 2018) dedicati rispettivamente al sole e al mare, questa volta i Somali Yatch Club hanno allargato i propri orizzonti sino a raggiungere lo spazio. Il loro terzo disco si intitola per l’appunto “The Space” e non poteva che inglobare influenze space-rock.
La cosa appare chiara sin dall’apripista “Silver” che dissolve l’inconfondibile passo stoner del gruppo in un post-metal spaziale ed epico. È però la magnifica “Pulsar” a lanciarci definitivamente in orbita con i suoi riverberi di chitarra in assenza di gravità a fare da contraltare a un basso che ringhia come i propulsori di uno shuttle.

Dopo la cupa “Obscurum” è la volta della sinuosa “Echo Of Direction”, che prima vede delle chitarre sinuose fare lo slalom tra i detriti spaziali e poi si imbarbarisce in un finale di riff stoner e voci filtrate. La conclusiva “Momentum” è il frangente del disco più fedele al sound originario della band e termina con una consueta slavina di assoli e ritmiche marziali e stordenti.
Coeso, duro, deliziosamente rivolto al rock alternativo degli anni 90, anche grazie al cantato di Ihor Pryshliak che ricorda vagamente Layne Thomas Staley, il nuovo lavoro degli ucraini ne conferma le grandi doti ed è destinato ad allargare ulteriormente il loro già folto seguito.

(22/05/2022)

  • Tracklist
  1. Silver
  2. Pulsar
  3. Obscurum
  4. Echo of Direction
  5. Gold
  6. Momentum


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