Tewksbury

Brutes

2022 (Hush Hush) | ambient

Douglas Tewksbury è un compositore canadese originario di Hamilton, nell'Ontario, che oltre a occuparsi di elettronica ha un impiego a tempo pieno come ricercatore presso la Niagara University di Lewiston, stato di New York. Sarà per questioni etiche o deformazione professionale, fatto sta che le sue creazioni si ispirano tutte ai cambiamenti climatici e al loro devastante impatto sul territorio. Per motivi accademici è uno specialista in materia, così negli ultimi anni ha viaggiato moltissimo tra Svezia, Norvegia, Alaska e Terranova, adoperandosi per tradurre poi in musica la bellezza, o sfacelo che dir si voglia, degli scenari catturati sul campo tramite nastro o semplice spirito di osservazione. Nel 2021 ha debuttato con “Paths”, da lui stesso etichettato come “Works for the Anthropocene Era”: in quell'occasione traeva spunto dal disastro incombente con l'obiettivo di smuovere le coscienze e sensibilizzare l'ascoltatore, con “Brutes” adesso torna alla carica spostando però l'accento sull'elemento umano.

 

Si tratta di un'opera in due atti di circa venti minuti l'uno (l'edizione digitale aggiunge due excerpts), costruiti unendo meticolosamente storiche performance corali in loop analogici da 60 piedi nella convinzione che lo strumento più potente a nostra disposizione sia la voce. Il canto, dunque, come mezzo per arrivare a esprimere ciò che altre forme di media non possono: “Banda Mountain” è ispirata dal libro dell'antropologo indiano Amitav Ghosh “La maledizione della noce moscata”, che mette in stretta relazione la drammatica situazione attuale con la brutalità coloniale degli imperi delle spezie del Diciottesimo secolo, mentre “COP26” prende di mira l'inadeguatezza sul tema dell'omonima conferenza delle Nazioni Unite tenutasi a Glasgow nel novembre dello scorso anno. La genesi di entrambe le tracce è piuttosto arzigogolata, ma l'album proporzionatamente suggestivo, sulla scia di architetti sonori come William Basinski, Stars Of The Lid o Leyland Kirby.

“Banda Mountain” raccoglie campioni vocali estratti dalle sequenze “Gradual - Haec Dies” e “Victimae Paschali Laudes” di Giovanni Animuccia (1520-1571), “COP26” attinge invece da “Christe Adoramus Te” di Claudio Monteverdi (1567-1643), “Agnus Dei” di William Byrd (1543-1623) e “Domine, Miserere Nobis”, quest'ultima di autore sconosciuto. Una volta presi frammenti della durata dai cinque ai dieci secondi circa, Tewksbury li ha prima manipolati usando macchinari reel-to-reel, quindi si è diretto ai Boxcar Studios dove tra dicembre e gennaio c'erano ad attenderlo otto amplificatori per chitarra disposti a semicerchio, capaci ciascuno di riprodurre le bobine agli ordini dell'inusuale direttore d'orchestra. Un esperimento contorto e senza limiti d'improvvisazione, che nel prossimo autunno dovrebbe essere condiviso dal vivo con il pubblico e reso ancor più gratificante da alcuni incidenti di percorso che garantiscono a “Brutes” un colorito genuino e veritiero (alcune apparecchiature non perfettamente funzionanti hanno ceduto a metà delle registrazioni).

Voci sacre perdute nel tempo pulsano in un caos sapientemente controllato e si intrecciano in schemi casuali, risultando in delicate sinfonie elettroniche dalla tonalità complessa, forse un po' troppo lunghe ma di sicuro interessanti. “Volevo che fossero organiche, a rappresentazione di ciò che possiamo fare per la natura e per noi stessi”, aveva profetizzato Tewkbury in sede di presentazione e per ora pare almeno aver risvegliato l'attenzione sull'argomento.
La copertina è dell'artista di Toronto Rudra Chauhan: linee di pixel in movimento che sembrano donare fiducia e schiudere orizzonti nuovi a una visione di fondo pessimista. Bravo e tenace: il 2030 è vicino, magari non sarà la musica a salvarci, ma un paio di auricolari intanto possono aiutare.

(31/07/2022)

  • Tracklist
  1. Banda Mountain
  2. COP26
  3. Banda Mountain (excerpt)
  4. COP26 (excerpt)
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