TV Priest

My Other People

2022 (Sub Pop) | post-punk

Sono stati anni particolari, gli ultimi vissuti dai TV Priest, come loro stessi ammettono nelle dichiarazioni che precedono l’uscita del loro secondo atteso Lp. I quattro di Londra sono stati prima investiti dal buon successo del loro disco d’esordio, “Uppers”, sulla scia del fenomeno post-punk che ha contraddistinto gli ultimi anni di musica alternativa, ma si sono poi trovati impossibilitati a presentare dal vivo il lavoro per le vicissitudini legate alla pandemia, situazione che ha di certo ridimensionato l’entusiasmo del gruppo.
 
Sono queste esperienze che hanno spinto i TV Priest verso il loro secondo full-length, un disco nelle intenzioni più sofisticato e a tratti intimo che cerca di smarcarsi anche dall’eccessiva somiglianza con i padrini Idles, modello indiscusso non solo musicalmente ma anche liricamente e esteticamente.
L’intenzione è portata a compimento per metà, in questo “My Other people”. Se infatti i momenti più distanti dall’esordio riescono in gran parte a mostrare maggiore personalità, grazie a un approccio intimo e raccolto che beneficia di una ricerca sonora più raffinata e cosciente, i momenti più spinti non riescono con costanza a eguagliare né gli omologhi di “Uppers”, né quelli di altri colleghi del filone, principalmente a causa di linee melodiche meno incisive, che fanno cadere molti di questi frangenti in un post-punk troppo generico.
 
Le iniziali “One Easy Thing” e “Bury Me In My Shoes” sembrerebbero in realtà confutare queste considerazioni. Il piglio decisamente energico è qui infatti sostenuto a dovere da arrangiamenti interessanti, come la chitarra acustica che lentamente si elettrizza dell’opener e gli scampanellii che accompagnano il basso mastodontico del pezzo seguente, e sul versante melodico il lavoro di Charlie Drinkwater non è certo disprezzabile.
Sono altri, infatti, i momenti che lasciano più dubbiosi, come “I Have Learnt Nothing”, “Unravelling”, “It Was A Gift” e soprattutto “It Was Beautiful”. I primi tre citati, come dicevamo, si rivelano troppo scontati, nonostante il buon lavoro chitarristico sulla prima e il recupero di tratti industrial già presenti nell’esordio delle altre due, mentre l’ultima è una riedizione decisamente troppo calligrafica della band di Joe Talbot.
 
I londinesi si confermano però un gruppo interessante, lasciandoci vedere il lato più sperimentale della loro offerta in pezzi ben strutturati e meno attesi, come la confidenziale “Limehouse Cut”, la breve e non meno calorosa “The Happiest Place On Heart” e la conclusiva “Sunland”, vero gioiello del disco.
Le commistioni tra dolcezza acustica e intensità elettrica si rivelano tratti vincenti anche nelle più movimentate “My Other People” e “The Breakers”, quest’ultima memore più del revival wave di inizio millennio che di quello attuale.
I TV Priest dimostrano quindi di avere ottime frecce al loro arco e un maggior coraggio nel distaccamento, forse già in atto, dalle mode del momento potrà aiutarli in futuro a esprimere al meglio un’identità più definita ma anche a ritrovare la freschezza melodica che si scorgeva nell’esordio.

(20/06/2022)

  • Tracklist
  1. One Easy Thing
  2. Bury Me In My Shoes
  3. Limehouse Cut
  4. I Have Learnt Nothing
  5. It Was Beautiful
  6. The Happiest Place On Earth
  7. My Other People
  8. The Breakers
  9. Unravelling
  10. It Was A Gift
  11. I Am Safe Here
  12. Sunland




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