Bondo

Print Selections

2023 (Quindi Records)
slowcore, post-rock

Approdano all'italiana Quindi Records gli americani Bondo - quartetto slowcore e post-hardcore o per dirla alla Simon Reynolds, post-rock - già autori di una cassetta pubblicata nel 2021 e ora finalmente giunti all'atteso esordio.
Il loro suono granuloso, sabbioso, ruvido, eppur soave e a volte nebuloso ha illustri precedenti nella musica di gruppi come Tortoise, Acetone, Slint, Polvo, ma la natura armonicamente evanescente di questa inorganica materia è fonte di continue variazioni sul tema. Un susseguirsi di dissolvenze, sfumature e crepe geometricamente composte che si dipana tra l'ipnosi sonora e la noia.
Il primo approccio, "Container", è caratterizzato da un giro ossessivo di basso, ronzii chitarristici e percussioni cupe, un quadro abbastanza tipico, un brano che introduce l'ascoltatore a un set di composizioni dall'entusiasmante groove dub-ambient-jazz, a partire da "Egoizing", una traccia che accenna perfino un timido ingresso della voce, spostando l'asse verso le pagine più oscure degli Spain. Una sensazione che si rinnova con maggior intensità nel bisbiglio melodico della splendida "Mind Room".

È evidente l'interesse dei Bondo per atmosfere dense e parimenti flessuose. Un brano come "Lo Tek" assomiglia più a una tela impressionista spennellata di infinite sfumature di grigio: sembra incompiuto, lasciato lì a far da spartiacque tra la già citata "Mind Room" e lo schivo approdo al rock della ruvida "New Brain".
Per quanto abusato, il termine slow motion ben si addice a "Print Selections". Quel che invece non suona eccessivo è il plauso più che meritato dai Bondo per aver ridestato formule creative piacevolmente familiari e averle rigenerate con la giusta dose di riff appena accennati, sonorità garage cupe e slanci ritmici alquanto originali: si ascolti l'eccitante "Instrument".
Elementi peculiari di "Print Selections" restano il vortice ritmico quasi dub che agita gran parte delle tracce, su tutte "Zion Gate", e l'elegante e misterioso cerchio di nebbia e polvere che ne avvolge le apparentemente inconsistenti armonie (la perfetta chiosa di "Pipecleaner"), un gioco di luci e ombre che regge senza cedimenti un esordio più che interessante.

Molto probabilmente l'album dei Bondo non troverà spazio in molti consuntivi di fine anno, ma potete scommetterci che chi incrocerà questi trenta minuti del gruppo di Los Angeles non potrà più farne a meno.

18/03/2023

Tracklist

  1. Container
  2. Egoizing
  3. Instrument
  4. Zion Gate
  5. Mind Room
  6. Lo Tek
  7. New Brain
  8. Pipecleaner




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