Jeffrey Martin

Thank God We Left The Garden

2023 (Fluff And Gravy)
folk, songwriter

Quarto album per il folksinger Jeffrey Martin, un ex-docente di Lingue, originario di San Antonio, da anni residente nell’Oregon, artista profondamente ispirato da tematiche filosofiche e religiose, che si è già contraddistinto per uno stile minimal-folk baciato da una coerenza e da un’intensità che profumano di malinconica nostalgia, nonché di sincera partecipazione emotiva e di tenue speranza.

“Thank God We Left The Garden” è il primo disco di Jeffrey Martin che varca i confini patri, un progetto ancor più aspro e spoglio, registrato in un capannone situato nel giardino di casa, con il solo ausilio di chitarra e voce. La natura confessionale e intima delle composizioni di Martin è intrinsecamente connessa alle tematiche affrontate nei testi: ogni canzone è un breve racconto del difficile rapporto con la fede e la morte. Il musicista americano rinuncia anche ai quei pochi abbellimenti utilizzati in passato, al fine di rendere il dialogo ancor più intenso e sincero, sensazioni percepibili in ognuna delle undici tracce. 

Possiede un fascino antico, “Thank God We Left The Garden”, quello che autori come John Prine, Paul Siebel, Danny O’Keefe e Townes Van Zandt hanno affidato alla storia, incuranti di raccogliere onore e merito. L’ombra di Bob Dylan è altresì presente tra le righe delle undici canzoni, ma resta appena percettibile, più palese l’affinità vocale con David Gray e la struggente poetica di Gene Clark.
Dolente e solitario, il nuovo album di Jeffrey Martin è illuminato da una grazia e una leggerezza che offrono conforto e fiducia nel futuro. La tenerezza delle armonie e la lucidità dei testi catturano con la stessa forza di un disco pop, con accorgimenti e rifiniture strumentali più ardite: una canzone amabile e carezzevole come “There Is A Tresure” potrebbe perfino ambire a un meritato successo.

Jeffrey Martin lascia il giardino dell’Eden con una consapevolezza e una maturità espressiva encomiabili; affronta con ponderata serenità complessi interrogativi esistenziali (“Quiet Man”); culla con pochi accordi di chitarra una profonda riflessione sull’animo umano (“Garden”) e chiede perdono a un vecchio amico d’infanzia per non averne compreso il profondo dolore causato dall’essere un diverso (“Red Station Wagon”).
E’ impressionante la persistente qualità delle undici composizioni di “Thank God We Left The Garden”: dolenti eppur baciate dal tepore del sole (“Daylight”), romantiche e delicatamente contemplative (“All My Love”), a volte stanche e apparentemente traboccanti di rassegnazione (“I Din’t Know”, “Lost Dog”), ma mai prive di una profondità che cattura e lascia senza fiato, come nel caso della già citata “There Is A Tresure” e della sognante e incantevole “Sculptor”.

Se eravate ancora in cerca di un album folk da inserire nel vostro personale resoconto di fine anno, forse avete trovato la risposta nel nuovo album di Jeffrey Martin. “Thank God We Left The Garden” è un disco che trasuda sapienza stilistica, integrità creativa, spessore artistico e ispirazione. Di quanti album si può tranquillamente affermare lo stesso?

08/12/2023

Tracklist

  1. Lost Dog
  2. Garden
  3. Quiet Man
  4. Red Station Wagon
  5. Paper Crown
  6. There Is A Treasure
  7. All My Love
  8. Daylight
  9. I Didn't Know
  10. Sculptor
  11. Walking




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