Markus Floats

Fourth Album

2023 (Constellation)
elettronica, avantgarde, jazz

La natura astratta e colta della felice commistione creata dal musicista canadese con musica elettronica, concepita attraverso smartphone e laptop, e materia sonora organica, compie un ulteriore passo avanti verso una dimensione sempre più vicina alla pittura (sue le copertine degli album finora pubblicati).
Markus Floats (vero nome Markus Lake) alimenta i landscape sonori di “Fourth Album” con frammenti sonori decisamente più ricchi di colori e sfumature.
L’uso ricorrente del Midi è questa volta stemperato da un set di musicisti – Ari Swan al violino, James Nicholas Dumile Goddard al sassofono e mbira, Lucas Huang alla batteria e alla chitarra (tutti colleghi dello stesso Mark nella Egyptian Cotton Arkestra) – ai quali spetta il compito di alterare la natura indolente delle composizioni, affini a futurisici field recording, o a pagine rubate all’arte dell’improvvisazione, spunti d’ontogenesi nonché di rinascita di un linguaggio sonoro sempre più identitario.

Nella dichiarazione di Markus Floats, “il dipinto in sé è meno importante della pittura, la musica in sé è meno importante del fare musica”, è racchiusa la prospettiva creativa di un artista che ha sviluppato il minimalismo di Steve Reich e Philip Glass verso astrazioni simil sinfoniche, dove predominano toni goth e cinematici, sospesi in un algido romanticismo che non disdegna suoni liturgici e fraseggi jazz (“Death (pt. 2)”).
“Fourth Album” non è concepito come un album definitivo, è costante la sensazione di smarrimento e di emotiva confusione tra dolore e pace spirituale, abilmente descritta dalla motilità ritmica che apre il brano “As Above”, quella stessa sensazione che viene poi abilmente snaturata dalle alterne timbriche del suono del violino e dall’elettronica.

E’ un intelligente depistaggio, quello ordito dall’autore con le prime tre tracce (“Introduction”, “Death”, “Free Wifi”), brani decisamente più giocosi che intercettano le tematiche care al musicista (arte, tecnologia e morte) con l'ausilio di fughe elettroniche degne dei tardi Tangerine Dream (quelli del sottovalutato capolavoro “Tangram”) e del già citato Reich.
Al festoso trittico iniziale, Floats contrappone un corpo centrale più riflessivo e profondo, alterando l’etica di Glass e Reich a materia grottesca e parimenti geniale (“So Below”), ingannando l’ascoltatore con sonorità apparentemente più grezze (“Heave Is Each Other”), ribaltando la logica dei titoli scegliendo di affidare a “Wands” (ovvero, le bacchette magiche), quelle atmosfere inquiete e strazianti che ti aspetteresti dalle due tracce intitolate alla morte ("Death" e "Death Part 2").

Dopotutto Markus è un musicista svezzato dal punk, illuminato dalla potenza dell’elettronica sperimentale – un po’ Minutemen, un po’ Fennesz, per capirci – ed è costantemente impegnato nella rivalutazione della musica come arte interdisciplinare. Da qui la scelta di chiudere egregiamente con una traccia intitolata semplicemente “C” (a qualcuno dice qualcosa?) dove protagonista è la voce di Fred Moten, poeta, attivista e professore alla Tisch School of the Performing Arts della New York University, perfettamente adagiate su una struttura strumentale che svela la natura free form, nonché legata a quell'arte dell’improvvisazione che per la prima volta è entrata nel processo produttivo e creativo, dando al quarto capitolo del musicista canadese quell’organica astrattezza, necessaria a evolverne la figura artistica da comprimario a protagonista della moderna avanguardia.

23/11/2023

Tracklist

  1. Introduction
  2. Death
  3. Free Wifi
  4. As Above
  5. Interlude
  6. Death (pt. 2)
  7. Mdhvn
  8. So Below
  9. Heaven Is Each Other
  10. Second Introduction
  11. Wands
  12. C




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