Noname

Sundial

2023 (Autoprodotto)
jazz-rap, conscious-hip-hop

Fatimah Warner alias Noname è una fuoriclasse ma lo sanno in pochi, perché da sempre la sua proposta scarta dal mainstream per abbracciare un ibrido tra jazz, rap conscious e slam poetry. Vicina a Chance The Rapper, che la fa debuttare nel suo mixtape “Acid Rap” (2013), attiva anche nel trio Ghetto Sage e arrivata al mixtape d’esordio nel 2016, è riuscita nel 2018 a pubblicare uno degli album più incredibili del mondo jazz-rap, “Room 25”, premiato dalla critica con valutazioni stellari a certificare un linguaggio multiforme ed elegante, raffinato nonostante gli appena 26 anni al momento della pubblicazione. Dopo una crisi che l’ha portata a ventilare un ritiro dalle scene, anche a causa di un mercato musicale inospitale per una proposta come la sua, e ulteriori difficoltà dovute ai versi dell’ospite Jay Electronica, arriva “Sundial”, più amaro e politico dei precedenti.

“Black Mirror” apre con un jazz-rap tropicale che vuole presentarla come un’artista complessa, non solo una semplice rapper. Proponendo una società più solidale e consapevole in “Hold Me Down” e attaccando la moderna blaxploitation dei traumi razziali in “Baloons”, rivolgendosi al suo stesso pubblico, Noname si dimostra agguerrita e acuta nel ragionamento, senza rinunciare all’eleganza del suo flow:

Casual white fans, who invented the voyeur?
Fascinated with mourning, they hope the trauma destroy her
Why everybody love a good sad song, a dark album, like?
Tell me that your homie dead, your mama dead
Your brother bled along the street

È la stessa volontà di raccontare la società nelle sue contraddizioni e storture che domina la più veloce ed elettronica “Namesake”, in cui il jazz-rap si affianca a interventi di synth minacciosi mentre il testo snocciola accuse verso superstar come Beyoncè e Rihanna, e l’incediaria “Potentially The Interlude”, che racconta il dolore di chi non vuole conformarsi alle richieste del mercato o della critica:

If you were just a little bit morе pretty
Wrote a little bit likе Kenny
You would have a life worth livin'

La voce soul di Ayoni fa decollare la più movimentata “Boomboom”, con i suoi versi ammiccanti (“I don't smoke cigarettes, but I lick cigars”, “come eat a Georgia peach for free”) e fiati soffusi ma movimentati, un brano che si può accoppiare al passo saltellante di “Toxic”, sulle relazioni e l’indipendenza. Sono episodi, questi ultimi, che allentano un po’ la tensione politica dell’album, peraltro culminante nella collettiva “Gospel?”, insieme ad altri artisti neri in conflitto con il sistema come $ilkMoney e Billy Woods.

In “Sundial” il messaggio è centrale, tanto che la raffinata formula jazz-rap di “Room 25” ne esce un po’ impoverita, tagliata di molte eccentricità e balzi creativi: è uno scambio non così svantaggioso, perché i testi complessi e profondi, rappati con inedita agilità dalla titolare, rappresentano un manifesto culturale calato pienamente nella contemporaneità. Nella conclusiva “Oblivion”, peraltro impreziosita da una strofa di Common, Fatimah Warner riesce a riassumere l’urgenza di raccontare il proprio punto di vista in tre versi e definire, forse, il senso stesso dell’album:

When the world blow up, that's it
Spinning into oblivion
Motherfucker, I don't care, I'ma talk my shit

03/01/2024

Tracklist

  1. "Black Mirror"
  2. "Hold Me Down" (featuring Jimetta Rose and the Voices of Creation)
  3. "Balloons" (featuring Eryn Allen Kane and Jay Electronica)
  4. "Boomboom" (featuring Ayoni)
  5. "Potentially the Interlude"
  6. "Namesake"
  7. "Beauty Supply"
  8. "Toxic"
  9. "Afro Futurism"
  10. "Gospel?" (featuring Silkmoney, Billy Woods and Stout)
  11. "Oblivion" (featuring Ayoni and Common)

 

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