Antonio Tonietti

No Longer Human

2024 (Dissipatio)
elettroacustica, dark-ambient

Considerato tra i principali esponenti della letteratura giapponese moderna, Osamu Dazai  è stato uno dei maggiori cantori di un mal di vivere e di uno scollamento sociale acuito dalla crisi identitaria del Giappone post-bellico. Nella sua scrittura ombre profonde e lirismo acuto si intrecciavano coniugando radici culturali a istanze tipicamente occidentali. La trasposizione sonora di tale connubio nutre il secondo lavoro di Antonio Tonietti, virtuoso costruttore di strumenti e musicista raffinato, chiamato spesso in causa da amici/colleghi (di recente tra gli altri da Gianluca Becuzzi e Luca Giuoco), confluendo in un disco ispirato appunto a una delle opere maggiori dell’artista dissoluto del Sol Levante.

Quella messa in scena dal compositore di stanza a Viterbo è una drammaturgia sonora scandita dal succedersi di quattro ambienti dilatati, che declinano il tema affidandosi alla compenetrazione di frammenti armonici dalle suggestioni cangianti e frequenze elettroacustiche tendenti all’oscuro, senza mai scadere in uno scontato isolazionismo. In particolare, i due capitoli posti in apertura e chiusura sono caratterizzati da un’estrema sfaccettatura, da una ricchezza sonora e una cura dei dettagli minuziose, dalla capacità di fondere echi orientali e un substrato tipicamente europeo in un insieme elegiaco e toccante.
Prezioso è il contributo misurato delle rade stille pianistiche di Massimo Amato (“First Notebook”) e dei volteggi del flauto contralto modificato di Tetsuroh Konishi (“Epilogue”), perfettamente integrati nelle trame vibranti di synth, chitarre preparate, koto elettrico, duduk, tavola armonica e field recording modellate da Tonietti.

Ulteriore punto fermo è rappresentato dall’uso della voce sotto forma di declamazione teatrale, che esalta le doti canore di Claudio Milano e Giorgio Pinardi, incidendo in maniera fondamentale soprattutto quando nelle due tracce centrali la materia risonante diventa dapprima magma dark-ambient compatto (“Second Notebook”) per riversarsi in un (dis)articolato flusso dissonante dall’incedere straniante ("Third Notebook”). Identico valore ha la lettura di uno stralcio del testo affidata a Silvia Pegah Scaglione, frammento reiterato che nel suo graduale moto di decadimento/dissipazione rimanda in maniera del tutto inusuale alla dolente poesia dei loop basinskiani segnando l’approdo ultimo di un viaggio sonico-letterario altamente evocativo.

16/02/2024

Tracklist

  1. First Notebook
  2. Second Notebook
  3. Third Notebook
  4. Epilogue

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