Aziza Brahim

Mawja

2024 (Glitterbeat)
world, folk

“Mawja” in un dialetto arabo vuol dire onda, e sono le onde le protagoniste del nuovo album di Aziza Brahim: quelle onde elettriche che permettono agli esseri umani di restare in contatto nonostante la distanza da amici e familiari.
Era molto atteso il nuovo album dell’artista saharawi, soprattutto dopo il riscontro ottenuto dall’interessante “Sahari” del 2019, ma i cinque anni trascorsi non sono stati tra i più felici per Aziza Brahim, costretta ad annullare il tour per continui stati d’ansia dovuti all’impossibilità di stare insieme ai propri cari. Non solo madre, fratelli e una delle figlie di Aziza vivevano ancora in una delle zone più aride del deserto algerino, ma l’isolamento causato dal Covid 19 e la morte della nonna della musicista ne hanno esasperato il senso d’angoscia e di solitudine.
Disco della rinascita della speranza, ed ennesimo interessante capitolo di quel desert-blues che ha nei Tinariwen un rilevante punto di riferimento, “Mawja” è anche un atto di dissenso politico e resistenza sociale.

Aziza Brahim fonde con consueta eleganza rock occidentale e tradizione sahariana osando perfino un più deciso ingresso nel rock-blues nel sentito omaggio ai Clash di “Metal, Madera” o amalgamando suoni e ritmi dalle variegate origini per un canto di liberazione universale come “Hairy Ya Zuwar”.
A volte la voce, sconfitta dall’emozione, ridesta l’ascoltatore da un susseguirsi di atmosfere e melodie carezzevoli (la title track), anche se per Brahim ognuna delle dieci tracce è occasione di riflessione, che si tratti di figure leggendarie (l’uccello mitico in “Bubisher”) o del ricordo di persone care (l’etno-pop di “Duaa e il canto tribale di “Ljaima Likbira” sono dedicati alla nonna), l’intensità emotiva delle canzoni resta costante.
Estrarre dalla malinconia e dalla sofferenza qualcosa a cui aggrapparsi per lenire il dolore è arte che Aziza Brahim conosce fino in fondo: la densa e languida carezza di “Thajiba”, le sembianze più etniche per tabal (un tamburo suonato solo dalle donne), flauto e chitarra acustica di “Marhabna 2.1” e l’irresistibile bellezza soul e blues di “Fuadi” sono sincere dichiarazioni di libertà ed emancipazione.

Con l’aiuto di una band ormai consolidata - Badra Abdallahe, Guillem Aguilar, Ignasi Cussó, Aleix Tobias e Andreu Moreno – e un nutrito set di ospiti, Aziza Brahim affida il proprio pensiero alle onde della musica, con un linguaggio che, pur non mostrando alcun segno di novità per gli amanti del genere, scuote il corpo e tocca l'anima.

05/04/2024

Tracklist

  1. Bein Trab U Lihjar
  2. Thajliba
  3. Dual
  4. Marhabna 2.1
  5. Bubisher
  6. Ljaima Likbira
  7. Mawja
  8. Metal, Madera
  9. Haiyu Ya Zuwar
  10. Fuadi




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