Dog Unit

At Home

2024 (Brace Yourself)
post-rock

Dopo due interessanti Ep costantemente in bilico tra post-rock e slanci psych-rock, i londinesi Dog Unit approdano al primo album con passo deciso e una sicurezza conquistata sul campo grazie a una lunga serie di concerti, nonché a un consolidato e professionale approccio con lo studio di registrazione.
Con “At Home” i quattro scelgono un linguaggio sonoro diretto e limpido. Una sfida rilevante per un progetto in cui manca l’elemento voce e dove l’unica bizzarria è rappresentata dall'assenza di qualsiasi elemento stravagante. La Chicago dei Tortoise, la Glasgow dei Mogwai, il Texas degli Explosions In The Sky e la Dusserdolf dei Neu! sono i quattro punti cardinali che circoscrivono lo stile dei Dog Unit. Una delimitazione che viene abilmente arginata da una risoluta progettualità, da un’abile scrittura e da una dettagliata messa in scena delle otto composizioni.

Apparentemente inclini all’approssimazione e alla seduzione della narrazione in stream of consciousness, i Dog Unit sviscerano canoni sonori consolidati offrendo più di uno spunto d’interesse. Ai due brani più brevi, “Concrete Barges On The Banks Of The Thames” e “In A Magic World, Then Yes”, entrambi sotto i tre minuti, spetta il compito di esibire il lato meno grintoso e riflessivo di “At Home”, il quasi mistico riverbero delle chitarre e il corretto dosaggio di note e tempi ritmici creano una tensione impalpabile eppur magica.
Scorre su binari decisamente più avventurosi “When Do We Start Fighting”, lunga digressione psych-rock con tempi ritmici kraut, synth e chitarre che invocano spazi siderali, insidiati dal ruolo decisamente rilevante del basso e da graffianti e lucenti assoli di chitarra elettrica.

Che i Dog Unit facciano sul serio è comunque palese già dalle prime note di “Lab Coast”, un frizzante intreccio di chitarre e tempi ritmici in preda a un irrefrenabile raptus, nonché dalle avventurose aperture strumentali e ritmiche che dialogano con post-rock e jazz di “We Can Still Win This”.
Le influenze jazz diventano ancora più preminenti nello slow-rock-blues e piacevolmente noir di “John X Kennedy”, brano che sottolinea la capacità del gruppo di gestire un briciolo di note con collaudata padronanza.
“At Home” è un album che quando credi di averne compreso pregi e difetti, riesce a stupirti con un inatteso slancio pop/funk (“Consistent Effort”) e un finale che ancora una volta proietta la musica del gruppo londinese in spazi ultraterreni, al suono di una slide guitar e di brevi interludi di organetto di chitarra elettrica e sintetizzatore, che per un attimo rievocano la magia dei Yo La Tengo (“The Dogs Are Barking Again”).

Senza dubbio la sfida più forte per i Dog Unit era quella di evitare le secche della prevedibilità e una semplicistica e riduttiva catalogazione sotto termini come post-rock, psych-rock o altre denominazioni. “At Home” è in quest’ottica un progetto riuscito e convincente, per un gruppo da tenere d’occhio a partire da questo stimolante esordio.
Un'ultima nota per la curiosa scelta di pubblicare una versione greensleeve, che nella confezione tipica di un vinile include solo quattro sottobicchieri in sughero e un codice download in alta risoluzione.

23/04/2024

Tracklist

  1. Concrete Barges On The Banks Of The Thames
  2. Lab Coats
  3. When Do We Start Fighting
  4. We Can Still Win This
  5. In A Magic World, Then Yes
  6. John X Kennedy
  7. Consistent Effort
  8. The Dogs Are Barking Again




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