Dustin O'Halloran

1001

2024 (Deutsche Grammophon)
minimalism, post classical, elettronica

Le premesse alla base di “1001”, opera firmata dal compositore statunitense Dustin O’Halloran (già metà dei Devics) sono promettenti: la rappresentazione in musica del graduale passaggio da umano a post-umano, da organico a sintetico, con particolare riferimento alla tematica dell'intelligenza artificiale, ritenuta cruciale nello sviluppo dell'opera.
A sostegno di un impianto concettuale tanto ambizioso il compositore affianca un'impressionante potenza di fuoco: un coro a otto voci, la Budapest Art Orchestra, l'elettronica curata da Paul Corley e la partecipazione del ballerino e coreografo Fukiko Takase a dimostrazione della natura trasversale di “1001”, nato primariamente come performance di danza contemporanea.
Tale peculiarità potrebbe tuttavia far nascere già qualche legittimo dubbio in merito all'efficacia del progetto. Come spesso accade per questo genere di operazioni, la sola musica, proprio perché priva dell'apparato coreografico, fatica a trovare una sua identità: all'ascolto si ha la sensazione di partecipare a un'esperienza incompleta, amputata di una parte essenziale.

A ciò bisogna purtroppo aggiungere che la chiave di lettura utilizzata da O'Halloran per rappresentare il cruciale trapasso dall'intelligenza organica a quella artificiale non è particolarmente innovativa, riducendosi alla progressiva sostituzione di un ensemble pseudo-sinfonico con uno interamente sintetico, virando dalla rassicurante malinconia dell'iniziale “Spiritus Naturae Aeternus” (dai colori più new age che post-minimalisti) verso una pagina di violinistico virtuosismo come “Cymatic Love Spiral”, fin troppo debitrice delle opere dei maestri americani della ripetizione.
La scrittura di O’Halloran è pesantemente influenzata dalla musica pensata per il cinema, soprattutto dalle soundtrack hollywoodiane, composizioni che si risolvono troppo spesso in poche note ripetute e soluzioni armoniche di facile effetto. Purtroppo, il cattivo stato di salute di questo genere musicale è ben evidente - una melassa di orchestrazioni tronfie e uguali a se stesse - e l'approccio pop che ha questo autore nei confronti del post-classical non migliora molto la situazione.

Le conclusive “Harmonic Dream Sequence” (sospesa tra Jarre e kraut-rock) e “Transfigural Syntax Eclipse” vorrebbero negli intenti rappresentare il salto quantico verso la coscienza digitale, la connessione uomo-macchina e, in generale, tutto il bagaglio estetico e concettuale del transumanesimo. Nella realtà, sono modeste composizioni per ensemble elettronico che gravitano intorno a sonorità ampiamente sentite (rasentando, in alcuni frangenti, l'ottusità timbrica da synth generalista), con sviluppi e soluzioni di maniera e cambi di scenario poco riusciti (il drumming sintetico al centro di “Harmonic Dream Sequence”). “Transfigural Syntax Eclipse” - malgrado il titolo che parrebbe suggerito da Alan Parsons -  è perlomeno interessante nel suo sviluppo narrativo e nei suoni (un po') meno plastificati.

La musica elettronica invecchia precocemente e continuare a rimestare in suoni e atmosfere datate può funzionare in un contesto di recupero nostalgico, certamente non in un'opera come “1001” che, almeno nelle intenzioni, dovrebbe essere proiettata verso il futuro.
Per essere credibile e genuina, una riflessione artistico-musicale sull'avvento di una eventuale coscienza artificiale richiederebbe una reale interazione con la macchina da parte di una mente visionaria. Nonostante gli intenti epocali, “1001” è alla conta dei fatti un affresco un po' appannato, nato già invecchiato, ad opera di un autore che abbiamo apprezzato nelle soffuse atmosfere delle canzoni dei Devics ma che forse è soltanto rimasto imprigionato tra le maglie di un progetto troppo ambizioso.

07/07/2024

Tracklist

  1. Spiritus Naturae Aeternus
  2. Cymatic Love Spiral
  3. Harmonic Dream Sequence
  4. Transfigural Syntax Eclipse




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