Jan Van Angelopoulos & Fotis Siotas

ΒΚΧΣ

2024 (Self-released)
avant-folk, electro-folk

A costo di cadere nel più bieco citazionismo, le definizioni di “classico” enunciate da Italo Calvino preservano una forza e rigore intrinseci tali da demarcare con chiarezza quando un testo può fregiarsi di un simile appellativo. E tra quelli che rientrano nel novero, pochi possono calzare gli enunciati calviniani meglio dei grandi capolavori del teatro greco antico. La capacità comunicativa anche a millenni di distanza dal loro concepimento, la forza nel veicolare messaggi e passioni che il tempo non ha minimamente scalfito, anzi ha contribuito ad arricchire di nuove letture e interpretazioni: specialmente i tre sommi autori della tragedia rispondono ancora oggi alle ansie e ai dilemmi che l'umanità si trascina dietro dalla notte dei tempi e che la stessa probabilmente non sarà mai in grado di risolvere.
Poco sorprende quindi che testi simili continuino a essere una fonte inesauribile d'ispirazione, che talvolta vengano estrapolati dalla loro cornice antica per essere presentati sotto una nuova luce. Elaborato in occasione del Bacchae Wine Festival, rassegna enologica/musicale/artistica ateniese giunta alla sua quarta edizione, “ΒΚΧΣ” è il progetto che vede rafforzare la solida intesa creativa di Giannis Angelopoulos e Fotis Siotas, adattare il complesso apparato electro-folk alla luce di una vibrante personalizzazione delle “Baccanti” di Euripide, l'ultima tragedia da lui scritta. Sanguigna e vigorosa come da originale, una simile elaborazione offre sponde alquanto interessanti.

Nessun arcaismo, nessuna concessione a posticci immaginari di un'antichità da cartolina: fieramente figli del loro tempo, Angelopoulos e Siotas pescano ancora una volta dallo smisurato patrimonio tradizionale greco e lo commistionano a un ricco parterre di sintetizzatori ed effetti, perfettamente in linea con quanto dimostrato anche nel precedente album. Certo, determinate fattezze più urbane, tendenti al hip-hop, qui passano in secondo piano, rimane comunque l'attitudine moderna, il tocco peculiare che adatta la tragedia di Euripide al Ventunesimo secolo. Questo, e il fatto che i diversi contributi vocali declamino passi del testo nella traduzione di Giorgos Chimonas, donano alla proposta slancio e dinamismo, una tensione emotiva che punta al cuore del classico, agli snodi centrali del classico euripideo.
Hybris
e vendetta, mania e pentimento: il cerchio di passioni che vede protagonisti Dioniso, Penteo e Agave procede con accorta inesorabilità, si stringe attorno alla città di Tebe e ne evidenzia il terrore, favorito dal piano del dio non riconosciuto. La danza delle Baccanti si estrinseca attraverso un raffinato drumming tutto stacchi e ripartenze che in “Pentheas” assume quasi fattezze broken-beat, inserito in un brulicante tappeto di synth che accentua ogni secondo di più il senso di pericolo, la minaccia incombente. “Tiresias” è pura frenesia elettronica, cela il senso di un potere arcano che non può essere arginato, che può manifestarsi attraverso violenti strappi se solo si prova a limitarne l'azione.

Se i rari momenti di raccoglimento mettono in luce ancora una volta la profonda conoscenza da parte del duo del contesto tradizionale greco, la sua eterna virtù evocativa (“Siopi”, trad. “Silenzio”, un sonno che cela presagi nefasti), nondimeno è dove la tensione trova il proprio sfogo che si esplica al meglio la visione di Angelopoulos e Siotas, la sua forza implacabile. Il monologo di Agave diventa quindi rabbia esaudita, ferocia ctonia a cui niente è riuscito a contrapporsi (splendidi i mesti contrassegni di violino, come anche i nervosi scatti ritmici sul finale); il coro si pronuncia con enfasi, manifesta la violenza consumata, con scatti sintetici che accelerano il passo verso la risoluzione degli eventi. E così il violino di Siotas incarna il lamento di Cadmo, rivela l'orrore del filicidio attraverso una lancinante trenodia, a cui fa da contraltare il mesto decorso di “Algo”: la tragedia si è consumata, la punizione è stata espressa, non resta che un infinito dolore, la consapevolezza di una condanna a cui niente può più porre rimedio.

Con la registrazione in presa diretta dalle cantine Sklavos di Cefalonia ad amplificare la natura suggestiva della musica, il suo magmatico flusso espressivo, “ΒΚΧΣ” dona una nuova fiamma al fuoco diacronico della tragedia di Euripide, si pone con rispetto e risolutezza nella scia di un testo che continuerà ancora a illuminare i secoli a venire. Tanto può bastare.

30/03/2024

Tracklist

  1. Βρόμιος (Vromios)
  2. Πενθέας (Pentheas)
  3. Τειρεσίας (Tiresias)
  4. Σιωπή (Siopi)
  5. Κιθαιρώνας (Kitheronas)
  6. Αγαύη (Agave)
  7. Χορός (Chorus)
  8. Κάδμος (Cadmus)
  9. Τα Τύμπανα (Ta Timpana)
  10. Αλγώ (Algo)




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