Jenny Sturgeon & Boo Hewerdine

Outliers

2024 (Hudson)
folktronica

Tutto in “Outliers” ha uno stretto legame con la bellezza. Non solo la passione dei due protagonisti per la musica folk e cantautorale o per quelle storie ricche di suggestioni e immagini crepuscolari, ma anche per le mature incursioni sperimentali che donano un approccio inedito alla composizione, nonché per i piccoli dettagli come la copertina, una foto di un faro al sud di Fair Isle, che è stato l’ultimo a essere ancora abitato prima dell’automatizzazione.
Jenny Sturgeon (Salt House) e Boo Hewerdine (ex-Bible e autore di buona fama) hanno coltivato queste canzoni con fugaci ma intensi scambi di idee e melodie via web, durante il lockdown causato dalla pandemia. Pian piano i due musicisti, con l’aiuto del polistrumentista Grant Anderson, hanno elaborato il concetto di lontananza come spunto creativo per “Outliers”, continuando a sviluppare l’intero progetto con uno scambio di email e messaggi via web tra Glasgow e le Isole Shetland.

Folk, field recording ed elettronica hanno creato l’ossatura del progetto per una pura casualità, una scelta scaturita più dall’ammirazione di entrambi gli autori per la band A Winged Victory For The Sullen, per l’arte del field recording (Jenny Sturgeon registra costantemente suoni e voci della natura), nonché per tutte quelle band che fondono musica folk ed elettronica. Ed è il battito di un ritmo vellutato e filtrato dall’eco lontano delle tastiere ad aprire l’album, mentre il suono delle onde che si infrangono sulla battigia e la voce di Jenny Sturgeon seducono l’incauto ascoltatore (“The Longest Day”).
A battere e pulsare in “A Wish That Never Came True” sono invece i sintetizzatori: con agile malinconia la voce di Boo Hewerdine cattura la melodia e la distende con grazia fino a sfumarla verso un naturale silenzio, concedendo spazio al delicato tocco di una chitarra acustica e al canto degli uccelli, protagonisti della crepuscolare “Salvage”.

Il glaciale passo ritmico quasi trip-hop di “Lines” conferma l’ardore sperimentale del duo, ma ad attirare l’attenzione sono le due canzoni seguenti. Nata come semplice interludio strumentale, “Indigo” ha assunto pian piano un ruolo centrale. Le grazie ambient-pop stile Virginia Astley fanno da sfondo a un dialogo tra due studiosi di scienze naturali, a una melodia affidata al canto senza parole di Jenny Sturgeon e al ticchettio di un vecchio orologio a pendolo di una biblioteca scozzese.
L’estenuante bellezza di “No Words” è invece tutta racchiusa nella magica combinazione tra colti accordi di fingerpicking e la voce della Sturgeon. La semplicità disarmante e priva di una dimensione temporale precisa sottolinea un altro dei pregi dell’album: a dispetto della mancanza di un luogo fisico dove registrare le composizioni, la nitidezza degli strumenti e delle parti vocali è sorprendente, e contribuisce non poco alla resa finale del disco.

Il delizioso contrasto tra la ballata folk di Boo Hewerdine “Heard” e l’inatteso strumentale in chiave hauntology-mystery di “Dusk” sottolinea la natura a volte incidentale di alcune composizioni. Jenny e Boo non hanno rispettato alcuna regola nell’assemblare “Outliers”, una scelta che per molti può risultare un azzardo, ma il concetto di bellezza che permea sia le delicate ballate folk (“Little One”) che le incursioni puramente strumentali (“Chime”) scivola tra le pieghe dell’album fino ad avvolgere il tutto in uno straniante splendore.

03/06/2024

Tracklist

  1. The Longest Day
  2. A Wish That Never Came True
  3. Salvage
  4. Lines
  5. Indigo
  6. No Words
  7. Anonymous
  8. Heard
  9. Dusk
  10. Little One
  11. Chime
  12. Powercuts




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