Kaleida

In Arms

2024 (Embassy One)
electro-pop

Tre album, due Ep, finanche un estemporaneo progetto solista: Christina Wood e Cicely Goulder hanno costruito un mondo tutto loro, fatto di robuste partiture elettroniche, fatate interpretazioni vocali e drammatiche pose plastiche da scuola d’Arte. Una firma solida e riconoscibile, spesso molto accattivante anche quando s’irrigidisce con gusto gotico-romantico verso immaginari d’altri tempi.
Certo, però, arrivati adesso a questo “In Arms”, appare evidente come tale formula non sia mai variata lungo i quasi dieci anni che ci separano dall’Ep di debutto “Think”; impiegando i soliti sintetizzatori e pattern ritmici, le Kaleida instaurano un discorso omogeneo e pertinente, ma l’ascoltatore della prim’ora può avere l’impressione di essere rimasto intrappolato in un presente continuo, un gioco di fumo e specchi tanto avvincente quanto pericolosamente ripetitivo e autoreferenziale. L’unico modo per uscirne sarebbe quello di potersi aggrappare a una sequenza di canzoni scritte a prova di bomba, capaci insomma di condurre la memoria melodica oltre la densa coltre dell’atmosfera. È un desiderio che, purtroppo, si avvera solo in parte.

Certo, è frustrante, perché quando l’escamotage funziona, la suggestione non ha eguali. Come se già lo sapessero, le due hanno sganciato i momenti migliori in anteprima lungo il corso degli ultimi mesi. Accattivante sin dal titolo, la perforante “Seagull Nun” avvolge le orecchie come un volo meccanico attraverso cieli neri e sottili vibrazioni techno. Poi ci sono “Hollow” e “Stranger”, entrambe severe ma quietamente passionali: la prima esplicita un riverberante vuoto interiore, la seconda ammicca sinistra ma familiare accanto a vecchie rifrazioni dance anni Novanta.
Tuttavia, è con la traccia finale che le Kaleida affondano il coltello dritto nelle viscere, mettendo a punto, assieme ai membri della band Other Lives, quello che, nell’opinione di chi vi scrive, al momento è il brano più bello dell’anno: “Don’t Turn Me Out”, un implorante folk d’altri tempi, lievemente antico e malinconico.
Pur senza inscenare grandi cambiamenti, anche “Kilda” incuriosisce l’ascoltatore, presentandosi come un madrigale adagiato su striscianti tappeti trip-hop, mentre la corpulenta “Endless Youth” funziona bene come accorata ballata intrisa di nostalgico dolore. Ma la formula insiste sull’atmosfera grigiolina tipica del duo; la sottile “Generation” stempera quella che poteva essere un’interessante riscrittura in chiave elettronica del melodismo di Carly Simon e Alannah Myles, ancor più confusionario l’esperimento “Choices”, col produttore berlinese Robot Koch, mentre sia “Hansaplast” che “Hey Little Precious” reiterano confetture fatate ma, in ultima istanza, sfuggenti e già sentite in passato su episodi meglio strutturati.

Si conclude così l’ascolto del terzo album delle Kaleida, nome di nicchia con un seguito esiguo ma affiatato, proprio grazie a questo gusto malcelatamente teatrale che è certo particolare e riconoscibile sin dalla prima nota. C’è da scommettere che l’avventura non terminerà qui – il passaggio da Lex a Embassy One ha segnato l’inizio di una nuova era, assieme a un tour che si sta spingendo su più nazioni. Il talento, lo sappiamo, c’è tutto: la mano di Cicely è sempre abile dietro al synth, la voce di Christina suona incantevole. Si spera solo che, con l’andare del tempo, anche la veste musicale permuti un minimo pelle, aprendosi verso nuove canzoni e atmosfere.

08/04/2024

Tracklist

  1. Hollow
  2. Generation
  3. Seagull Nun
  4. Choices - con Robot Koch
  5. Hansaplast
  6. Stranger
  7. Kilda
  8. Endless Youth
  9. Hey Little Precious
  10. Don't Turn Me Out - con Other Lives


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