Klaus Johann Grobe

Io tu il loro

2024 (Trouble In Mind)
soft-rock, sophisti-pop

Dove sono finiti i Klaus Johann Grobe? La domanda è legittima, al punto che lo stesso duo svizzero la pone a se stesso, in calce alla cartella di presentazione che accompagna su Bandcamp il terzo album. Non si parla qua della loro collocazione geografica, neanche di cosa sia intercorso nei sei anni che separano "Io tu il loro" da "Du bist so symmetrisch", in fondo in tanti si sono presi uno iato simile nell'ultimo decennio. La domanda assume piuttosto una connotazione esistenziale, nel modo in cui la traiettoria kraut-tronica, profondamente ironica dei primi due album viene deviata di colpo, dirottata verso un'assolata nostalgia sintetica, tanto accogliente quanto tinta da una serpeggiante tristezza.
Quasi interamente interpretato in inglese, con qualche parentesi italiana a giustificare il titolo e suggerire le ispirazioni battistiane (apertamente professate dalla coppia), il lavoro premia ritmi lenti e atmosfere sfilacciate, una sofisticazione lounge manifestata col cuore in mano. La vista si appanna e il suono si ovatta, ma la poetica di Sevi Landolt e Daniel Bachmann ha trovato una nuova frequenza a cui risuonare.

Concepito nella solitudine di una valle svizzera (la stessa che servì per sviluppare il debutto), "Io tu il loro" fa presto a tradire ambientazioni boschive e scenari lacustri a favore della costa adriatica e dei lunghi tramonti italiani, mantiene però intatto il tocco solitario, il carattere ramingo di una musica lasciata a crogiolarsi nel rimpianto, a rovistare nei cataloghi di un passato diventato troppo ingombrante. La disco quadrata e robotica delle precedenti prove qui sarebbe insomma d'impiccio, rimanderebbe a una gioia troppo soffocante. Meglio ripescare altre pagine dalla ricca enciclopedia settantiana: Battisti come si è detto ("Io sempre di tu" è un chiaro omaggio all'autore di Poggio Bustone), ma anche i Fleetwood Mac americani, senza dimenticare la setosità del West Coast Sound e le fantasie in minore della fusion più esplorativa.
Quello che concorre a esaltare la purezza di melodie sempre poste sul sottile confine tra amarezza e abbandono fa il gioco di Landolt e Bachmann, abili nel riproporsi come artigiani di romanze colte proprio quando l'euforia è volata via (il groove sommesso di "Getting Down To Adria", col suo delicato tocco cinematico), nello sciogliere i freni posti alla malinconia in ballate a un passo dalla disfatta (l'impalcatura soft-rock di "Try").

Risposte? Nemmeno una. Affacciarsi a dischi come "Io tu il loro" ha più a che fare con le domande, nell'insistere sui significati e le intenzioni, che approdare a un finale rivelatore. L'importante è abbandonarsi alla consapevolezza di questa incertezza (le chitarre ciondolanti di "Better Do", quasi in scia Gianni Brezzo), sapere che tutto quello che era possibile è stato fatto (il languore arrendevole di "You Gave It All"). Perché anche la rassegnazione ha la sua dignità, la sua epica interiore da raccontare. Con raffinata flessibilità, i Klaus Johann Grobe ne sono diventati i suoi più convincenti alfieri.

23/05/2024

Tracklist

  1. Highway High
  2. Getting Down To Adria
  3. Never Going Easy
  4. When You Leave
  5. Try
  6. Bay Of Love
  7. Io sempre di tu
  8. Better Do
  9. You Gave It All


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