Philip Parfitt

Dark Light

2024 (Tip Top)
folk-psych

A tutti gli artisti è concesso il dialogo poetico con luci e ombre, a pochi è ammesso accedere a quelle infinite sfumature dove soggiornano fantasie e disillusioni.
Con l’album “Mental Home Recording” Philip Parfitt, ex-membro dei Perfect Disaster, ha varcato i confini proibiti, regalandoci uno dei dischi più intensi dell’ultimo decennio, un affresco folk-psichedelico di rara bellezza.

In verità, non è stato facile per il musicista inglese mettere in fila i vari tasselli di una carriera artistica non proprio fortunata. Dopo aver inciso album con varie band - The Varicose Veins, The Architects Of Disaster, Orange Disaster, The Perfect Disaster, Psychotropic Vibration, Oedipussy e Littleweed – e dopo aver catturato il successo nel fulgore creativo che investì la scena inglese degli anni 80, la sua carriera è proseguita nell’ombra, ridestata solo da un recente, seppur flebile, riscontro critico.
Coerenza e onestà intellettuale sono i due elementi alla base della carriera di Parfitt, un cantante poco innamorato della propria voce malinconica e stanca, eppure familiare e confortevole, un autore dal tratto limpido e naturale, un musicista colto ma mai pretenzioso. Di queste qualità fa buon uso anche nell’ultimo disco “Dark Light”, un album inafferrabile, affascinante, diverso, forse meno coeso del precedente, ma egualmente vigoroso e poetico.

La splendida copertina di Fernando Ruibal, le foto di Sarah Baba, le illustrazioni di Joane Charlotte Senechal e i disegni di Anna Mort fanno da giusto contorno a ballate meste (“Broken”), sognanti (“In Every Thought”, “29000 Raindrops (In The Forest Of My Heart)”), ispirate (“In Every Thought”, “Let's Build A Bridge”), come sempre inclini a una delicata psichedelia che rimanda sia ai Church (“A Little Longer”, “I Know I Shouldn't, But Voices ”) che a Robyn Hitchcock (“Black Widow”, “Too Little Too Late”) o canzoni vellutate e malsane alla maniera di Lou Reed (“A Look Inside”).
Difficile, comunque, immaginare le sorti di un disco come “Dark Light”, un progetto poco incline al compromesso, fedele a una musicalità dai tratti colti, ma soprattutto legato a un'etica che non si addice a quell’obsolescenza programmata che ormai detta le regole anche dell’arte. Le undici canzoni di questo nuovo album, più che dare risposte ai tanti interrogativi dei tempi correnti, offrono momenti di riflessione ai quali affidare le ultime istanze di uomini liberi, un continuo dialogo tra ombre e luci che trova perfetta esegesi nel brano a due voci recitanti che dà il nome all’intera raccolta: una divagazione solitaria e crepuscolare che pian piano sfuma verso il silenzio.

26/05/2024

Tracklist

  1. I Know I Shouldn't, But Voices 
  2. Black Widow
  3. A Little Longer
  4. Look Inside
  5. Broken
  6. In Every Thought
  7. 29000 Raindrops (In The Forest Of My Heart)
  8. Let's Build A Bridge
  9. Too Little Too Late
  10. Dark Light
  11. Look Inside (Alternate Version)






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