Il quarto album dell’artista texana è il primo punto fermo di una costante evoluzione artistica. Con “Pentimento” Carson McHone smette i panni della country singer per un più ambizioso progetto che mette a fuoco le pulsioni rock accennate nel precedente album “Still Life”; nello stesso tempo abbraccia una visione letteraria stimolante in cui l’autrice affronta ricordi sopiti e sensazioni che sembravano dimenticate.
“Pentimento” non solo è il primo album realizzato insieme a Daniel Romano, cantautore canadese nonché compagno della cantautrice, ma anche il primo registrato con una band di cinque elementi e un campionario strumentale più ampio e corposo.
Patty Griffin e Townes Van Zandt sono i costanti punti di riferimento dell’autrice. Le canzoni sono candide poesie, appunti scritti velocemente su fogli di carta o vecchie foto monocromatiche, canzoni apparentemente semplici e ordinarie che prendono vita con sonorità mordaci (“Winter Breaking”) o insolitamente disordinate (“Downhill”), e anche quando rispettano i canoni più tipicamente country profumano di freschezza e ispirazione (“Vision In The Verse”).
Con “Pentimento” Carson McHone recupera le radici del country e del folk con una grazia e un'eleganza che a molti ricorderanno i Fairport Convention (“Idiom”). A volte scarnifica gli elementi strumentali fino a ridurli a un ronzio oscuro sul quale far vibrare la voce (“Wake You Well”), altre volte li riduce a puro contorno di parole e versi prima di lasciarli in preda alla follia (“Fruits Of My Tending”).
E’ un disco audace e fuori dagli schemi, “Pentimento”, non solo per la scelta di anticipare ogni brano con un breve interludio, che spesso somiglia a un’idea abbozzata o scartata, ma per una tensione che non appartiene al genere. Le corpose geometrie del basso e il graffio chitarristico che cercano di stravolgere la tormentata “The Canvas”, nonché la frizzante ballata roots con fisarmonica, violino e risata fugace di “September Song” sono esemplari di new country poco ordinari.
15/12/2025