Inaugurato nel 2025 con un lavoro intitolato “Naturaleza Morta”, Antropoceno è il nuovo progetto della musicista transgender brasiliana Lua Viana, già attiva nella scena di San Paolo con il moniker Sonhos Tomam Conta. Se “Naturaleza Morta” ancora mostrava delle affinità con le morbidezze shoegaze del progetto precedente, “No ritmo da terra” sancisce una trasformazione radicale, concettuale quanto musicale. Ed è una delle cose più estreme, originali e impattanti che ascolterete quest’anno.
Nella cover art, disegnata da Poty Galaco ispirandosi a stile e tematiche del pittore colombiano Noe Leon, osserviamo un impresario in camicia e cravatta sbranato da un giaguaro. È un’immagine violenta, in linea con l’idea alla base del nuovo progetto di Lua Viana: una musica che unisca passato ancestrale e futuro – uno dei brani del disco si intitola programmaticamente “Futuro Ancestral”. L’idea, va da sé, passa per una cesura, un rifiuto dell’antropocene e quindi, nel caso del Brasile, del colonialismo. Ne viene fuori un samba-metal psichedelico e quartomondista, che si prefigge l’obiettivo di riconciliare l’uomo con la natura. Le otto tracce del disco sono le tappe di un lavoro psichedelico e spericolato, capace di evocare immagini e suscitare reazioni viscerali in chi ascolta. Un viaggio da consigliare e godersi nella sua totalità, rendendo inutile l’esercizio di citazione di singoli momenti o sfaccettature.
Si parte spesso da field recording amazzonici, sibili misteriosi provenienti dal fitto della flora, fruscii e scrosci. È in questa natura primordiale che Antropoceno innesta interventi umani come abbozzi di piano e chitarre samba, glitch elettronici, vocalizzi della tradizione afro-brasiliana (Yoruba e Tupi) che denegenerano in scream metal, percussioni capoeira e doppi pedali death e black metal. Ma soprattutto chitarre post-rock che ingaggiano voli psichedelici facendo lo slalom tra vegetazione e serpenti.
“No ritmo da terra” è un disco d’avanguardia, dalla forte carica concettuale, per il quale Lua Viana si è ispirata al pensiero dell’intellettuale indigeno brasiliano Ailton Krenak. Un lavoro che si affilia dunque alla cosiddetta “Nova vanguarda paulistana”, ma anche un’opera di sbalorditiva immediatezza, che può avviluppare nelle sue spire misteriche anche avventori non esattamente abituati a sonorità ostiche come quelle che shakera nella sua mistura folle e geniale.
31/03/2026