A distanza di dieci anni dal più recente album di inediti inciso come solista, "Il mio stile", Mauro Ermanno Giovanardi consegna il suo nuovo manifesto estetico e sentimentale. Un decennio durante il quale il cantautore brianzolo non è però stato con le mani in mano, fra un bel disco di cover ("La mia generazione", sentito omaggio ad amici musicisti suoi coetanei) e l'apprezzato ritorno dei La Crus, nel 2024, con "Proteggimi da ciò che voglio". Di sicuro la pandemia lo ha pesantemente rallentato: in una recente intervista, Giovanardi ha infatti affermato che senza il Covid "E poi scegliere con cura le parole" sarebbe di sicuro stato pubblicato già da diversi anni. Il tempo trascorso gli ha dato l'opportunità di affinarlo, migliorarlo, persino di ri-registrarne alcune parti, coinvolgendo nelle operazioni un numero via via crescente di preziosi collaboratori.
Anzitutto, va menzionata la vasta gamma di artisti che hanno collaborato alla stesura delle canzoni, fra i quali spiccano i nomi di Francesco Bianconi, Colapesce, Kaballà, Cheope, Giuseppe Anastasi e Alessandro Cremonesi, ex-La Crus (anche Cesare Malfatti è entrato nell'ideazione e nell'esecuzione di alcuni arrangiamenti). La produzione è stata condivisa con Leziero Rescigno, mentre le session di registrazione si sono svolte presso gli studi di LeLe Battista. Il risultato finale è impregnato di misura ed eleganza, caratteristiche che da sempre contrassegnano il percorso di Giovanardi, un raffinatissimo songwriter alla costante ricerca della perfetta melodia pop, con lo sguardo sempre rivolto alla classicità della migliore canzone d'autore italiana, alternando ad arte arrangiamenti orchestrali e derive elettroniche, anche se le tredici tracce sono state composte con estrema semplicità, per gran parte al pianoforte.
Al centro dell'operazione ci sono la voce di Mauro Ermanno, sempre autorevole, e le sue interpretazioni modernamente classiche, che esplorano i sentimenti non più con il fuoco della giovinezza, bensì con la luce radente dell'esperienza. Scegliere le parole diviene l'atto più importante, come ben riconosciuto dal titolo, un atto di responsabilità, in grado di elevare a dismisura la dignità del proprio lavoro. In queste canzoni si percepisce una sensazione di “calma urgenza”, dove non si corre più per arrivare primi, ma per restare umani.
La disillusione, ("Il buio della pelle"), la frenesia che caratterizza i nostri giorni ("Veloce") sono soltanto i primi due temi trattati nell'album, che trova i veri colpi da maestro in corrispondenza dell'invidiabile doppietta impregnata di baustellismo "La coscienza della mia generazione"-"Anni zero" e nella superba chiusura affidata a "Ha ragione Schopenhauer", che si lascia ispirare dalle atmosfere che resero immortale un'opera come "Dummy" dei Portishead.
È un classicismo mai nostalgico, quello espresso in "E poi scegliere con cura le parole", un progetto impeccabile e fuori dal tempo ma al contempo super-contemporaneo, che rispetta la tradizione portata avanti con coerenza dal suo autore. L'ulteriore tassello di un pregevole percorso che conferma Mauro Ermanno Giovanardi fra i "nostri" migliori artigiani della parola, capace di trasformare il dolore e la bellezza in spazi preziosi e inaspettatamente tangibili.
04/04/2026