Boards Of Canada

Music Has The Right To Children

1998 (Warp) | idm

Quella strana e meravigliosa creatura chiamata senza troppa fantasia Idm, acronimo di Intelligent dance music, vive il suo periodo di massimo splendore nella seconda metà dei 90. Non si contano i musicisti rapiti dal revival sintetico inaugurato da Aphex Twin e Autechre, con Michael Golding e Steve Rutter, aka B12, tra i primissimi a esporre la genesi di un genere culto dell'elettronica di fine millennio, tramite la raccolta "Artificial Intelligence", prodotta ovviamente per la benemerita Warp - de facto l’etichetta che più di ogni altra in futuro esplorerà al meglio la faccenda. Uno stravolgimento intellettualoide, compassato, ma soprattutto ragionato della cosiddetta dance music che farà breccia nei cuori di tantissimi giovani ascoltatori perlopiù introversi, poco inclini alla pista da ballo. Ebbene, per quanto la Idm possa inizialmente sembrare asettica, melodicamente glaciale, essa ha contribuito non poco alla nascita di un nuovo approccio verso le macchine del passato. Un ponte esclusivo tra gli insegnamenti avviati da Brian Eno nell’impareggiabile “Another Green World” e la musica dance meno incalzante.

Tra i pionieri del genere, il duo scozzese dei Boards Of Canada spicca per eleganza, intimismo e intraprendenza. Mike Sandison e Marcus Eoin condividono fin da subito la passione per i video canadesi in Super 8, accompagnati dal suono algido di sintetizzatori trattati coi guanti. Un immaginario tanto avveniristico quanto nostalgico. La musica dei Boards Of Canada mescola infatti passato e futuro, in un amplesso decisamente unico nel suo genere. Un flusso di suoni dolcissimo, evocativo, maledettamente sognante, e tutt’altro che impetuoso.
I due scozzesi confezionano una prima ricetta nell'Ep “Hooper Bay” del 1994 e l’anno successivo nelle venti ondate di “Boc Maxima”, in cui svetta incontrastata la melanconica "Everything You Do Is A Balloon". Saliti definitivamente alla ribalta, e acquisita una discreta fama nei club londinesi, Eoin e Sandison devono però aspettare ulteriori due anni prima di riuscire a pubblicare (solo in vinile, edizione limitata a 100 copie) l'Ep “Twoism”, contenente “soltanto” otto tracce auto-prodotte.

Nel frattempo, gli ambienti dell'elettronica d'avanguardia più esigenti dell’epoca apprezzano sempre più la loro musica, irta di struggenti ripartizioni al synth, ritmiche singolari, impercettibili sfumature poste da cornice all’insieme. I pochi sample presenti - Vangelis, Earth, Wind & Fire, Ren Woods, financo Ted Neeley - sono frazionati come pezzi di un mosaico, e scelti con cura certosina. Non è un caso che Autechre e Panasonic (oggi Pan Sonic), stregati da cotanta meraviglia, decidano di chiamare i Boards Of Canada nei rispettivi tour dell'estate del '96.
L’uscita della prima antologia delle loro pubblicazioni, “Hi Scores”, per Skam Records, segna di lì a poco la fine di una gavetta tanto lunga quanto intensa e soddisfacente. Ad amplificare la fama dei due scozzesi, sono anche i video caserecci proiettati durante le loro esibizioni. Immagini sbiadite di un passato lontano che si ripetono a seconda del battito, dando vita a una scenografia live che farà epoca e che ispirerà non poco future rappresentazioni videografiche. La presenza nel cartellone del prestigioso Phoenix Festival del 1997, accanto ai divini Autechre, sancisce infine l’avvenuta consacrazione e l’ascesa verso l’Olimpo della musica elettronica mondiale. E’ il preludio all'esordio su Warp, con il magniloquente e altamente trasognato “Music Has The Right To Children”.

Fin dal titolo, l’album si presenta come un compendio di reminiscenze fanciulle. Un omaggio ai ricordi felici di un’infanzia vissuta in armonia, calibrato con battiti midtempo, fraseggi psichedelici, timide incursioni nell’hip-hop strumentale, improvvise fughe tra le braccia dei corrieri cosmici e ondulazioni caldissime; il tutto quasi a voler inscenare la colonna sonora di una cortometraggio sci-fi. Una visione, quella dei due musicisti, complessivamente scevra da paralleli, al netto di un palese debito strutturale con gli amici Autechre. Sintetizzatori analogici affascinati e dal suono caldo, definiti da entrambi “secret weapon”, come il polifonico Yamaha CS-80 o il mitologico Roland SH-101, assumono una funzione centrale nella conformazione di una mescola straniante eppure avvolgente. Il sopracitato cocktail stilistico li rende, in sostanza, distinguibili fin dalla prima battuta.

I sei minuti di “An Eagle In Your Mind”, preceduti dai settanta secondi dell’introduttiva “Wildlife Analysis”, espongono un’impalcatura singolare, sorretta da un battito il più delle volte “rotto”, irregolare. E’ come ascoltare la prima parte di una traccia hip-hop, ma senza alcun Mc all’orizzonte. Spunta, al contrario, il racconto di una desolazione declinata attraverso lo sguardo e il ricordo di una fanciullezza trascorsa tra documentari canadesi zeppi di immagini di una natura lontana, con tanto di field recordings tratti dai medesimi, mentre una voce fuori campo descrive sensazioni personali, contrastanti: “Holts are nearly always close to the sea. Fallen boulders, old ruins, and cliffs. All at the top of a sand crevice. High above the sea: a safe place for cubs. We wait... tense. We're disappointed. She leaves her sprint loaded by others of us. The holts are evenly spaced, about 500 meters apart. Who passes by, or they advertise”.

Il flusso anestetico e cibernetico di “Telephasic Workshop” conferma ulteriormente il climax alieno del disco, prima che la digressione minimale di “Triangles & Rhombuses” colleghi i due alla progressive electronic di Suzanne Ciani e degli Ashra. Ma è con “Roygbiv” che la musica dei Boards Of Canada trova assoluto compimento, in quello che resterà negli anni successivi uno dei loro movimenti più amati. Battito caldo, melodia celestiale e la voce di un bambino che sbuca all’improvviso si intrecciano lemme lemme, dando vita a quella che si potrebbe definire come un’ascesa inebriante verso un cielo immaginifico.
La più spigolosa “Rue The Whirl” esalta a sua volta il lato più ombroso del duo scozzese, l’innata capacità di tirare fuori dal cassetto piroette da mandare in loop con il mero intento di ammaliare l’ascoltatore, mentre la consueta sezione midtempo scuote, senza mai invadere troppo la scena, con imprecisati cambi di ritmo.
I Boards of Canada sono perlopiù dominati da una concisa vocazione, che consiste nel formulare un’elettronica sfuggente e parimenti carezzevole. Tra un intermezzo e l’altro, spuntano tracce come “Pete Standing Alone”, atte ad alimentare qui e là un vago senso di perdizione. Già, perché “Music Has To Right The Children” riporta a galla il conforto e la speranza di un’età non ancora infettata dalla disillusione. I volti cancellati nella foto di famiglia posta in copertina indicano, non a caso, tale direzione.

Nel finale, la cullante “Open The Light” accende una luce nel cuore dell’ascoltatore, fino a disorientarlo con un incedere sonnambulo. Gli uccelli campionati nella conclusiva “Happy Cycling” sembrano, a loro volta, richiamare l’inizio di una nuova migrazione. Un viaggio che con “Geogaddi” mosterà una meta altrettanto sublime, confermando quanto di epico formulato in “Music Has The Right To Children”. Un trip a suo modo ineguagliabile, illuminante per futuri talenti del calibro di Clark e Keith Kenniff, aka Helios. Ma non solo.

(08/09/2019)

  • Tracklist
  1. Wildlife Analysis
  2. An Eagle In Your Mind
  3. The Color Of The Fire
  4. Telephasic Workshop
  5. Triangles & Rhombuses
  6. Sixtyten
  7. Turquoise Hexagon Sun
  8. Kaini Industries
  9. Bocuma
  10. Roygbiv
  11. Rue The Whirl
  12. Aquarius
  13. Olson
  14. Pete Standing Alone
  15. Smokes Quantity
  16. Open The Light
  17. One Very Important Thought
  18. Happy Cycling
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