Charlotte de Witte riempie Tomorrowland, Time Warp e Sónar. Adesso arriva l’album, il momento in cui anche i dj più quotati devono mostrare le carte. Il debutto si struttura attorno a due cardini: casse dritte e linee di basso che battono la stessa nota come un martello pneumatico. Il risultato è un rito dal sapore ammiccante, che vive del contrasto tra muscolare e ammaliatore, come nelle melodie quasi frivole su ritmiche più minacciose o nei vocalizzi arabeggianti su bassi acidi.
Uno dei principali limiti è la skippabilità: basta una manciata di minuti per dire di aver attraversato il brano, e questo vale per quasi tutti gli undici episodi. La minimal techno si basa sulla reiterazione, certo. Ma mantenere una stessa cellula per sei, otto minuti senza scadere nel tedio si gioca nelle sottili mutazioni, nei filamenti quasi invisibili che creano attrito.
Qui l’approccio è fin troppo semplice: quella Roland TB-303 che ribatte ossessivamente lo stesso tono produce un effetto logoro. “Memento Mori”, con il suo canto gregoriano femminile, e “Higher”, ambient-breakbeat dalla tensione sospesa, sono squarci che confermano il potenziale, subito vanificato da episodi che condividono struttura, timbri e progressioni quasi intercambiabili. Il sospetto è che questo sia un lavoro portato a termine con poco ardore. Forse il suo universo resta quello della console, tra cdj e giradischi, e non è necessariamente un difetto.
21/05/2026