Breakfast On Pluto

Quando Bryan Ferry fece il villain nella sua unica apparizione in un film

Bryan Ferry appartiene a quella ristretta genia di musicisti capaci di tramutare il concetto stesso di eleganza in un’estetica totale, nonché enormemente influente sulle generazioni successive. Dai Roxy Music alla carriera solista, tutta la vicenda artistica del bel tenebroso del pop è stata uno slalom ubriacante tra i generi (tra rock 'n' roll e r'n'b, dance e soul, glam e country, folk e blues, new wave e jazz) che solo la classe cristallina del fuoriclasse è riuscita a domare facendo sembrare tutto sin troppo facile.
Il suo approccio da dandy moderno, il suo aplomb da languido crooner romantico l’hanno reso un’icona glamour universale. Facile, dunque, fare due più due e immaginarlo perfettamente a suo agio anche sul set. Eppure, alle lusinghe cinematografiche, che certamente sono giunte alle sue orecchie, l'uomo in tuxedo bianco e papillon ha sempre risposto picche. Proprio per questo spicca ancora di più la sua incursione più significativa sul grande schermo: il cameo del 2005 in “Breakfast On Pluto”.

Il film di Neil Jordan, tratto dall’omonimo romanzo di Patrick McCabe, narra la storia di Patrick “Kitten” Brady, una donna transgender interpretata da un giovane Cillian Murphy, straordinario per metamorfosi fisica e finezza emotiva. Figlia di un prete e di una giovane cameriera, abbandonata alla nascita, Kitten cresce inseguendo un desiderio ostinato: essere amata, trovare un posto possibile nel mondo, diventare la persona che sente di essere. La sua traiettoria – dall’Irlanda conservatrice alla Londra ribollente degli anni Sessanta e Settanta – attraversa l’emergere dell’Ira, gli scontri dei Troubles, la repressione cattolica, la scena musicale dell’epoca e un’Europa che cambia volto. Con tocco delicato e affettuoso, il regista di “La moglie del soldato” costruisce un film visionario, un calderone psichedelico e pop che, nonostante la leggerezza apparente, affronta temi duri: l’effetto della violenza sull’innocenza, la ricerca identitaria, l’estraneità come condizione esistenziale.

Bryan Ferry - Breakfast On Pluto


Il cameo di Ferry, profondamente autoironico, si materializza in una scena a sfondo tragicomico. Il leader dei Roxy Music appare infatti nei panni Mr. Silky String, un baffuto e losco “cliente” di Kitten, che lo fa salire nella sua auto e tenta quindi di strangolarlo con una corda di seta, finché la sua vittima riesce a liberarsi spruzzandogli in faccia una boccetta di profumo. Il dandy impeccabile per eccellenza si cala dunque nel ruolo di un villain grottesco e inquietante, animato da pulsioni omicide.
"Avevo bisogno di un personaggio inglese per una piccola parte - ha spiegato Jordan - Avrei anche potuto rivolgermi a un attore celebre, visto che Ralph Fiennes aveva accettato di comparire in ‘Triplo gioco’ in un ruolo davvero marginale. Ma visto che il film è incentrato sulla musica e io stesso ascoltavo tantissima musica in quel periodo, ho pensato a Bryan. Non lo conoscevo, ma ricordavo che ai tempi sembrava che recitasse quando si esibiva e aveva questo aspetto davvero elegante. Nonostante non avesse mai recitato, è stato perfetto per quel ruolo. Abbiamo girato la scena in un solo pomeriggio".



In “Breakfast On Pluto”, accanto a Murphy e a un cast ricchissimo (Stephen Rea, Ian Hart, Brendan Gleeson, Liam Neeson), c’è un’altra presenza proveniente dal mondo della musica: Gavin Friday, leader dei Virgin Prunes, che nel film interpreta Billy Hatchett, figura ambigua e magnetica. Friday non è un semplice innesto rock: è un riferimento diretto all’immaginario del romanzo. Pat McCabe, infatti, gli ha dedicato il libro riconoscendo di esserne stato profondamente influenzato per il personaggio di Kitten. "Gavin è un vecchio amico - ha spiegato McCabe - e il suo album 'Shag Tobacco' ha molto influenzato il libro (al punto che nell'opera letteraria il protagonista si fa chiamare Pussy, e non Kitten, come il titolo di un brano del disco, 'Mr. Pussy', ndr). Io adoro quegli aspetti di Dublino che lui ha inventato: il Burlesque, i music hall, quella vita notturna. Un tempo suonavo con lui e sentivo che mi trasmetteva continuamente delle nuove pazze idee. Gavin è un Billy Hatchett naturale, un vero cantante di band". E l'interpretazione di Friday si rivelerà una delle sorprese più riuscite del film.

Dopo quella singolare parentesi, Ferry non tornerà praticamente più sul grande schermo, salvo qualche breve apparizione in cortometraggi. La sua ultima vera incursione in un prodotto audiovisivo di grande respiro è un cameo nei panni di sé stesso in una puntata di “Babylon Berlin”, la serie kolossal tedesca ambientata nella Berlino della Repubblica di Weimar, tra crisi economica, fermenti politici e un sottobosco culturale brulicante. Nella serie, costruita come un noir storico di grande ambizione, Ferry presta anche la sua musica in versione orchestrale, contribuendo a una colonna sonora suggestiva e raffinatissima che gioca costantemente tra modernità e suggestioni anni Trenta.
Così, nel suo percorso di artista totale, il cinema resta per Ferry uno spazio raro e laterale. Ma proprio per questo il suo grottesco Mr. Silky String rimane, a suo modo, indimenticabile.

08/12/2025