Sarà capitato anche a voi, se avete visto più di una manciata di concerti, di incappare in qualcuno che urlasse a pieni polmoni: “Free Bird!”. Di solito accade tra un brano e l’altro, quando i membri di una band, soprattutto rock, si guardano velocemente tra di loro e magari valutano se rispettare o meno la scaletta, concedere un fuori programma al pubblico o assecondare una qualche richiesta dei fan. Un altro momento in cui fioccano i vari “Free Bird!” è nell’attesa del bis. Significativo anche il caso, più raro ma comunque possibile, che venga posta direttamente al pubblico la fatidica domanda: “Cosa volete ascoltare?”.
Perché nella cultura rock è nata quest’abitudine e che origini ha? Soprattutto, quando il pubblico chiede a gran voce “Free Bird”, cosa vuole davvero? E come reagiscono i musicisti sul palco?
Le origini: un live album del 1976
Il mito dell’urlo “Free Bird” risale al 1976, anno in cui i Lynyrd Skynyrd, band fondamentale dei southern rock statunitense, pubblica il live album “One More From The Road”. All’esplicita richiesta del cantante Ronnie Van Zant “What song is it you want to hear?" (“Qual è la canzone che vorreste sentire?”) il pubblico non ha dubbi: si alza un coro unanime, e questo coro dice “Free Bird!”.
Felici di poter accontentare il pubblico, gli Skynyrd consegnano alla storia una versione esplosiva ed estesa del brano: il naturale crescendo è portato a livelli di eccezionale intensità, con uno spettacolare tripudio di chitarra elettrica e una coda rocambolesca. Sono 14 minuti entrati giustamente nella mitologia del rock, l’apoteosi del live così come inteso da una sottocultura che trova sul palco uno dei suoi luoghi sacri, dove i musicisti danno tutto pur di stupire e soddisfare il proprio pubblico.
Così, un po’ per scherzo e un po’ per riconoscersi tra iniziati, si è cominciato a urlare “Free Bird!” ai concerti.
Cosa chiede il pubblico: vuole davvero che si suoni “Free Bird”?
Persino il Wall Street Journal ha dedicato un approfondimento a questo, nel lontano 2005, definendolo il “rock oldest joke”, la gag più vecchia del rock. Un cliché che si ripete per sancire un collegamento tra un concerto e l’altro, tra passato (mitologico) e presente: così si sente urlare “Free Bird!”, più negli Stati Uniti che qua dalle nostre parti, anche a concerti che poco o nulla hanno a che fare con gli Skynyrd, il southern rock o, nei casi più notevoli, persino il rock. Qualcuno, poi, lo fa con intenti sarcastici, per risollevare una performance che ritiene deboluccia: lascia stare questa musica, piuttosto suona "Free Bird".
Non è, quindi, una vera richiesta di “Free Bird”, ma solo un modo per riconoscersi in una cultura e strappare un (imbarazzato) sorriso? Difficile dare una risposta univoca, per noi che osserviamo il fenomeno dal lato del pubblico ma anche, a quanto pare, per i musicisti sul palco.
Come reagiscono i musicisti? I Nirvana “sbagliano” canzone, Bob Dylan la suona
Issac Brock dei Modest Mouse, per esempio, ha dichiarato che non la suonerebbe neanche se fosse l’ultimo desiderio di un malato terminale, come si può ascoltare in un bootleg; altri assecondano in tutto o in parte la richiesta, come i Nirvana all’interno del celebre “MTV Unplugged In New York” che, per tutta risposta, accennano "Sweet Home Alabama"; nel 2016 Bob Dylan ha assecondato, sorprendentemente, la richiesta, perché… beh, lui è Bob Dylan.
“Free Bird”: tra leggenda, cronaca e Bill Hicks
C’è un conduttore radiofonico di Chicago, tale Kevin Matthews, che sostiene di aver diffuso negli anni Ottanta questa stravagante abitudine, chiedendo ai propri ascoltatori di prodigarsi nell’ormai diffusissimo grido. La faccenda, però, è tutt’altro che chiara, e altre fonti retrodatano tutto almeno di qualche anno. Difficile venirne a capo, anche perché si tratta quasi esclusivamente di storie tramandate oralmente, sempre al confine tra leggenda e cronaca.
Forse tutte queste piccole storie sono parte di un unico grande racconto: certamente “Free Bird” è un classico del rock e dei live degli Skynyrd; probabilmente, nella cultura rock dell’epoca deve essere sembrato particolarmente divertente, a qualcuno, chiedere di suonarla anche quando sul palco c’erano altri musicisti, magari aiutati da qualche bicchiere di whiskey di troppo; il contributo di un presentatore radiofonico ha trasformato in uso diffuso quello che era un’eccentrica curiosità dei live rock.
Certamente, potete anche aderire alla compagine nutrita di quelli che detestano dal profondo del cuore questo luogo comune dei concerti, e in generale degli spettacoli dal vivo. Sareste in compagnia di una leggenda della stand-up comedy come Bill Hicks, che reagì non proprio bene al grido “Free Bird!” durante uno show.
04/01/2026