Libri

Gianluca Veltri

L'odore dell'arrivo

di Franco Dionesalvi

Autore: Gianluca Veltri
Titolo: L'odore dell'arrivo
Editore: Ferrari Editore
Pagine: 160
Prezzo: Euro 16,00

 

Ognuno di noi ha una sua colonna sonora personale che accompagna tutta la sua esistenza; resta sicuramente sullo sfondo, ma poi tante sono le curiosità intorno a questo, perché è facile trovarvi i generi più diversi miscelati in maniera bizzarra. Ma tant'è. Questa è la nostra storia, e la nostra è sempre una storia un po' complicata e mai monolitica. E dobbiamo però notare che noi andiamo a vedere in questa colonna sonora più che altro lo strumento che ci aiuti a ricordare, a contestualizzare gli episodi della vita passata, che altrimenti si perderebbero dalla nostra memoria. Nel caso, invece, di Gianluca Veltri, il tentativo è decisamente più impegnativo. Veltri ritiene che la vita del protagonista del suo romanzo sia in qualche modo co-determinata dalla musica che ha ascoltato, che la musica non sia soltanto il sottofondo. Ma che, in qualche modo, in certe circostanze, arrivi addirittura a dettare i giochi; e questa è una situazione molto interessante, che poi diventa peculiare quando, in qualche momento particolarmente felice del libro, come quando parla degli anni 70, Veltri vede nell'intervento di certa colonna sonora qualcosa di più della sua esperienza biografica, ma piuttosto l’attitudine a immergerci in una vicenda che ha valenza universale. E in effetti in quegli anni ci sentivamo tutti quanti parte di qualcosa di collettivo e di molto importante che stava per accadere, e la musica andava decisamente a raccontarcelo:

Quel disco mi fece sentire immediatamente importante, perché avevo la netta im­pres­sio­ne che stesse parlando a me; mi costringeva a percepire me stesso nel flusso degli eventi, con il mio cuore a palpitare. Non c’era più dentro e fuori: eri nella tua stanza ma eri in una piazza, eri a Saigon, a Bologna, nella tua piccola città, sul­l’Al­to­pia­no; non av­ver­­tivi più la vita tua separata da quella degli altri, ma tanti destini a fremere all’unisono. Quello iato macchinoso, tra le notizie del mondo ufficiale e le segrete parole che na­sce­va­no dal pet­to, era sparito. Apparteneva tutto allo stesso universo.

Ma le canzoni quasi non esistono di per sé, bensì solo nella misura in cui ce ne appropriamo. E, anzi, cambiano a seconda del nostro stato d’animo:

Com’era diverso ascoltare le stesse canzoni prima di Natale e poi do­po. Le canzoni – le stesse – cambiano proprio fisionomia, è co­me girare un interruttore che inverte tutto.

In un’altra circostanza, il protagonista, in un momento di crisi identitaria, “scopre” David Crosby, uno dei suoi musicisti preferiti, finito nel vortice della droga, e tende a identificare le due crisi, a cogliere una interconnessione fra i due momenti di buco nero. E a cercare in altre canzoni di Crosby un riscatto che, evidentemente, avrebbe dato senso e certezza al suo personale.

Una vena di malinconia attraversa tutto il romanzo. Quando una cosa inizia, ha già dentro di sé il sapore della fine. Le vacanze estive, anche nei loro primi giorni, malcelano il seme di settembre, del mesto ritorno. E ovviamente sono anche simbolo di qualcos’altro: è tutta la vita che è così, anche il piacere più vivo reca in sé il sapore del suo dissiparsi, del suo sgretolarsi.

Cominciavo a pen­sare che sarebbe stato meglio non aspettarle né viverle affatto – le cose belle: era più straziante registrarne la fine. Era più forte e du­ra­­turo il rimpianto, fugace e sfuggente il godimento, invece.

E ancora:

Cosa sa, infine il vecchio (che il giovane non sa ancora)? Che la vi­­ta è perdita e insieme terribile bellezza.

Alce Nero, il “mitico” nonno del protagonista, ritorna alla fine del libro (la cui postfazione è curata da Dario Brunori), come era stato all’inizio. In quel curioso pastiche anche musicale, in cui Mick Jagger e Nino Manfredi si alternavano nel mangiadischi, o forse “si davano la mano”.
Protagonista di “L’odore dell’arrivo” è la musica, protagonista è la vita. La nostalgia, la ciclicità, il “gioco del mondo”.