Libri

JR Moores

Electric Wizards. L'heavy music dal 1968 a oggi

di Francesco Nunziata

Autore: JR Moores
Titolo: Electric Wizards. L'heavy music dal 1968 a oggi
Editore: Odoya
Pagine: 432
Prezzo: 28,00 euro

 

“Electric Wizards” è e non è un libro sul metal. Chiarisco: l’idea dello scrittore e giornalista JR Moores è quella di affrontare la storia dell’heavy-music dal 1968 a oggi, e nelle prime pagine di questo suo corposo saggio precisa che l'aggettivo “heavy” sta a indicare “una combinazione di potenza sonora e sincera emozione, di ogni tipo possibile e all’interno di svariati generi, eseguita da persone che apprezzano la struttura e la densità del suono più che le abilità tecniche convenzionali”. Sulla base di questa definizione, Moores, dopo aver esaminato la “preistoria” dell’heavy-music (da Muddy Waters a Link Wray, risalendo, quindi, attraverso le esperienze di Jimi Hendrix e dell’acid-rock), fa iniziare il suo viaggio dai Beatles di “Helter Skelter” (una vecchia fissa di quanti credono che i baronetti inglesi abbiano inventato anche il metal!), proseguendolo poi con i Black Sabbath e tutta una serie di nomi che riguardano il campo del kraut-rock, della sperimentazione degli anni Settanta, di certo post-punk e industrial, via via incrociando tante altre band che appartengono al campo del noise-rock, del grindcore, dello sludge, dello shoegaze, del doom e via discorrendo. Insomma, c’è un po’ di tutto, perché, vista la suddetta definizione, “heavy-music” può essere un po’ tutto e il contrario di tutto (c’è anche il funk di George Clinton e delle sue band, ci sono i Depeche Mode e, perché no?, anche i Rem!).

Ma, dunque, “Electric Wizards” è o non è un libro sul metal? Entrambe le cose, anche se questo può sembrare illogico (e forse lo è!). Perché nella sua dissertazione Moores tiene sempre bene in vista quelle che sono le sonorità che devono tantissimo ai padri Black Sabbath, in tal modo dimostrando che nella sua concezione di heavy-music il metal, o quello che vi gira intorno, è comunque in prima linea.
Si potrebbe discutere, poi, se davvero “Helter Skelter” rappresentò il big-bang della heavy-music (per quanto mi riguarda, la risposta è negativa, perché “potenza sonora” e “sincera emozione” sono caratteristiche di tantissimi altri brani pubblicati prima che Paul McCartney provasse a fare qualcosa di più cattivo e selvaggio di “I Can See for Miles” degli Who, un brano tutt’altro che selvaggio, suvvia!), si potrebbe rilevare che alcune sezioni sono fin troppo “tirate via” (quella relativa al kraut-rock, per dire, non mi ha proprio convinto), mentre altre danno fin troppo spazio a band che sono evidentemente solo una fissa di Moores (i Pigs Pigs Pigs Pigs Pigs Pigs Pigs, giusto per fare un nome), così come si potrebbe, ancora, criticare l’assenza di questa o quella band, ma sarebbe solo una perdita di tempo, perché l’autore ha il diritto di fare le sue scelte (dopo tutto, come decidere quando una musica è nata dalla "sincera emozione"? E quando un'emozione è "sincera"?), intrecciando – lo citiamo – “più strettamente tra loro tutta una serie di fili interconnessi, pur se apparentemente separati e, nel farlo, tessere un nuovo arazzo della heavy music”.
L’autore ha i suoi diritti, mentre i lettori hanno il diritto di fare le proprie valutazioni. Perciò, leggete questo libro, comunque affascinante e a suo modo coraggioso, e poi mi direte.