Classifiche e Playlist

Le migliori canzoni del 2019

Ascolta le nostre playlist

di La redazione di OndaRock
Senza pretese di completismo, ma neanche quella di dare voce in toto alle classifiche della redazione, abbiamo pensato di farvi ascoltare le playlist che meglio rappresentano l'"anno musicale" di ciascuno. Le canzoni che hanno spiccato all'interno di un certo genere, le canzoni-simbolo degli artisti-rivelazione o delle grandi conferme - o, più semplicemente, le canzoni che hanno significato qualcosa per noi che le abbiamo ascoltate.

Tommaso Benelli



La prima idea che mi è balzata in testa per questa playlist è stata quella di accostare una canzone chiamata “Summer Girl” a un’altra chiamata “Surf”, e di metterle subito all’inizio, una dopo l’altra. Poco importa che la prima sia una suadente canzone soft-rock e l’altra una trappata tutta feliciona: stanno bene assieme, e questo basta. Andando avanti si trovano altre accoppiate improbabili, tipo Sharon Van Etten-Earl Sweatshirt o Giggs-Ariel Pink, tanto che per il trittico di chiusura, ho pensato fosse il caso di dare un attimo un senso alla selezione, almeno sul finale. Ciò che è venuto fuori è un commiato dolce e malinconico, affidato a Bon Iver, (Sandy) Alex G e Lana Del Rey, tre voci diversissime ma tra le più significative del cantautorato americano di oggi.

Gabriele Benzing



Siamo tutti arrabbiati. Piccoli Godzilla all’attacco della nostra personale Tokyo, canta Andrew Bird tra le volute della sua “Archipelago”. Intrappolati in una presa mortale con i nostri nemici: un’immagine che racchiude dentro di sé tutto il 2019.
“Ceaseless feasts of Schadenfreude”, ovvero la disgrazia del nemico elevata a massima soddisfazione: altro verso emblematico di quest’anno, dalla lettera di addio che ci ha lasciato David Berman a firma Purple Mountains. Il suo viaggio si è interrotto prima del tempo, ma noi abbiamo ancora una possibilità.
E allora ripartiamo dalle canzoni, da quelle che ci ricordano come siamo fatti. Seguiamo il nostro fischiatore preferito e scompaginiamo il copione: voltiamo le spalle alla guerra di tutti contro tutti, lasciamo i nostri nemici senza nessuno da odiare. In fondo, ci combattiamo proprio perché siamo uguali. “No more excuses, no more apathy”. Riconciliamoci con la realtà, una playlist alla volta.


Paolo Ciro



Un 2019 davvero ricco di uscite discografiche, con le donne a guidare la truppa di quelle più meritevoli. Nella mia personale classifica trovate canzoni di almeno quattro di loro (Sharon Van Etten, Brittany Howard, Weyes Blood, Kelsey Lu), affiancate da quelle delle colleghe in forza a progetti altrettanto riusciti (Big Thief, Sault, Boy Harsher), mentre i maschietti si danno un gran da fare con le chitarre soprattutto a Dublino (Fontaines DC, Murder Capital) e Londra (Black Midi, Fat White Family). Nel mezzo, certezze che recuperano lo smalto dei giorni migliori (Wilco, These New Puritans) e un personaggio che ogni anno occupa le posizioni alte con qualche nuova creatura, Shabaka Hutchings (nel 2018 con i Sons Of Kemet, questa volta con i The Comet Is Coming).
Ho sintetizzato l'esperienza in una playlist di venti canzoni pensate per essere ideali compagne di viaggio, magari già in occasione di queste vacanze di inizio anno, sperando che possano servire anche da benvenuto al nuovo decennio.


Giuliano Delli Paoli



Il 2019 è rosa, o giù di lì. Una femminilità che abbraccia ogni campo: dalla ballata folk pastorale di Weyes Blood in scia Judee Sill al classicismo alieno di FKA twigs, passando al pop electro con venature soul di Kelsey Lu, fino ad abbracciare il nichilismo arty di Aldous Harding e il morbido cantautorato di Rose Elinor Dougall. Nel mezzo, spuntano il trascinante folk etnico di Andriy Khayat e le totalizzanti partiture neosoul di Aaron Abernathy. Il tutto mentre Lana Del Rey tira fuori la suite psych-pop del decennio. La musa statunitense affronta un nuovo viaggio. Stavolta, cornice visiva dove tutto muta e fugge è il retro di un'auto che corre su strade imprecisate di una altrettanto imprecisata epoca. Strade che si dissolvono e che incarnano lo scorrere rapido e inesorabile delle lancette, mentre un tappeto di melodie sinuose e sibili trattenuti inondano la scena, prima che il refrain iniziale torni in auge con il proprio carico di passione, e le parole ricollochino i sensi là dove erano rimasti, tra il ricordo di una ferita e quello di un'America svanita. E' la perla più luccicante di un 2019 candido e stilisticamente fluttuante.

 

Claudio Fabretti




È stato l'anno delle chanteuse vintage: dal tripudio dell'Hollywood sadcore di Lana Del Rey in "Norman Fucking Rockwell!" a una stupefacente Angel Olsen in chiave orchestrale, dalla sublimazione del dark-cabaret di Amanda Palmer al ritorno acustico dell'altra musa dark Chelsea Wolfe, fino alla nuova torbida liaison musicale di Marissa Nadler con Stephen Brodsky, senza dimenticare i gioielli perduti di Bobby Gentry, coraggiosamente rivisitati dai Mercury Rev insieme a un manipolo d'intrepide vocalist (qui rappresentato dalla splendida Susanne Sundfør di "Tobacco Road"). Ma il mio 2019 è stato segnato anche dal nuovo luttuoso capitolo di Nick Cave, dal disco postumo di Leonard Cohen e dal ritorno di fiamma dei maestri Joe Jackson e Andrew Bird, oltre che dalla consacrazione del talento soul di Michael Kiwanuka. In più, le visioni rock retrofuturiste di Fat White Family e Black Midi, le preziose conferme dei "nuovi" Dream Syndicate e del Graham Coxon formato-soundtrack e tante altre chicche (anche italiane, dall'elettronica di Alessandro Cortini allo spoken word dei Massimo Volume) per dare piena rappresentanza a un anno denso di ascolti, rivelazioni, riscoperte.

Stefano Fiori



Il mio 2019 è stato sicuramente segnato da sonorità oniriche e ovattate che ho ritrovato sia tra le recenti leve pop come Ariana Grande e Billie Eilish che tra istituzioni come Nick Cave o sperimentatrici come Fka Twigs. Ne ho apprezzato anche le commistioni con l'elettronica cigolante, gli etnicismi e le atmosfere più vintage che passando da Rosalía a Yeasayer hanno conquistato anche Madonna e Divine Comedy. Il tutto senza rinunciare alla melodia pop più rotonda e cantautorale (Weyes Blood e Beck).

Fabio Guastalla



Vassilios Karagiannis




Senza pretese di completismo, una playlist atta ad illustrare un 2019 diverso rispetto a quello che ha contraddistinto i miei ascolti sul formato lungo, una collezione di brani provenienti dai quattro angoli del mondo, eterogenea per stile ed estetica, senza alcuna limitazione di genere. Buon ascolto!

Claudio Lancia




Qualcosa di importante sta accadendo a Dublino!
I miei ascolti di quest'anno sono stati dominati dal sound architettato delle nuove band irlandesi, in primis Girl Band, Fontaines D.C. e Murder Capital. Ma il brano che più mi ha piacevolmente spiazzato negli ultimi mesi è stato "Near DT, MI" dall'esordio dei Black Midi.
I miei ascolti prediletti di quest'anno passano anche attraverso i racconti dal rehab dei DIIV, le derive chitarristiche dei Big Thief, la sontuosa unione fra The Comet Is Coming e Kate Tempest, il pop mai banale di Sharon Von Etten e di Lana Del Rey, i ritmi in black di Little Simz.
Seguono le mie bonus track del 2019: Stormzy, Thee Oh Sees, Black Mountain, TOY, National, Kim Gordon, Lorelle Meets The Obsolete, Wilco, Thom Yorke e l'enensimo brano iper malinconico dei Tindersticks a chiudere la playlist.
Buon ascolto...

Alessandro Mattedi


La mia playlist come al solito dà rappresentanza a generi diversi nella selezione delle canzoni che più mi hanno catturato durante l'anno, ho cercato solo di evitare più di un pezzo per disco così da aumentare la varietà. L'ordine dei brani, anche qui come al solito, è casuale, ma al primo posto penso che forse metterei "The Island" dei Ladytron, che personalmente trovo un entusiasmante brano synth-pop trascinato da un ritornello irresistibile. Spero piaccia anche a voi che leggete, ma se così non fosse pazienza, ognuno ha i suoi gusti.
Come ogni anno c'è quindi un'alternanza alla "come m'ispira" di musica diretta e d'impatto con altra musica maggiormente atmosferica e riflessiva. Non mi interessa snobbare qualcosa in maniera settoriale: se qualcosa mi piace l'ho inserita, non mi faccio problemi a mettere assieme metallari grezzoni, pop danzereccio e sofisticherie progressive. Infine anche quest'anno apprezzo il semplice... divertirsi.
Album e artisti rappresentati: Grimes, Archive, Soilwork, Rome, Ladytron, Children of Bodom, In Flames, Marsheaux, Rammstein, NanowaR of Steel, Hatchie, Tiziano Ferro, Tones and I, Batushka, George Strezov, Mahmood, Tool, The Hu, Chromatics, Blood Incantation.

Michele Palozzo



Francesco Pandini



Giacomo Rivoira

 


Anno che conferma il trend di tutto il decennio: le espressioni del pop mondiale che preferisco si stanno sempre più diramando presso le vecchie "periferie" dell’Impero anglofono. Sono state davvero poche le canzoni in lingua inglese del 2019 in grado di lasciare un segno dentro di me: principalmente in ambito funk (la sorprendente "Juice" di Lizzo) e house (il ritorno in grande stile degli Years&Years con “Play”). Della tendenza world riscontrabile nel pop e nelle ultime istanze trap ne ha beneficato il Belpaese, che mai come quest’anno è stato così presente nei miei ascolti. Da Mahmood a Livio Cori, passando per la svolta britpop di Achille Lauro, una volta tanto dal Festival di Sanremo è soffiata una ventata di aria nuova sulla penisola. Il resto della playlist si divide tra Polonia, Africa, Giappone, America Latina, Turchia, Sud Est Asiatico, Hong Kong, Russia, prediligendo canzoni meritevoli ma che non sono potute rientrare nei dischi da me prescelti per la top 10 del sito.


Federico Romagnoli


Come tutte le liste, anche questa è soggetta a due variabili che la rendono incompleta e caotica: le scoperte effettuate da colui che la redige e il suo stato d'animo momentaneo. Ho scelto dieci brani che non fanno parte degli album che ho inserito nella mia personale lista poi confluita nella classifica di OndaRock, in modo da dare, in questo ambito, una rappresentazione ad artisti che nell'anno in corso non hanno pubblicato un album (o di cui io non ho fatto in tempo ad ascoltarlo). 
Fisz Emade Tworzywo - Dwa ognie (Polonia, 10 gennaio); Cairokee - Ya abyad ya eswed (Egitto, 21 marzo); Tat Ming Pair - Wui jik jau dzoey (Hong Kong, 30 maggio); Gesu no Kiwami Otome - Toumeina arashi (Giappone, 30 luglio); Mahmood - Barrio (Italia, 30 agosto); Dean - Sometimes I Hear Howlin' In My Head (Corea del Sud, 6 settembre); Franco Battiato - Torneremo ancora (Italia, 17 ottobre); Billie Eilish - Everything I Wanted (Stati Uniti, 13 novembre); Tatsuro Yamashita - Recipe (Giappone, 26 novembre); Holland - Loved You Better (Corea del Sud, 11 dicembre).


Maria Teresa Soldani



Massimiliano Speri



Valerio D'Onofrio



Gioele Sforza

In un momento in cui le piattaforme streaming stanno pericolosamente ridimensionando l'esperienza di ascolto su lunga durata, sono proprio le canzoni ad acquisire una centralità del tutto nuova. Siano essi i brani a cui ritorni ogni volta in modo istintivo, oppure quelli che qualche algoritmo ha pensato possano rappresentarti, fare una cernita di cosa ho ascoltato di più durante l'anno non è mai stato facile come nel 2019. Sono canzoni che, pur decontestualizzate dall'album di appartenenza, brillano di luce propria, un bignami di generi, stili e lingue per forza di cose non coesi, frammentati, ma proprio per questo specchio più fedele di ciò questo anno ha rappresentato per me musicalmente.



Francesco Nunziata



Michele Corrado



Il mio 2019 musicale è stato un anno che oserei definire schizofrenico, che non ha trovato genere o dimora fissa, saltando dal punk a Lana Del Rey, da Mark Ronson a Nick Cave, dall'America alla Spagna, dall'Ucraina all'estremo oriente.
Non potevo non iniziare con la canzone dell'anno (una "Venice Bitch" che è un luogo dell'anima, svogliato e bagnato, appiccicoso, restio ma ammiccante, un ritratto dell'oggi cristallizzato in un'ambra antica), seguita da un estratto da quello che ritengo invece il disco dell'anno ("Dogrel" dei Fontaines D.C.), un inno innescato a Dublino ed esploso ovunque.
Le seguono altre diciassette canzoni, più altre dieci un po' meno canzoni, brani più lunghi, talvolta meno immediati o comunque segnati da qualche sofisticazione meno accesibile, sporgente verso il metallo, avanguardie spaziali o elettronica intransigente. 

Giulia Quaranta



La mia playlist ruba il titolo a uno stralcio del brano che la apre, “Hypocrite” dei Frozen Plasma, che si muove tra futurepop, trance e echi lontani di eurodance, sommersa da parole aspre e dolorose che non ti aspetti da una canzone così. Ci sono qua e là i soliti richiami all’Ypsigrock, festival siciliano che mi ruba il cuore ogni anno: dall’elettropop delle I’m Not a Blonde alla solennità ecatombale degli splendidi Whispering Sons, passando per il progetto baroque-noir di David August e le tensioni naïf delle Let’s Eat Gradma. C’è posto anche per due tra i miei gruppi preferiti: gli italiani Soviet Soviet, che hanno recentemente pubblicato un Ep, “Ghost”, e gli Editors, che hanno invece rilasciato un Best Of. Ovviamente non possono mancare i DIIV, che hanno conquistato il primo posto della mia classifica annuale; sono certa che “Deceiver” sia un disco che ricorderemo negli anni a venire. Un posticino viene conquistato anche da Lana Del Rey e Nick Cave, che hanno pubblicato due glorie perfette, nonché da Boy Harsher, Bitw, Toy e Four Tet.
Sebbene io sia reduce da un anno positivo e ricco di notevoli cambiamenti personali, la musica che mi accompagna continua a essere per lo più cupa, oltraggiosa, capace di traviare la mia immaginazione e dare nuova vita alle mie nevrosi.

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