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Nicolas Merli

Your Attention, Please: storia e musica degli Afghan Whigs

di Claudio Lancia

Autore: Nicolas Merli
Titolo: Your Attention, Please: storia e musica degli Afghan Whigs
Editore: Arcana
Pagine: 170
Prezzo: 16,00 euro

 

Nicolas Merli, al proprio esordio con Arcana, apre l’agile saggio sul percorso artistico degli Afgfhan Whigs affermando, nella breve introduzione, come i quattro musicisti di Cincinnati siano stati “tra i pochissimi in grado di trascinarti violentemente in un vortice inestricabile di furenti passioni, un ginepraio senza alcuna apparente via d’uscita”. Un’ottima sintesi per descrivere la poetica di Greg Dulli e l’approccio stilistico della band da lui guidata, una formazione che seppe distinguersi nei primissimi anni Novanta dal grunge imperante – una cerchia alla quale finirono associati più che altro per aver firmato per l’etichetta Sub Pop – grazie a un inedito mix di alt-rock e black music.

 

Dopo la consueta gavetta consumata fra autoproduzioni non del tutto convincenti ed esibizioni live da subito elettrizzanti, l’approdo alla label di Seattle non arrestò il processo di diversificazione del suono architettato dagli Afghan Whigs. Se “Up In It” (1990), prodotto da Jack Endino, si adattò in qualche maniera all’estetica Sub Pop, dal successivo e fondamentale “Congregation” (1992) accanto alle influenze punk e hardcore si fece sempre più largo l’altra componente fondamentale: la black music. Il soul, il funk, il Motown sound degli anni Sessanta e Settanta composero così un crossover che se da un lato continua a mostrare il furore iconoclasta e sardonico del rock per bianchi, del post-punk, dell’hardcore e del grunge, dall’altro incarna la sensualità e la spiritualità insita nella musica nera.

Gli Afghan Whigs guardano a Seattle, ma al contempo anche a Minneapolis e a Detroit, collocando il personale mix di influenze in una posizione senza dubbio unica ed eccentrica all’interno della scena grunge. La grande tradizione Motown si fonde con l’impeto e l’aggressività del nuovo rock indipendente americano e, senza mai abbandonare le radici rock, i Whigs si immergono nel funk e nell’erotismo, riuscendo a diventare per qualche mese – dopo l’abbandono di alcuni gruppi cardine, richiamati dalle sirene delle major - la formazione di punta della Sub Pop, dalla quale loro stessi di lì a poco si allontaneranno in favore della Elektra, con l’obiettivo di dare maggiori opportunità commerciali a quello che sarà considerato non soltanto il loro capolavoro, ma uno dei dischi di riferimenti della prima metà degli anni Novanta: “Gentlemen”.

Pubblicato nel 1993, “Gentlemen” si palesa come un trattato sull’amore, nelle sue più diverse sfaccettature e declinazioni, specie quelle più oscure e malsane. I tratti di morbosità e scabrosità, profondamente disturbanti, sono fra i punti di maggior magnetismo del disco, che narra di guerre psicologiche, drammi da camera da letto, inganni e relazioni andate a male o lasciate marcire consapevolmente. Dietro la dura corazza antiproiettile, fatta di allusioni, presunzione e strafottenza, si cela un mare di angoscia, dolore e odio verso sé stessi. Gentilezza, cortesia, onore, sono lontani anni luce e lasciano spazio a volgarità e a depravazioni.

Prodotto di una miscela finalmente equilibrata e compiuta di hard, alternative-rock, soul e R&B, “Gentlemen” impone definitivamente all’attenzione internazionale la figura di Greg Dulli. Spavaldo, irriverente, dissoluto, brutale, erotomane, insensibile, nichilista, osceno, privo di sensi di colpa e scrupoli morali, Dulli non ha però né la forza né l’intenzione di assumere il ruolo di icona generazionale: diviso fra romanticismo e perversione, intimismo e tracotanza, non può che essere portavoce unicamente della propria crisi interiore, non certo di quella di un’intera generazione. Incapace di provocare un boom commerciale, nonostante le favorevoli recensioni, il disco non darà vita a un nuovo filone musicale e non sfonderà nelle classifiche, ma sul lungo periodo resterà una pietra miliare, garantendo l’immortalità a Greg Dulli e alla sua band.

Fra dissidi interni, cambi di line-up, depressioni, dipendenze e la morte di molti amici, la storia degli Afghan Whigs andrà avanti, fra stop and go, senza però riuscire più a raggiungere i livelli di “Gentlemen”. Un percorso che continua ancora oggi, nel 2022, con la pubblicazione di “How Do You Burn?”. In parallelo Greg Dulli ha realizzato sei album con i Twilight Singers, un album e un Ep con l’amico Mark Lanegan sotto la sigla Gutter Twins, un paio di lavori solisti (il più recente dei quali nel 2020) e un’infinità di collaborazioni, fra le quali va ricordata almeno quella con gli Afterhours: Dulli ha collaborato alla realizzazione dell’ottimo “Ballate per piccole iene”, contribuendo poi in maniera determinante alla trasposizione dei testi in inglese per la versione pensata per il mercato internazionale. Dulli suonerà la chitarra nel tour di supporto al disco e ospiterà più volte Manuel Agnelli alle tastiere in alcuni dei suoi progetti, integrandolo nella propria live band per numerose esibizioni, anche sul suolo americano.

Playlist
 AFGHAN WHIGS: 
   
 Big Top Halloween (Ultrasuede, 1988)

 

 Up In It (Sub Pop, 1990)

 

 Congregation (Sub Pop, 1991)

 

 Uptown Avodale (Ep, Sub Pop, 1992)

 

 Gentlemen (Elektra/Sub Pop, 1993)

 

 What's Jail Is Like (Ep, Elektra/Sub Pop, 1994)

 

 Honky's Ladder (Ep, Mute, 1996)

 

 Black Love (Elektra/Sub Pop, 1996)

 

 Going To Town (Mute, 1996)

 

 1965 (Columbia, 1998)

 

 Do To The Beast (Sub Pop, 2014)

 

 In Spades (Sub Pop, 2017)

 

 How Do You Burn? (Royal Cream/Bmg, 2022) 
   
 GREG DULLI: 
   
 Amber Desire (Infernal, 2005) 
 Live At Triple Door (live, Infernal, 2008) 
 Random Desire (Royal Cream/Bmg, 2020)

 

Afghan Whigs su OndaRock
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