Piper... At The Gates Of Dawn

Quando i Pink Floyd suonarono al Piper Club di Roma

Da “The Piper At The Gates Of Dawn” al Piper Club. È una storia quasi surreale, quella della prima incursione in Italia dei Pink Floyd. Il 18 e 19 aprile 1968, in una Roma scossa di primi tumulti del Sessantotto, quattro ragazzi londinesi si esibirono in uno dei luoghi cult della nightlife capitolina: il Piper Club di via Tagliamento. All’epoca, i Pink Floyd erano quasi degli sconosciuti in Italia, ma già in patria si erano fatti notare grazie all’epocale debutto (“The Piper at the Gates of Dawn”, per l’appunto) e con una serie di concerti che ne avevano sancito il ruolo di pionieri della psichedelia.
La formazione che arrivò al Piper, però, era diversa da quella originaria: Syd Barrett, fondatore e mente visionaria del gruppo, era già diventato ingestibile a causa dei suoi problemi mentali ed era stato sostituito da David Gilmour, entrato ufficialmente in organico solo tre mesi prima e destinato poi a rimpiazzarlo definitivamente. Sul piccolo palco romano, a suonare di fronte a un pubblico distratto e assai poco consapevole di cosa si trovava di fronte, c’erano quindi Roger Waters, Nick Mason, Rick Wright e il nuovo chitarrista, destinato a diventare pilastro della band.

pinkLe esibizioni furono quattro in due giorni, con spettacoli pomeridiani e serali. Una locandina dell’epoca li annunciava come “l’irresistibile complesso inglese con luci e suoni psichedelici”: un dettaglio che restituisce l’effetto straniante che i Floyd potevano avere sul pubblico italiano del tempo, abituato a un rock più convenzionale. Eppure, di quell’evento oggi rimangono pochissime tracce: dieci fotografie sgranate (scattate da Piero Poletti, giovane veneziano trapiantato a Roma, e futuro marito di Marina De Tullio, che l’avrebbe poi esposte tra le chicche della mostra “Dreamers. 1968: come eravamo, come saremo”), più qualche locandina e i ricordi vaghi dei pochi fortunati astanti.

Per decenni, proprio la scarsità di testimonianze ha alimentato i dubbi: quei concerti si tennero davvero? La risposta è arrivata grazie a un lavoro di ricerca minuzioso, condotto da appassionati come Stefano Tarquini e Nino Gatti, che hanno ricostruito il puzzle attraverso fonti eterogenee: il libro di Nick Mason, che ricorda i due show romani; le parole del musicista John C. Alder, che affermò di essere stato invitato a suonare con loro al Piper; le memorie del cantautore Tito Schipa Jr., che conserva un vago ricordo di averli presentati sul palco (“In un angolo della testa ho l’idea di aver presentato i Pink Floyd, ma onestamente non ne ho certezza” - altri ritengono più attendibile che il presentatore fosse Eddie Ponti, habitué del locale romano, scomparso nel 1992); e lo stesso sito del Piper, che conserva traccia di quella doppia esibizione. Gli stessi Pink Floyd, poi, a distanza di ben 48 anni dalla doppia esibizione al Piper, la ricorderanno in un post pubblicato su Facebook con queste parole: "In questo giorno nel 1968, i Pink Floyd suonarono al Piper Club di Roma, in Italia, un'insolita venue situata in una cantina, con una lunga scalinata per accedervi".

pink2La confusione nacque dal fatto che i Pink Floyd erano stati inizialmente ingaggiati per suonare a Roma il 25 febbraio 1968, in occasione dell’“International Pop Festival”. La manifestazione saltò, ma il contratto era già stato firmato: per questo motivo la band venne riprogrammata al Piper due mesi più tardi. Il 6 maggio, poi, Waters e compagni tornarono nella Capitale per il festival, stavolta davvero realizzato al Palazzo dello Sport dell’Eur, un evento ricordato anche da filmati e bootleg come “Fountains of Rome”.
Se dell’esibizione al Palasport restano registrazioni e immagini, del Piper è sopravvissuta solo la suggestione. Almeno fino a quando su YouTube sono comparsi alcuni frammenti dello show, come quello che vi proponiamo qui sotto, che, stando alla fonte, si riferisce alla serata del 18 aprile 1968: uno spezzone della esecuzione di "It Would Be So Nice" apparsa all’interno dello speciale televisivo “Rome Goes Pop”, trasmesso da Bbc2 il 18 maggio 1968.



Le testimonianze dei fan e dei ricercatori concordano comunque su alcuni dei brani che furono certamente inclusi in scaletta: “Astronomy Domine”, “Interstellar Overdrive”, “Set The Controls For The Heart Of The Sun”. È possibile che abbiano proposto anche “Let There Be More Light” e l’allora inedita “Careful With That Axe, Eugene”, brani già rodati nei concerti dell’epoca. Durante le esibizioni al Piper, furono inclusi anche pezzi recenti come il succitato singolo “It Would Be So Nice”, con sul lato B la splendida “Julia Dream”, a testimonianza di un gruppo in piena transizione tra psichedelia barrettiana e nuove sonorità più elaborate. In ogni caso, l’effetto sonoro e visivo doveva essere dirompente per l’epoca: effetti di luce, suoni distorti e atmosfere ipnotiche che al pubblico romano apparvero come un fenomeno completamente nuovo. E certamente il gruppo spalla di quei concerti furono i romani Fholks, meteora pop-rock che si è spenta dopo la pubblicazione di un solo singolo.

Quelle due serate hanno assunto negli anni il sapore del mito, un ricordo sfuggente che continua a riemergere tra testimonianze contraddittorie e documenti frammentari. Ma oggi non ci sono più dubbi: i Pink Floyd suonarono davvero al Piper il 18 e 19 aprile 1968. È una vicenda che racconta bene la traiettoria della band in quegli anni: ancora lontana dalla consacrazione mondiale di “The Dark Side Of The Moon”, ma già capace di lasciare un segno profondo. E soprattutto testimonia il legame tra un luogo simbolo della dolce vita romana dei Sixties e un gruppo destinato a diventare leggenda, in due serate che pochi seppero cogliere per quello che realmente erano: l’inizio della storia italiana dei Pink Floyd.

21/08/2025



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