Radio Waves

Tatiana Fabbrizio

La non-dj delle radio rock

di Claudio Fabretti

Chi ascolta rock alla radio a Roma non può non essersi mai imbattuto nella voce di Tatiana Fabbrizio. Con la sua verve e la sua competenza musicale, intrattiene gli ascoltatori da quasi vent'anni con immutata passione - non a caso, si autodefinisce "serial playlister, ninfomane della musica e rock pusher".
Cresciuta nella rinomata scuderia di Radio Città Aperta - dove abbiamo avuto modo di collaborare all'ideazione del nostro programma Rock in Onda - è passata nel 2016 a Radio Rock, storica emittente romana, dove dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 13, conduce con Boris Sollazzo la trasmissione “Gagarin”. Giornalista, organizzatrice di eventi, band sitter e ideatrice di Radio Star, si diletta anche alla console con il moniker “Non-dj Selecta”, ispirato alla filosofia del “Buon Non Compleanno” di "Alice nel paese delle meraviglie". Chiacchierare con lei significa ripercorrere un pezzo di storia della radiofonia romana ma anche e soprattutto un percorso musicale coerente, che ha visto sempre il rock in prima linea, senza compromessi.

 

Tatiana, che cos'è per te la radio?
Il mio fuoco sacro. Quel posto dove mi sento completamente a mio agio, entro nel flow e dimentico tutto il resto, dove la vita ha un altro ritmo e dove tutto può succedere. Emozione pura.

 

Attualmente su Radio Rock, assieme a Boris Sollazzo, conduci “Gagarin”, spaziando dalla musica al cinema. Che tipo di programma è?
Prima di tutto è un matrimonio radiofonico tra due persone molto diverse che si scambiano punti di vista e prospettive. Poi è un laboratorio di idee che costruiamo ogni giorno insieme ai nostri ascoltatori facendo liste di cose da vedere a Roma, di film impedibili, di libri interessanti da leggere. Offriamo spunti sul cinema, sulla letteratura, sulla filosofia, sulla cucina, sui vini, sulle birre artigianali, ma parliamo anche di relazioni disfunzionali, dei rapporti umani e di politica. A volte diciamo cose che non andrebbero dette in radio ma questo è quello che la rende unica, secondo me.

 

Come ti sei trovata nel passaggio da una radio “di frontiera” e militante come Radio Città Aperta a un’emittente più strutturata e commerciale come Radio Rock?
Dalla militanza si impara molto, si crea la tua coscienza politica prima di tutto ed è una grande scuola per focalizzare la propria passione: include grande determinazione e capacità di superare qualsiasi tipo di frustrazione e ostacolo. Ma quando sono arrivata a Radio Rock, ho dovuto in qualche modo reinventarmi e coltivare l’aspetto più professionale e tecnico.

 

Tatiana FabbrizioQuali obiettivi si propone oggi Radio Rock e come pensa di adattarsi all’evoluzione della sua musica di riferimento? E come si pone rispetto anche alle modalità di fruizione musicale, che si sono enormemente modificate negli ultimi anni, specie con l’avvento dello streaming?
Gli obiettivi di Radio Rock sono ovviamente le linee guida del nostro direttore artistico, Emilio Pappagallo: intrattenere il maggior numero di persone possibile proponendo il nostro mix fatto di musica rock a 360 gradi di qualità e contenuti intelligenti. Per quanto riguarda l’evoluzione della musica rock, noi siamo dell’idea che si sia costantemente rinnovata e il successo di band nuove come Fontaines D.C. o Idles né è un esempio, un grande fermento che coniuga modernità ed elementi elaborati dal passato. Nelle nostre playlist ci sono i grandi classici che non sono più quelli degli anni 60, 70, ma sono diventati anche quelli degli anni 80, 90, 2000. Abbiamo un’alta rotazione che accoglie ogni mezz’ora novità interessanti che noi seguiamo senza barriere e senza limiti mentali, per noi il rock non è mai stato solo chitarra, basso e batteria, ma lo identifichiamo in tutto quello che è rottura rispetto al pregresso e all’omologazione, tutto quello che riesce a incuriosire e che attraverso la ricerca musicale esprime qualcosa di diverso.
Per quanto riguarda i modelli di fruizione radiofonica in streaming, penso a piattaforme come Spotify, costituiscono chiaramente un’alternativa all’ascolto della radio tradizionale, ma in realtà la radio è stata sempre insidiata da altri tipi di fruizione della musica. La musica è una nostra componente fondamentale, ma il principio ispiratore di una radio come Radio Rock è sempre stato il connubio tra musica e contenuti, un forte legame con il territorio, con le band italiane indipendenti e con gli ascoltatori, tramite messaggi e note vocali, tutte cose che il servizio in streaming non ti può dare. La radio è un mezzo che tiene compagnia a generazioni di ascoltatori, centinaia di migliaia di persone, e ha un calore che il servizio in streaming non potrà mai offrire. Anche in questo campo combattiamo per restare umani.

Che cosa ci puoi dire invece della tua lunga esperienza ai microfoni di Radio Città Aperta? Come è nata? E perché hai deciso a un certo punto di concluderla?
Ho cominciato a studiare all’Accademia della critica musicale perché mi sono appassionata alla radio e sono arrivata a Radio Città Aperta grazie a Prince Faster che avevo conosciuto lì e che era il direttore artistico della radio. È stata un’esperienza formativa, bellissima e totalizzante. Quando la radio ha chiuso le trasmissioni in Fm restando attiva solo sul web, è stato un momento difficilissimo della mia vita ma allo stesso tempo avevo voglia di confrontarmi con esperienze più grandi.

 

Tatiana FabbrizioI nostri lettori forse non sanno che è stato proprio grazie a una tua proposta che è nato il nostro programma Rock in Onda, quando eri a Radio Città Aperta. L’idea era di portare in radio i contenuti di una webzine come OndaRock che fa critica musicale a livelli piuttosto approfonditi. Pensi che ci sia ancora spazio in radio per questo tipo di approccio e di linguaggio? Come vedi il rapporto tra critica musicale e radio?
OndaRock è ancora un punto di riferimento per tutti gli addetti ai lavori, è un’enciclopedia per chi ama la musica e anche per chi vuole scoprirne di nuova. Allo stesso tempo, proprio come la nostra società, anche il linguaggio della radio sta cambiando molto. Per attirare l’attenzione dei più giovani bisogna essere incalzanti e incisivi e i talk in questi ultimi anni sono sempre più corti e non permettono a volte una reale possibilità di approfondimento. Agli ascoltatori piace parlare di musica, ma bisogna trovare sempre il modo giusto per farlo. Bisogna essere in grado di far arrivare anche ragionamenti complessi nella maniera più semplice possibile e questo ovviamente vale per la filosofia ma anche la critica musicale.

 

La tua prima esperienza al microfono è stata invece a Radio BBS, gestita dal Movimento Umanista… Come è nata e come è proseguita?
La mia storia è piuttosto singolare, ho cominciato in realtà a fare radio per un baratto, un corso di chitarra in cambio di un aiuto in una radio del movimento umanista. All’inizio eravamo in dieci e mi ricordo che non riuscivo a parlare quasi mai. Poi piano piano il progetto si è sfilacciato e siamo rimaste in due e abbiamo cominciato a fare una trasmissione che si chiamava “Onde quadre” e ospitava band indipendenti.

 

Nel frattempo ti sei dedicata negli anni anche a un’attività parallela di dj come Tatiana Non-dj Selecta. Come nasce quel nickname? E cosa rappresenta per te l’attività alla console?
Il mio nome nasce dalla filosofia della festa del Buon Non compleanno di Alice nel paese delle meraviglie. Ma anche dalla voglia di non classificarmi una dj, viste le polemiche che ci sono spesso sulla differenza tra chi seleziona e chi mixa o produce musica. Ho lavorato per tanti anni nelle serate rock in tutti i locali della Capitale, ora mi piace di più selezionare vinili soul, per esempio, orario colazione in bar bohémien che preparano il brunch. Sarà che sono sempre sotto stress e vivo con i tempi “radiofonici” e quindi poi bramo una vita lenta.

Oggi cosa è cambiato, secondo te, per chi fa radio? In teoria c’è più spazio e più libertà, soprattutto grazie al web, eppure l’impressione è che ci sia ancora tanta omologazione, almeno nei network più importanti.
Purtroppo nelle radio mainstream, oggi le playlist sono sempre le stesse e rispondono alle logiche commerciali. Gli unici ad avere un po' di libertà sono gli speaker che sono molto noti e ascoltati e allora ogni tanto si permettono qualche brano scelto da loro. Il mio amore per Radio Rock nasce proprio per questo. È una radio molto seguita ma che lascia libertà totale nella scelta della scaletta. Ovviamente bisogna anche mettere brani conosciutissimi che per noi sono super-scontati ma che al grande pubblico di Radio Rock fa sempre piacere riascoltare. Ma l’unica reale linea artistica che abbiamo è di attenerci al genere rock (che poi ha mille sfaccettature).

 

Ascolti altre radio? Ci sono emittenti, oltre a quelle in cui hai lavorato, che hanno contribuito alla tua formazione musicale?
Di solito ascolto programmi o radio molto diverse da quella dove lavoro, mi piacciono diversi programmi di Radio Rai e alcuni di Radio Deejay.

 

Tatiana FabbrizioCi puoi raccontare qualche esperienza particolare che ti è capitata in diretta, una telefonata strana, una richiesta particolare, un messaggio di un ascoltatore che ti ha colpita?
Una delle esperienze più belle di “Gagarin” è il club del libro: una volta al mese scegliamo insieme agli ascoltatori un libro da leggere e poi ci ritroviamo in diretta per parlarne. Una nostra ascoltatrice, Cecilia Pucci, ci aveva raccontato che non disegnava da un po' ed è  tornata a farlo grazie a questo esperimento e così è diventata l’illustratrice ufficiale del club del libro di Gagarin. Una volta è venuta in radio per conoscerci e ci ha portato l’illustrazione incorniciata di un libro a cui tenevo tanto: “Amore liquido” di Zygmunt Bauman. Ecco, quando l’incontro tra persone attraverso la radio diventa quella spinta di cui avevi bisogno, diventa uno scambio è la cosa più emozionante della radio o di quello che Alberto Castelli chiama per l’appunto un “elettrodomestico sentimentale”. Ah! E una volta ho convinto anche in diretta un ascoltatore a partire all’ultimo minuto per andare a un concerto in un’altra città. Ancora mi ringrazia.

 

I dieci brani che passeresti sempre in una tua scaletta?
Quando ascolti tanta musica scegliere solo dieci brani è difficilissimo, e poi io ho un’empatia per gli esclusi :-) Comunque, facciamo finta che sono in radio e devo organizzare la playlist per domani mattina che magari è più facile, ci si mette dentro un po' di tutto, brani vecchi, nuovi, italiana, cose più dure, cose più dolci, cose più conosciute, cose meno note. Foo Fighters-“The Pretender”, Bob Dylan-“Tangled Up In Blue”, Gazebo Penguins-“Senza di te, Inhaler-“It Won’t Always Be Like This”, Verdena-“Muori Delay”, Refused-“Born On The Outs”, Metallica-“Sad But True”, Sufjan Stevens-“Mystery Of Love”, Franco Battiato-“Stage door”, Sevdaliza-“Darkest Hour”.

 

Da grande appassionata di rock, quali sono i nomi di artisti che secondo te bisognerebbe segnare in rosso sull’agenda di questi ultimi dieci anni?
Posso dirti che sono molto orgogliosa e molto entusiasta di questa nuova ondata di rock “sporco”, post-punk, post-hardcore etc., quindi band come Idles, Fontaines D.C., Bob Vylan, Amyl and the Sniffers, Turnstile, Kid Kapichi, Viagra Boys, Yard Act.

 

Foto di Chiara Fabbrizio e Luana Iorillo