Approfondimenti

Richard Benson

Woking Class Hero

di Marco Sgrignoli

È morto il 10 maggio 2022, a sessantasette anni, il chitarrista e personaggio mediatico Richard Benson. Italo-britannico nato a Woking nel 1955, era attivo almeno dai primi anni Settanta, ma la sua fama recente è dovuta soprattutto alle sue produzioni degli ultimi anni diffuse tramite internet. Video musicali e non che, enfatizzando un personaggio divenuto negli anni sempre più eccentrico, ne hanno fatto esplodere la notorietà in chiave fenomeno da baraccone. Richard Philip Henry John Benson, tuttavia, è stato anche molto altro. Ecco cinque video per ripercorrerne la parabola.


Datato al 1971, ma mai pubblicato fino al 1990, l’unico album dei romani “Buon vecchio Charlie” costituisce il non-esordio discografico di Benson, che entra giovanissimo nella formazione e figura come autore, cantante e chitarrista acustico. Tre i brani in scaletta, lunghi e articolati come si confà a delle composizioni progressive, genere di cui il disco rappresenta un esempio di buon livello e piuttosto precoce per la scena italiana. Lo stile è leggiadro e dinamico, con momenti pastorali che si susseguono ad atmosfere più cupe e a passaggi incalzanti con flauto, sax, tastiere e violino elettrico.
La opening track “Venite giù al fiume”, che da moda classicheggiante incorpora sezioni di “In The Hall Of The Mountain King” di Edvard Grieg, dà una buona immagine dello stile, anticipatore di altre esperienze italiane di rock sinfonico e dotato di personalità. Nota a margine: il chitarrista sbruffone che condisce il brano di assoli proto-hard non è Benson, ma il compare Luigi Calabrò (poi fondatore con altri membri della band nei nostrani jazz-rocker Bauhaus, il cui unico Lp “Stairway To Escher” sarà registrato nel 1974 e stampato solo nel 2003).


Dopo aver fatto parte, nei primi anni Settanta, dello staff del programma radiofonico “Per voi giovani” (in cui cura lo spazio “Novità 33 giri”), Benson approda nel mondo delle TV locali, forse quello che più di tutti accompagnerà le evoluzioni del suo personaggio. Dal 1979 e per tutti gli anni Ottanta e Novanta, conduce per l’emittente laziale TVA 40 l’appuntamento settimanale “Ottava nota”, in cui approfondisce le nuove uscite discografiche mostrando una grande competenza in campo hard&heavy, progressive e fusion. È soprattutto grazie a questa attività che si costruisce negli anni un apprezzamento di culto, fatto di stima e gratitudine per la capacità divulgativa e la passione con cui tratta musiche altrimenti poco considerate dai media del nostro paese.

 


La promozione del suono e della cultura metal in Italia prende negli anni Ottanta anche altre forme. In veste di produttore, realizza le due compilation “Metallo Italia” (1985) e “Metal Attack” (1987), dedicate alla scena nostrana (nel secondo disco suona anche in diversi brani). Sempre nel 1985 è poi ospite della leggendaria trasmissione di Renzo Arbore “Quelli della notte”, in cui, non senza una buona dose di autoironia, interpreta il personaggio caricaturale del “metallaro di scuola americana” durante la “look parade” condotta da un giovane Roberto D’Agostino.
È invece di qualche anno dopo il cammeo nel film di Carlo Verdone “Maledetto il giorno che t’ho incontrato” (1992), che vede Benson disquisire del chitarrismo di Jimi Hendrix nell’immaginario spazio televisivo “Juke-Box all’idrogeno”, di nuovo in un una chiave intelligente e farsesca (e senza perdere l’occasione di citare i suoi miti Yngwie Malmsteen, Joe Satriani, Steve Vai, Tony MacAlpine).

Per corde e grida. Metodo didattico. AUDIO RARO con Richard Benson

Questa cassetta vi porterà a capire.

Posted by Brigate Benson on Sunday, 12 May 2019


L’altro cardine che fa di Benson un nome di rilievo nel panorama italiano è la didattica della chitarra elettrica. Attentissimo alle trasformazioni in area metal neoclassico e progressive metal, istruisce allievi avanzati ispirandosi agli stili di guitar hero come Vinnie Moore, Paul Gilbert e Yngwie Malmsteen. Nei primi anni Novanta, realizza alcune audiocassette didattiche (corredate da volumetti) destinate al potenziamento della tecnica esecutiva. Uno stralcio dell’intervista al periodico “Chitarre” del 1991 è indicativo della sua prospettiva: “L’importante è come prendi queste note, che colore gli dai, che rapporto instauri tra corda, dito e cuore. Comunque credo che a queste cose ci si arrivi gradualmente, intanto io dico ‘Suoniamoci le dita’. Se non sai andare veloce difficilmente potrai cogliere l’anima della chitarra o comunque lo farai sicuramente meglio dopo avere imparato ad andare a duemila…”.


Il primo album solista di Richard Benson arriva a fine anni Novanta. “Madre tortura”, suonato con la metal band italiana Mizar, propone un heavy dai tratti gotici e neoclassici, frammisto a brani blues ed episodi recitati in modo enfatico. In un passaggio della videocassetta didattica “La velocità di esecuzione nella chitarra metal progressive”, Benson illustra la costruzione di uno dei pezzi, mostrando la consueta competenza musicale ma anche una tendenza all’esagerazione verbale, che andrà notevolmente amplificandosi negli anni successivi.
Il disco non è accolto positivamente dalla stampa specializzata: a indebolire la resa musicale è soprattutto la tecnica imprecisa. Persone vicine al chitarrista in quegli anni avrebbero poi affermato che la sua proverbiale rapidità esecutiva sarebbe stata limitata dall’insorgere di una forma di artrosi, responsabile di una crescente difficoltà nel movimento delle dita.

Nessuna prospettiva sul personaggio può prescindere dal considerare anche gli anni della decadenza — e, paradossalmente, della sua rinata fama presso un pubblico ampio. Nel settembre del 2000, in circostanze mai del tutto chiarite, Benson cade dal Ponte Sisto a Roma e deve attraversare un periodo di riabilitazione. Il ritorno sulle scene vede l’ormai ex guitar hero enfatizzare sempre di più il versante teatrale e grandguignolesco dei suoi show, a scapito della musica e anche della credibilità di intenditore accumulata nei precedenti decenni. Il nuovo pubblico dei suoi live e dei suoi filmati, d’altra parte, non è più interessato a esegesi metalliche tecnicamente edotte, ma a un rapporto col performer misto fra commiserazione e sfottò. Indulgere sul ricordo di polli, bastoni infernali, sacrifici a Satana e balle rocambolesche è tuttavia lontano dagli scopi di questo breve articolo. YouTube è già bravissimo di suo a mostrarci questo versante del personaggio.

Per chi non è contaminato dalle voluttà dell'intero contorno che ci sovrasta, noi continuiamo imperterriti, attraverso il metallo, attraverso la progressione, per espandere i nostri lidi.
(Conclusione della videocassetta “La velocità di esecuzione nella chitarra metal progressive”, 1999)