Titolo: Curepedia
Autore: Simon Price
Editore: Arcana
Pagine: 488
Prezzo: 39,50 euro
Non sempre le enciclopedie del rock hanno dato ai Cure lo spazio che avrebbero meritato. Forse anche per questo Simon Price ha deciso di scriverne una... tutta dedicata a loro! "Curepedia" - un classico internazionale per i fan di Robert Smith e compagni - arriva finalmente anche in italiano, con la traduzione di Valentina Zucca per Arcana. Il volume, rilegato in una bella confezione con copertina rigida, raccoglie in 488 pagine (quasi) tutto lo scibile sulla band inglese tra biografie dei membri, curiosità, sintesi di ogni album e selezioni di brani, oltre a dettagli su tour, film e a una serie di saggi dedicati a temi più ampi come l'immagine, la politica e le influenze del gruppo.
Simon Price, esperto giornalista musicale britannico (Melody Maker, Independent on Sunday), adotta un tono giocoso, eccentrico e talvolta irriverente, in linea con lo spirito di Robert Smith e compagni, ma mette subito in chiaro la sua devozione per la band di "Pornography": "La loro musica mi ha toccato per la prima volta in un momento in cui ero completamente aperto al romanticismo sconfinato e all'intensità emotiva racchiusa nei loro dischi - scrive Price nell'introduzione - Tramite loro ho scoperto altri musicisti straordinari, poeti, scrittori; sono stati una porta verso un mondo molto più grande di quello che conoscevo, e gliene sarò per sempre grato". E, in fondo, un po' per tutti noi è stato così...
Ma se la mole di informazioni sugli ex-Three Imaginary Boys è smisurata, l'approccio dell'autore britannico non è mirato solo a un mero consuntivo bensì a "incrociare, contestualizzare, analizzare, offrire prospettive, trovare collegamenti invisibili e tracciare paralleli che non sono immediatamente evidenti". Con l'obiettivo non recondito di "lasciare qualcosa su cui riflettere" perché "è proprio quello che i Cure hanno sempre fatto con me", chiosa Price, dimostrando buon gusto anche nella scelta delle sue due canzoni preferite della band, svelate nell'introduzione ("Just Like Heaven" e "One Hundred Years").
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Organizzato in un ordine A-Z facile da consultare, seppur privo di un indice, "Curepedia" non si limita solo a riannodare i fili di una storia già sufficientemente nota (gli esordi adolescenziali, i cambi di nome e di
line-up, le metamorfosi stilistiche, le crisi che hanno portato più volte a sfiorare lo scioglimento, le pause e le rinascite) ma la ristruttura come un'enciclopedia in senso stretto, ampia e sistematica. Il campo d'indagine è vasto: discografia, evoluzioni interne del gruppo, curiosità e deviazioni, fino a voci impreviste come "Alcol" e "Pissing". La promessa di coprire i Cure dalla A alla Z è letterale: si parte da "A Forest" e si arriva a "Zoology", cercando di dare risposta anche alle domande ricorrenti dei fan: l'origine del
make-up, le canzoni più e meno amate dalla band, le vicende legate alle droghe, mentre gli appassionati di strumenti troveranno sezioni dedicate alle chitarre predilette dei membri del gruppo e i collezionisti potranno addentrarsi nei capitoli sulle rarità.
Non mancano curiosità e rivelazioni spiazzanti. Così alla voce "Arresti", scopriamo tutte le occasioni in cui i Cure ci andarono vicino (senza però mai veder concretizzata questa tipica esperienza da rockstar); alla voce "
Cranes" leggiamo che per Smith sembravano "una band di contadini russi arrivati dalle Steppe" (!); alla voce "Lowest Point" apprendiamo che per il
frontman il periodo più basso della storia dei Cure fu quello tra il 1997 e il 1998; mentre alla voce Sex si discetta del controverso rapporto del gruppo - e dei compari
Siouxsie & The Banshees - con la materia. Non possono poi mancare capitoli dedicati a Mary (Mary Theresa Poole), la storica compagna di Smith, e ad artisti come
David Bowie e
Depeche Mode che sono stati per la band di Crawley, rispettivamente, una guida spirituale e i più assimilabili compagni di viaggio. E non può non integrare il volume anche il capitolo relativo all'atteso ritorno discografico nel 2024, dopo sedici anni, con "
Songs Of A Lost World".
Price non offre un semplice compendio: il suo lavoro nasce da una ricerca capillare tra interviste, registrazioni, libri e archivi online. Qualche piccola imprecisione non sfuggirà ai fan più attenti (ad esempio, la prima moglie di Simon Gallup non era la sorella di Pearl Thompson!), senza però incidere più di tanto sul valore complessivo dell'opera. Sia per chi segue i Cure da decenni sia per chi li ha scoperti di recente, "Curepedia" è dunque un riferimento imprescindibile, la panoramica più completa che si possa ottenere senza interpellare direttamente Robert Smith.
L'uscita italiana coincide con un rinnovato interesse per i Cure, proprio dopo l'uscita di "
Songs Of A Lost World". La presentazione del libro ricorda come il gruppo inglese resti, dopo oltre quattro decenni, una presenza centrale del rock internazionale: quattordici album in studio, tournée capaci di riempire gli stadi, le 65.000 presenze di Hyde Park nel 2019 per il quarantennale, tre serate consecutive esaurite al Madison Square Garden e l'ingresso, sempre nel 2019, nella Rock and Roll Hall of Fame per mano di
Trent Reznor. Un'influenza che continua a emergere in artisti molto diversi tra loro, dai
Chvrches agli
Interpol fino ai
My Chemical Romance. Forse perché - come scrive Stuart Braithwaite, chitarrista dei
Mogwai, nella prefazione del libro - "i Cure sono una gloriosa contraddizione continua. Hanno sempre fatto le cose a modo loro, ignorando tutto ciò che accadeva intorno nel mondo della musica. Hanno avuto dischi al primo posto in classifica e suonato negli stadi, poi sono tornati ad attirare meno attenzione e a esibirsi in venue molto più piccole, solo per ritrovarsi oggi, di nuovo, più popolari che mai. Anzi: forse oggi sono ancora più grandi, più rilevanti, più amati che in passato. Osservare le persone mentre li guardano è quasi emozionante quanto guardarli suonare. Significano tantissimo per moltissime persone. Le canzoni dei
Cure sono la colonna sonora della nostra vita". Come dargli torto?
11/12/2025