Gli U2 sono diventati una delle band più amate e longeve del rock internazionale, ma la loro storia avrebbe potuto chiudersi molto presto. Nel corso della loro lunga carriera, infatti, non sono mancati momenti difficili. Uno dei periodi più critici risale al 1981, subito dopo l’uscita del loro secondo album "October". In quell'epoca, la band irlandese scivolò in una crisi profonda che la portò a un passo dallo scioglimento.
E' stato Bono Vox a rivelare il retroscena durante un'intervista per il podcast Cry Baby di Hozier. Il frontman irlandese ha spiegato: "Abbiamo avuto una crisi di fede riguardo alla nostra band e al suo scopo. Ci siamo guardati intorno e ci siamo chiesti: ‘Questo mondo sta andando a pezzi, e anche noi. Come può una rock band contribuire a migliorare la situazione? In fondo, è quasi un atto di vanità’”.
In più, c'era la questione religiosa a minare il futuro della band irlandese. Agli esordi della carriera, Bono, The Edge e Larry Mullen Jr. aderirono alla Shalom Fellowship, una comunità cristiana diffusa in Irlanda negli anni 70 e 80. L’unico a restarne fuori fu Adam Clayton. Secondo la leggenda, l’incontro con un membro del gruppo avvenne casualmente in un fast food di Dublino e spinse i tre a dedicarsi allo studio della Bibbia e a partecipare agli incontri spirituali.
Tuttavia, ben presto emerse un conflitto tra la fede e la vita da musicisti. Durante la lavorazione di un disco, un membro della Fellowship affermò di aver ricevuto una visione divina in cui Dio chiedeva ai tre di abbandonare il rock. Le pressioni aumentarono e Bono e The Edge, profondamente innervositi dalla questione, si allontanarono momentaneamente dalla band per riflettere.
La crisi rischiò di compromettere il futuro degli U2, finché il manager Paul McGuinness non li convinse che la musica poteva essere uno strumento potente per diffondere valori positivi.
Secondo Bono, tuttavia, dopo l'uscita dell'opera seconda, il gruppo davvero era sull'orlo di fermarsi del tutto, incapace di trovare una via d'uscita dalle sue contraddizioni. Tuttavia, fu Edge a intravedere una soluzione, iniziando a scrivere una canzone che avrebbe cambiato il loro destino: "Sunday Bloody Sunday". "Ci disse che avremmo potuto affrontare il tema del settarismo nel nostro paese," ha ricordato Bono.
"Bloody Sunday" è il nome con cui si ricorda una delle giornate più tragiche della storia recente dell’Irlanda del Nord: il 30 gennaio 1972, a Derry, i soldati britannici aprirono il fuoco su una manifestazione pacifica contro l’operazione Demetrius, uccidendo 13 civili sul colpo e ferendone altri 13. Una quattordicesima vittima morì qualche mese dopo, per le ferite riportate. Fu uno dei massacri più gravi avvenuti durante il conflitto nordirlandese, non solo per l’alto numero di vittime, ma anche per la brutalità dell’azione.
A raccogliere per primo l’urgenza di raccontare quell’evento fu John Lennon, che nel suo terzo album solista, "Sometime In New York City", pubblicò "Sunday Bloody Sunday", una canzone apertamente militante, rabbiosa, e senza compromessi contro la repressione britannica.
Undici anni, un mese e ventuno giorni dopo la strage, gli U2 affrontarono lo stesso episodio da una prospettiva differente. Il brano "Sunday Bloody Sunday", contenuto nel loro terzo album "War", nasce anche da un confronto avuto a New York con alcuni sostenitori dell’Ira: fu quella conversazione ad accendere la scintilla. Ma, a differenza della canzone di Lennon, la loro non è una dichiarazione di parte: gli U2 scelgono la via della denuncia etica e umanitaria, usando il racconto del massacro per invocare la fine dell’odio settario e la possibilità di un’unità oltre le divisioni. I versi “How long must we sing this song?” e “Tonight we can be as one” esprimono il desiderio, ancora vivo all’epoca, di una riconciliazione possibile. Non c’è intento accusatorio, né volontà di appoggiare una fazione contro l’altra: il messaggio è di pace, fratellanza e consapevolezza.
Qui sotto la storica performance degli U2 a Red Rocks con "Sunday Bloody Sunday", con Bono che pronuncia le parole "This song is not a rebel song". Una esibizione che sarebbe stata ripresa nell'album live "Under A Blood Red Sky".
Come raccontato da Bono, fu proprio The Edge a rompere l’impasse: “Iniziò a scrivere una canzone sul settarismo in Irlanda. Io pensai di opporre a quella violenza senza senso l’immagine di Gesù sulla croce. C’è una differenza netta tra chi uccide in nome di un ideale e chi offre la propria vita per gli altri. È questa la tensione che anima Sunday Bloody Sunday”.
Il brano rappresentò una svolta decisiva per gli U2, sia artisticamente che commercialmente. La band comprese di poter trasformare la musica in strumento di consapevolezza civile. Il successo di "War" fu enorme: "Sunday Bloody Sunday" divenne uno dei loro inni più celebri e riuscì persino a scalzare "Thriller" di Michael Jackson dalla vetta delle classifiche britanniche.
Fu quindi la musica stessa a salvare gli U2, permettendo loro di superare la crisi, spingendoli verso un successo che da allora non avrebbe conosciuto flessioni.
Di recente, Paul Hewson, alias Bono, ha anche pubblicato la sua prima autobiografia "Surrender - 40 Songs, One Story". "Quando ho iniziato a scrivere questo libro - ha raccontato - speravo di illustrare nel dettaglio quanto io precedentemente avevo sempre e solo rappresentato nelle canzoni. La gente, i posti, le possibilità datemi dalla vita. Surrender è una parola piena di significato per me. Crescere in Irlanda negli anni 70 con le mani in alto (musicalmente parlando) non era un concetto naturale e a questa parola ho girato intorno finché non ho raccolto i miei pensieri per il libro. Mi aggrappo ancora a questo genere di imperativo: nella band, nel matrimonio, nella fede, nella mia vita da attivista. Surrenderè la storia di un pellegrinaggio che non arriva da nessuna parte... ma con un sacco di divertimento lungo il cammino". Il solito Bono, insomma, che gioca a spiazzare e disorientare attraverso le pagine della sua vita, della sua band e del suo paese, di cui è diventato la massima icona musicale.
Alla biografia, è seguito anche un documentario molto atteso dai fan degli U2: “Bono: Stories of Surrender”, trasmesso su Apple TV+. La pellicola documenta l’omonimo tour teatrale che il frontman irlandese ha tenuto tra il 2022 e il 2023 per accompagnare la sua autobiografia “Surrender: 40 canzoni, una storia”.
Il film è tratto dallo spettacolo solista “Stories of Surrender: An Evening of Words, Music and Some Mischief…” e offre uno sguardo profondo e personale sulla vita di Bono: dalla famiglia alla fede, dalle amicizie alla musica che ha segnato un’epoca.
27/10/2025