Fuck - Those Are Not My Bongos

2003 (Homesleep)
pop-rock
Lo splendido giocattolo di nome Fuck, nato ormai una decina di anni or sono dall’incontro in quel di San Francisco di quattro ragazzi che, visto il nome datosi, non aspiravano evidentemente a ottenere particolari gratificazioni di massa, giunge con “Those Are Not My Bongos”, pubblicato nel 2003, all’ennesima espressione di genialità minimalista.

Approdati alla meritoria etichetta italiana Homesleep (per la quale avevano già fatto uscire nel 2001 “Gold Bricks”, raccolta di canzoni precedentemente incluse in E.P., demos, compilations ) dopo aver inciso, fra le altre, anche per la mitica Matador, i Fuck proseguono il proprio cammino nell’azzeccatissimo tentativo di proporre gallerie di piccole canzoni emozionanti che, contrariamente a quanto ci si potrebbe aspettare da un gruppo dal nome cosi’ sfrontato, sono perlopiu’ di grande dolcezza e rilasciano in pochi minuti, con affascinante sensibilità lo-fi , un’irresistibile carica malinconica. Il tutto mettendo in campo senza ambiguita’ spirito ironico ed esigenza di non prendersi granché sul serio, come possono già testimoniare titoli stravaganti quali “Her Plastic Acupuncture Foot” o “Olives vs. Cherries”.

In particolare, cercando termini di paragone nelle uscite precedenti, “Pardon My French” (Matador, 1997) è l’album le cui atmosfere si avvicinano maggiormente a quelle che avvolgono “Those Are Not My Bongos”, per il netto prevalere dei ritmi lenti e per l’impronta melodica dei pezzi. Insieme al già citato “Pardon my French” e al successivo “Conduct” (Matador, 1998) quest’ultimo lavoro va così a formare la terna di dischi di punta della produzione Fuck, ormai, per il sottoscritto, più che un pallino una vera oasi dove rigenerarsi musicalmente.

Se infatti il concetto di musica alternativa ha oggi un senso, a mio parere, non può che essere costituito dall’attitudine con cui gente come questa produce musica, da una concezione naïf, potremmo dire, delle composizioni; quasi abbozzi di canzoni si potrebbe pensare al primo impatto, se in realtà la loro essenzialità e la loro bellezza non intervenissero ad affabulare irrimediabilmente chi desidera porsi sulla lunghezza d’onda dovuta.