Nubiyan Twist - Chasing Shadows

2026 (Strut)
afrobeat, urban jazz-soul

"Chasing Shadows" si intitola il quinto album dei Nubiyan Twist; in questi due anni di distanza dal precedente lavoro (“Find Your Flame”), il gruppo s’è dato da fare, sia nei live sia pubblicando nuova musica, che sia la rielaborazione della precedente, che sia il cammino di singoli ed Ep che ci ha condotto fino al nuovo lavoro, ora ascoltabile nella sua interezza.
Non rimane molto da scoprire di quanto contenuto in questo album e quindi c’è poco da essere sorpresi: la formula è quella consolidata dei Nubiyan Twist, un incrocio raffinato tra afrobeat, jazz, hip‑hop elettronico e soul, che si è andato consolidandosi in un decennio di attività e in studio e live. Il gruppo ha posto sempre molta enfasi sulla pratica del suonare insieme, per trovare quell’alchimia che gli algoritmi e il digitale finiscono per perdere per strada; qui si vuole puntare sul talento e sulla tecnica del singolo, al servizio del collettivo e sotto la sapiente regia di Tom Excell, leader e produttore del gruppo. 

Rispetto al lavoro precedente, in cui la band flirtava anche con la disco music, qui è l’afrobeat a prendersi il centro della scena, e la sezione fiati (sax alto, tenore, baritono e tromba) ha ampia libertà di manovra e di spinta sui brani; ma è anche l’hip-hop a condurre l’ascoltatore a caccia delle ombre, con il contributo del timbro morbido e sensuale di Eniola Idowu in sei pezzi su undici. 
Idowu non è l’unica ospite; oltre a lei, all’album partecipano la star maliana Fatoumata Diawara, il tastierista di jazz‑funk Joe Armon‑Jones, la leggendaria Patrice Rushen, Bootie Brown dei The Pharcyde, il rapper ghanese M.anifest e l’artista reggae/dancehall Mr Williamz.

Tra i brani, risalta innanzitutto la già citata "Chasing Shadows", l’asse concettuale dell’album: scritta insieme a Diawara, è pezzo sfaccettato, a tratti più vivace e corale, a tratti più intimo e spirituale; la sezione ritmica sostiene un’andatura ipnotica, mentre gli archi e le linee di sintetizzatore aggiungono una patina contemporanea senza snaturare la vibrazione organica.
"
How Far" è uno dei momenti votati all’hip‑hop: M.anifest cavalca un groove inarrestabile, con interventi di sassofoni e batteria che ricordano le session più incandescenti di “Freedom Fables” (album del 2021), ma con un mix più nitido e una presenza ritmica più marcata. In "Message", il contrasto tra il flow tagliente di Mr Williamz e la linea vocale morbida di Eniola crea un gioco di opposizioni stilistiche, quasi a voler figurare il rapporto dialettico tra generazioni e culture. “Red Herring” infine è un momento di ironia e consapevolezza: tra groove funk elettronici e il rap di Bootie Brown, emerge un’allegoria sulle trappole mentali e mediatiche dell’età digitale, con un sound in cui il jazz e il funk sono strumenti di resistenza creativa.

"Chasing Shadows" non ha magari la tensione inquieta e combattiva del precedente lavoro: è un album più disteso, che lascia più spazio e autonomia agli ospiti che vi partecipano e ricerca la profondità nel soul e nell’hip-hop che si sparge sopra l’afrobeat.

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