Il percorso dei Doors si spezza nell’estate del 1971, con la tragica morte di Jim Morrison. Prima ancora che “L.A. Woman”, l’ultimo album realizzato dalla band con il suo frontman, uscisse nei negozi il 19 aprile 1971, Morrison aveva deciso di volare in Francia, insieme alla moglie Pamela, cercando conforto nell'atmosfera culturale della capitale francese, tempio dei suoi poeti prediletti: Baudelaire, Rimbaud, Verlaine. A Parigi, però, Morrison va incontro alla sua fine e il 3 luglio 1971, a soli 27 anni, viene trovato senza vita nella vasca da bagno del suo appartamento in Rue Beautreillis. La causa ufficiale è un arresto cardiaco, ma l’assenza di autopsia - non obbligatoria secondo la legge francese - alimenterà nel tempo ipotesi alternative, tra cui quella di un’overdose accidentale di eroina, mai confermata.
Devastati dalla perdita del loro compagno, i restanti membri del gruppo non si trovano soltanto a elaborare il lutto, ma anche a dover prendere decisioni operative su come proseguire senza la loro guida carismatica. Dopo la morte di Jim Morrison, Robby Krieger, Ray Manzarek e John Densmore decidono comunque di portare a termine il materiale in lavorazione, pubblicando "Other Voices" nel 1971, seguito l’anno successivo da "Full Circle". Una scelta dettata anche dalle pressioni dell’etichetta Elektra. Krieger ricorderà così quei giorni: “È stato un periodo difficile, ovviamente. Quando Jim non c’era più, abbiamo continuato ad andare avanti. Noi tre provavamo continuamente, scrivendo nuovo materiale. Quando Jim morì, ci siamo detti: ‘Accidenti, cosa facciamo? Possiamo anche mollare tutto oppure, visto che abbiamo tutte queste canzoni, entriamo in studio, registriamo e vediamo cosa succede’. Probabilmente non avremmo dovuto pubblicarlo così presto dopo la morte di Jim. Sentivamo che fosse l’unica cosa che potevamo fare".
Ma l’esperienza senza Morrison si rivelerà di breve durata e lo storico gruppo californiano finirà per sciogliersi. Nonostante l’impegno, infatti, il tentativo di proseguire senza Morrison si rivelerà fallimentare. L'alternanza alla voce di Manzarek e Krieger non fa che far rimpiangere l'assenza del frontman. In questo contesto prende forma anche un’ipotesi più radicale: l’ingresso di un nuovo musicista in grado di ridefinire gli equilibri del gruppo. I membri rimasti prendono dunque in considerazione l’ipotesi di inserire una nuova voce, arrivando a valutare anche un nome clamoroso: quello di Paul McCartney. L’idea, rimasta allo stato embrionale, sarà confermata anni dopo dallo stesso Ray Manzarek. Alla domanda se i Doors avessero davvero pensato all'ex-Beatle dopo la morte di Morrison, il tastierista risponderà: “Sì. Paul avrebbe suonato il basso. Avrebbe funzionato alla grande. Chissà in quale direzione saremmo andati se fosse successo davvero”.
Il progetto, tuttavia, non si concretizzerà e nessuno della band arriverà mai a formulare una vera proposta al musicista di Liverpool. In quel periodo, del resto, McCartney era impegnato nella costruzione dei Wings, fondati insieme a Linda McCartney e Denny Laine, e l’ipotesi di gestire due band contemporaneamente risultava impraticabile. Resterà così una delle grandi suggestioni della storia del rock: una collaborazione che avrebbe implicato una trasformazione profonda del suono e dell’identità della band californiana e un'intrigante - e un po' folle - scommessa per l'ex-Beatle.