A trent’anni dalla sua uscita, "Il Vile" torna a circolare in una forma che ne ribadisce lo status di classico irrinunciabile del rock alternativo italiano. Il secondo disco dei
Marlene Kuntz, pubblicato originariamente nel 1996, viene ristampato in una edizione limitata e numerata in vinile, disponibile dal 6 marzo, con un progetto grafico interamente curato da Alessandro Baronciani.
Il fumettista e illustratore, da sempre legato alla band e a quel disco in particolare, ha concepito un vero e proprio lavoro autoriale: oltre alla veste grafica dell’album, la ristampa include un booklet a fumetti di 11 tavole, ciascuna ispirata a un brano, e tre cartoline tratte dallo stesso racconto visivo. Ogni copia è firmata e numerata a mano da Baronciani, rafforzando il carattere collezionistico dell’operazione. Il pre-order è già attivo.
La pubblicazione sarà accompagnata dal tour “Marlene Kuntz suona Il Vile”, una serie di undici date nei principali club italiani. L’appuntamento del 9 aprile all’Hiroshima Mon Amour di Torino è già esaurito; per questo è stata aggiunta una seconda data l’8 aprile. Ecco il calendario del tour
- 5 marzo – The Cage – Livorno
- 7 marzo – Mamamia – Senigallia
- 12 marzo – New Age – Treviso
- 19 marzo – Estragon – Bologna
- 20 marzo – Orion – Roma
- 25 marzo – Hall – Padova
- 26 marzo – Alcatraz – Milano
- 27 marzo – Viper – Firenze (C/O Cdp Grassina)
- 8 aprile – Hiroshima Mon Amour – Torino (nuova data)
- 9 aprile – Hiroshima Mon Amour – Torino (sold out)
- 16 aprile – Casa della Musica – Napoli
- 18 aprile – Demodé – Bari
Quando uscì, il 26 aprile 1996, “Il Vile” rappresentò una frattura netta nel panorama musicale italiano. Un disco segnato da chitarre abrasive, dinamiche estreme, melodie oblique e testi capaci di unire crudezza e tensione poetica. Non una semplice raccolta di canzoni, ma un organismo compatto, attraversato da contrasti continui: violenza sonora e improvvise aperture liriche, pieni e vuoti emotivi, furia e sospensione.
Riascoltato oggi, a distanza di tre decenni, “Il Vile” non appare come un reperto del passato, ma come un’opera che ha mantenuto intatta la propria forza espressiva. Le sue inquietudini, le sue crepe, la sua urgenza continuano a parlare al presente, dimostrando come certi dischi non si limitino a segnare un’epoca, ma sappiano resistere al tempo, rinnovando il loro senso a ogni nuovo ascolto.