Roger Waters: boicottato il mio show su “The Wall” a Las Vegas. E sulla Flotilla: “L’opinione pubblica sta cambiando”

29-09-2025
Roger Waters non separa più da tempo musica e impegno politico: il suo ultimo tour, "This is not a drill", dal quale è stato tratto un docu-film, è l’esito più netto e coerente di questa scelta: un concerto in cui l’estasi sonora convive con un costante bombardamento visivo di denunce sociali e politiche. Waters parla senza filtri: all’inizio dello show arriva perfino un monito per chi non gradisce la sua voce politica — "Se siete fra quelli che amano i Pink Floyd, ma non sopportate le prese di posizione politiche di Roger, potete andarvene a fanculo al bar" — e qusto approccio è ormai quello che manifesta in ogni intervento pubblico.
L'ex-leader dei Pink Floyd è stato di recente intervistato dal Manifesto. Un'occasione per tornare sul conflitto in Medio Oriente e sottolineare ancora le sue (nette) prese di posizione contro il governo israeliano.

Sull’attuale tentativo della Global Sumud Flotilla di arrivare a Gaza, Waters è pessimista: "È molto improbabile che una qualsiasi delle imbarcazioni della flotilla riesca a consegnare cibo, latte per neonati e medicinali a Gaza, perché gli israeliani le intercetteranno tutte". Il musicista inglese sottolinea comunque come l'iniziativa della Flotilla rappresenti una delle spie che indicano "un cambiamento di rotta nella coscienza pubblica internazionale", perché sempre più persone, soprattutto nei paesi storicamente colonizzatori, stanno iniziando a riconoscere le responsabilità del passato e del presente.
Waters mette anche in relazione il conflitto attuale con dinamiche più vaste: il profitto, il militarismo e il ruolo delle multinazionali che traggono vantaggio dalla guerra. Richiamando l’idea della guerra come macchina di accumulazione, afferma che l’avidità è al centro della distruzione, facendo riferimento a società e organizzazioni che lucrano sulle catastrofi.

Non manca una presa di posizione contro chi — istituzioni, governi e lobby pro-Israele — ostacola il dissenso artistico. Waters racconta di come - a suo parere - la lobby israeliana abbia convinto il proprietario della Sphere di Las Vegas a cancellare una nuova produzione del suo spettacolo "The Wall", impedendogli di esibirsi nonostante l’investimento e la pianificazione già avviati, e di altre pressioni subite negli anni per dissuadere artisti dal rispettare il boicottaggio culturale verso Israele.
Waters denuncia anche la repressione contro chi esprime solidarietà con Gaza: attivisti arrestati, campagne di boicottaggio trattate come azioni sovversive. Riporta il caso del movimento Palestine Action e commenta l’alto prezzo — anche personale — che si paga per schierarsi. E chiude con un richiamo alla verità come bussola morale: "È solo dicendo la verità e agendo di conseguenza che possiamo esprimere il nostro amore per i nostri fratelli e sorelle". Quindi, un appello finale diretto alla Flotilla: "Il grande vantaggio che voi avete... è che avete una bussola morale da seguire. Vi sta guidando nella giusta direzione, siete un esempio per tutti noi".

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