Dopo 27 anni dietro i tamburi dei Pearl Jam, Matt Cameron ha deciso di voltare pagina. A luglio l’annuncio, asciutto ma definitivo: “Dopo 27 anni fantastici sono sceso per l’ultima volta dalla pedana della batteria del gruppo. Amore e rispetto per Jeff, Ed, Mike e Stone”. In un’intervista a Billboard il batterista ha spiegato le ragioni della scelta: le maratone live da tre ore, i tour interminabili, l’intensità di un gruppo che continua a macinare chilometri e palchi. “È un’arte anche riuscire ad affrontare quel tipo di esibizione… Ora sono arrivato a un punto in cui voglio fare set da 70 minuti travolgenti ed è quello su cui mi sto concentrando come artista”.
La separazione è stata amichevole. Cameron ha parlato con Stone Gossard e Jeff Ament, ha dato un preavviso lungo e trasparente. “Spero che a un certo punto ci rivedremo per una birra o qualcosa del genere”. Per ora i Pearl Jam non hanno ancora annunciato chi siederà dietro la batteria, e non hanno date in programma.
Nel frattempo Cameron guarda al passato e al futuro. L’8 novembre entrerà per la seconda volta nella Rock and Roll Hall of Fame, questa volta con i Soundgarden. “È incredibile entrarci due volte”, ammette. Ma il riconoscimento con la band di Seattle ha un sapore diverso: “Con i Soundgarden ho contribuito a fondare e plasmare un suono. I Pearl Jam erano già un gruppo affermato quando sono arrivato. Per me questa Hall of Fame è un po’ più significativa”.
E poi c’è quell’ultimo disco dei Soundgarden, iniziato prima della morte di Chris Cornell e ancora sospeso. La band ci lavora a intermittenza dal 2015, con idee diverse su tempi e modalità di pubblicazione. “Vogliamo essere certi che l’album sia finito al 100% prima di pubblicare qualsiasi singolo”, spiega Cameron. “Non vedo l’ora che la gente lo senta”.
Il processo è emozionalmente intenso. Riascoltare le tracce vocali di Cornell isolate dagli strumenti è “struggente e stimolante allo stesso tempo”. Kim Thayil, già a maggio, aveva chiarito l’urgenza di chiudere il cerchio: “Se il disco resta nel limbo, non esiste. Può esistere solo come collaborazione con Matt, Ben e Chris. E poi, se si pensa a cosa commemora, acquisisce un peso completamente diverso”.
Dall’addio ai Pearl Jam al ritorno simbolico con i Soundgarden, la traiettoria di Matt Cameron racconta un musicista che, a sessant’anni, sceglie di concentrare le energie su ciò che lo rappresenta davvero: meno maratone rock, più intensità.