Nick Cave torna a parlare della morte del figlio Arthur, avvenuta il 14 luglio 2015 quando il ragazzo aveva appena 15 anni. In un lungo e toccante post pubblicato sul suo blog Red Hand Files, il leader dei Bad Seeds, attualmente in tour italiano con date alla Cavea del Parco della Musica di Roma dopo gli show di Mantova, Lucca e Pompei, ha risposto alle domande di due fan che volevano sapere come stesse affrontando il dolore a dieci anni di distanza.
Nel post, Cave ha spiegato come il dolore sia rimasto costante ma si sia evoluto nel tempo: "Il dolore sboccia con l'età, diventando meno un affronto personale, meno un tradimento cosmico e più una qualità poetica dell'essere man mano che impariamo ad abbandonarci ad esso".
Il musicista ha aggiunto: "Ciò che sembra insopportabile alla fine si rivela non essere affatto insopportabile. Il dolore diventa più ricco, più profondo e più strutturato. Sembra più interessante, creativo e bello". Cave ha raccontato di aver imparato molto dalla tragica esperienza, che lo ha portato a "riconoscere l'immenso valore e il potenziale della nostra umanità, riconoscendo allo stesso tempo, nel profondo, la nostra situazione terrificantemente pericolosa".
"Ho capito che Dio era una forma di percezione, un mezzo per essere attenti alla risonanza poetica dell'essere. Ho scoperto che Dio è intessuto in tutte le cose, persino nei mali più grandi e nella nostra disperazione più profonda", ha spiegato.
Cave ha concluso il post con un'immagine potente, riferendosi al "cuore radioso del trauma" dove "convergono tutti i pensieri e i sogni e dove risiedono ogni speranza e dolore", descrivendolo come "questo ragazzo vorticoso che è Dio, come ogni altra cosa".
Il tour italiano di Nick Cave & The Bad Seeds prosegue con le date romane alla Cavea del Parco della Musica, dove il pubblico potrà assistere alle performance di un artista che ha trasformato il dolore personale in una delle opere più potenti e commoventi della musica contemporanea.