Pink Floyd: la classifica dei loro brani d’apertura dal peggiore al migliore, secondo Ultimate Classic Rock

11-07-2025
Nella sterminata babele di classifiche sui Pink Floyd, questa mancava ancora all'appello: la graduatoria delle migliori opening track dei loro album. A portarla a termine è stato ora il magazine online Ultimate Classic Rock, che scrive nell'introduzione: "La lunga e celebrata carriera dei Pink Floyd può essere suddivisa in quattro fasi distinte, ciascuna con propri livelli di successo creativo e commerciale – anche se non sempre coincidenti. La prima fu la breve ma profondamente influente era di Syd Barrett, che comprende solo una manciata di singoli psichedelici, il disco del 1967 "The Piper At The Gates of Dawn" e "A Saucerful of Secrets" del 1968, entrambi entrati nella Top 10 britannica. Prima dell’uscita del secondo album, l’amico d’infanzia David Gilmour era stato invitato a unirsi al gruppo – ma la formazione a cinque elementi non durò a lungo. Con l’uscita di Barrett, i Pink Floyd entrarono nella loro seconda fase. Il percorso da seguire non era subito chiaro, ma la band cominciò lentamente a guadagnare sicurezza grazie al lavoro su colonne sonore e album come 'Atom Heart Mother' (1970), arrivato in vetta alle classifiche UK, e 'Meddle' (1971), doppio disco di platino. Con l’arrivo di "The Dark Side Of The Moon" nel 1973 – quindici volte disco di platino – i Pink Floyd trovarono un equilibrio creativo decisivo tra i testi cupi di Roger Waters e le musiche spesso composte da Gilmour insieme all’altro cofondatore Richard Wright. Raggiunsero nuove vette di collaborazione con 'Wish You Were Here' nel 1975, ma il sodalizio cominciò a incrinarsi già con 'Animals' (1977), nonostante il grande successo commerciale. Waters - prosegue ancora UCR - assunse un ruolo ancora più centrale in 'The Wall' (1979), doppio disco di diamante, e in "The Final Cut" (1983), due milioni di copie vendute, portando infine alla rottura che aprì l’ultima fase della band. Gilmour si riunì prima con Nick Mason e poi con Wright, guidando il gruppo negli ultimi tre album: 'A Momentary Lapse Of Reason' (1987), 'The Division Bell' (1994) e 'The Endless River' (2014). Le canzoni di apertura degli album mostrano, più e più volte - sottolinea UCR - come questi cambiamenti fondamentali abbiano influenzato la musica dei Pink Floyd. Ognuna riflette un momento ben preciso nella lunga cronologia sonora del gruppo".
Ecco, allora, la classifica dei migliori brani di apertura dei Pink Floyd secondo Ultimate Classic Rock (qui il servizio completo).
Su OndaRock è presente invece la nostra puntata di OndaTop dedicata ai migliori brani in assoluto dei Pink Floyd.


15. "Cluster One" – da "The Division Bell" (1994)
14. "Obscured by Clouds" – da "Obscured by Clouds" (1972)
13. "Signs of Life" – da "A Momentary Lapse of Reason" (1987)
12. "Cirrus Minor" – da "More" (1969)
11. "Sysyphus" – da "Ummagumma" (1969)
10. "Things Left Unsaid" – da "The Endless River" (2014)
9. "Let There Be More Light" – da "A Saucerful of Secrets" (1968)
8. "Speak to Me" – da "The Dark Side Of The Moon" (1973)
7. "Atom Heart Mother" – da "Atom Heart Mother" (1970)
6. "The Post War Dream" – da "The Final Cut" (1983)
5. "Pigs on the Wing (Part One)" – da "Animals" (1977)
4. "One of These Days" – da "Meddle" (1971)
3. "In the Flesh?" – da "The Wall" (1979)
2. "Astronomy Domine" – da "The Piper At The Gates of Dawn" (1967)
1. "Shine On You Crazy Diamond (Parts I–V)" – da "Wish You Were Here" (1975)

Quest'anno, i fan della band inglese si preparano a celebrare i 50 anni di "Wish You Were Here" (1975). Per approfondire la genesi e i contenuti dell'album, è disponibile in streaming su RaiPlay e sulla piattaforma Prime Video il documentario "Pink Floyd: The Story Of Wish You Were Here".
Il film, diretto da John Edginton, racconta anche quale fu il vero ispiratore occulto del disco, ovvero Syd Barrett. Il "Crazy diamond", come viene definito nel disco, era il primo leader dei Pink Floyd, il compagno perduto che la band inglese avrebbe poi continuato a rievocare anche nei dischi successivi.
Tutto parla di lui, nel disco del 1975, ma lui non c’è. Nemmeno quando compare senza annunciarsi negli studi di Abbey Road il 5 giugno 1975, scioccando i suoi ex-compagni che sono al lavoro su “Shine On You Crazy Diamond”, la canzone dedicata a lui. È irriconoscibile: corpulento, sopracciglia e capelli rasati, ma soprattutto sguardo spento. Syd Barrett, nell’album “Wish You Were Here”, che uscirà a settembre dello stesso anno, è presente con la sua assenza. Il membro fondatore e primo leader della band viene ricordato da David Gilmour, Nick Mason e Roger Waters nel doc “Pink Floyd: The Story of Wish You Were Here".
I disturbi psichici legati all’abuso di droghe costringono Barrett ad abbandonare il gruppo nel 1968. Ma sono le sue visioni psichedeliche a rendere i Pink Floyd un fenomeno cult: “Appena sono entrato in studio mi sono accorto che era Syd il motore creativo”, ricorda il primo produttore della band Joe Boyd.

Nel 1973, cinque anni dopo la dipartita di Barrett, “The Dark Side Of The Moon” diventa il top album di tutti i tempi. Il successo planetario disorienta i quattro artisti, soffocati dall’industria musicale: “Dovevamo capire per che motivo eravamo nel settore – se eravamo effettivamente artisti oppure uomini d’affari”, racconta il chitarrista David Gilmour e continua: “Non ci saremmo più separati perché avevamo paura del dopo Pink Floyd, di perdere quel marchio così forte e protettivo”.
Quando a gennaio 1975 si mettono in studio per un nuovo album, l’inerzia creativa li congela. L’ombra di Syd grava sul gruppo: costruiranno un album basato sull’assenza che parte dalla mancanza del loro primo frontman. Recuperano “Shine On You” dell’anno precedente. “È il mio omaggio a Syd. L’esperienza sincera della mia tristezza, l’ammirazione del suo talento e il dolore per aver perso un amico”, racconta Waters, che vede “Wish You Were Here”, nata dalla collaborazione con Gilmour, come un'idea più ampia: “Posso dirvi che cosa significa per me, ma qualsiasi interpretazione è legittima”.
La delusione per l’industria musicale è l’altro grande tema, espresso in “Have A Cigar”, registrata dal cantante Roy Harper, che si trova lì per caso, perché nessuno della band riesce a cantarla.
"Wish You Were Here" è un concept-album sulla purezza e l'innocenza ormai perdute, con riferimenti neanche troppo velati a Syd Barrett. Venderà 19 milioni di copie in tutto il mondo, passando alla storia insieme alla copertina dell’artista Storm Thorgerson, con i due uomini d’affari che si stringono la mano mentre uno dei due prende fuoco, non un fotomontaggio ma uno scatto del socio di Thorgerson, Aubrey "Po" Powell. “È un album di dolore, rabbia e amore. Ma soprattutto amore”, dirà Waters, che nel 1985 lascerà la band. Gilmour, Waters, Wright e Mason suoneranno di nuovo insieme solo 25 anni dopo, nel 2005. L’anno successivo, a 60 anni, Syd Barrett morirà.

Nel 2025, con il loro storico album live registrato tra le suggestive rovine dell'antico anfiteatro romano di Pompei, i Pink Floyd sono tornati addirittura in vetta alla top ten italiana. "Pink Floyd At Pompeii - MCMLXXII" è stato infatti al numero 1 nella classifica degli album più venduti della settimana, nonché in quella dei vinili, secondo le rilevazioni Fimi/Gfk. L'album è uscito in concomitanza con il film, girato nell'ottobre del 1971.
Tra pochi giorni invece - dal 23 al 30 luglio - arriverà nelle sale italiane “This Is Not a Drill – Live From Prague The Movie”, il film concerto di Roger Waters, fondatore e anima creativa dei Pink Floyd.

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