Pochi nomi contraddicono così palesemente la storia di una band come "
Depeche Mode". Sarà proprio grazie alla band di Basildon, infatti, che il synth-pop smetterà i panni di fenomeno effimero, cronologicamente e geograficamente delimitato, e diventerà - sul modello
kraftwerkiano - una
koinè universale, in grado di unire più linguaggi e di travalicare epoche e tendenze. Un paradosso vero e proprio, insomma, per un gruppo che aveva scelto di chiamarsi "moda passeggera". Ma come nacque la scelta di questo nome di provenienza francese per una delle istituzioni del pop britannico?

La scelta non fu così scontata e lineare. La denominazione, infatti, non nacque insieme al progetto originario di Vince Clarke e Andy Fletcher, ma venne adottata in un secondo momento, quando la formazione si stava finalmente delineando nella sua incarnazione più stabile. Nella primavera del 1980 si unì al gruppo Martin Gore, chitarrista, tastierista e autore, e poco dopo arrivò la svolta decisiva con l’ingresso di Dave Gahan, destinato a diventare la voce e il
frontman del gruppo. Fu proprio lui, in maniera quasi casuale, a imbattersi in una rivista francese dell’epoca intitolata “Dépêche mode”. Quel titolo lo colpì, e Gahan lo propose come nome ufficiale della nuova band. Tradotto letteralmente, significa “notizie di moda”, ma il senso che il gruppo finì per attribuirgli era più vicino a “moda effimera, passeggera”. In un’intervista del 1985, Martin Gore spiegò come il nome sembrasse incarnare perfettamente l’idea di qualcosa in continuo mutamento, veloce e cangiante, proprio come la musica elettronica che il gruppo stava sperimentando e come l’identità dei suoi stessi membri, destinata a trasformarsi nel tempo. Anche se in realtà, la traduzione più fedele del titolo della rivista — e quindi del nome della band — sarebbe piuttosto “notizie di moda” o “aggiornamenti di moda”.
L'intepretazione di Gore, comunque, spiega il paradosso apparente: quello che poteva sembrare un semplice riferimento estetico divenne una dichiarazione di intenti, un’affermazione di dinamicità e di rifiuto della staticità, un nome che già conteneva in sé la promessa di continua evoluzione che avrebbe caratterizzato la storia dei Depeche Mode. Superando anche le turbolenze interne dovute ai problemi di depressione e di droga di
Gahan, i Basildoniani non solo sopravvissero alla fine della stagione synth-pop
anni 80, ma riuscirono addirittura nel miracolo: scampare all'estinzione e divenire al contempo protagonisti della nuova era, perfezionando quella
music for the masses già delineata nell'omonimo album del 1987. Un doppio salto carpiato che ha pochi precedenti nella storia del rock. Praticamente nessuno in quella del synth-pop. Una lunga storia che prosegue tuttora, nonostante la pesante perdita subita nel 2022 con la scomparsa di di Andy "Fletch" Fletcher, tastierista e vero "collante" del gruppo. Ancora non è noto, tuttavia, se e quando uscirà il successore di "
Memento Mori", quindicesimo album in studio dei Depeche Mode, pubblicato il 24 marzo 2023. Come ha rivelato di recente Dave Gahan in un’intervista a NME, a proposito di un recente incontro con Martin Gore, i due superstiti non hanno fretta di tornare in studio.
Ma di certo la "moda passeggera" si è trasformata in una delle esperienze più durature e significative della
popular music. Con oltre cento milioni di dischi venduti in tutto il mondo, un’influenza esercitata su artisti appartenenti ai più diversi ambiti musicali e un vasto repertorio di cover a testimoniare la loro eredità, i Depeche Mode si sono affermati come uno dei gruppi più significativi della musica contemporanea. La rivista britannica Q li ha descritti come “la band elettronica più popolare e duratura che il mondo abbia mai conosciuto”, mentre Rolling Stone li ha celebrati come “la quintessenza della musica elettronica degli anni Ottanta”. Un riconoscimento ufficiale del loro impatto è arrivato anche nel 2020, con l’ingresso nella Rock and Roll Hall of Fame.