Sting e Stewart Copeland continuano a diffondere il verbo dei Police nelle loro esibizioni live, ma – a quanto pare – non hanno alcuna intenzione di ricomporre la band, pur restando in buoni rapporti. In occasione della pubblicazione della ristampa di “Synchronicity”, l’ultimo lavoro realizzato dalla band inglese nel 1983, Stewart Copeland ha raccontato in un’intervista al Guardian il momento che portò alla realizzazione del disco, tornando anche sull'annoso tema dei suoi rapporti con gli altri due membri dei Police, Andy Summers e, soprattutto, Sting. “Abbiamo avuto un grande legame, che però non era abbastanza forte da rendere facile registrare insieme – ha raccontato il batterista - Ci siamo fatti a pezzi a vicenda in studio, ma quei due hanno creato cose incredibili e ci siamo trovati molto bene sul palco, nei tour bus, sugli aerei. Ancora oggi ci mandiamo video stupidi su Instagram. È una leggenda che Sting e io litigassimo tutto il tempo. Una volta gli ho rotto una costola, ma in realtà stavamo solo giocando”.
L’episodio accadde sul palco allo Shea Stadium. “Stavamo facendo il nostro soundcheck e ci divertivamo molto – ha raccontato Copeland – A un certo punto Sting afferra il mio New York Times, e io, 'Cazzo, dammi il mio...' Così finiamo a fare un tiro alla fune con il mio New York Times. Alla fine ho dovuto dargli una ginocchiata nel petto per riavere indietro il mio fottuto giornale. Tra l'altro tutti e due ridevamo istericamente. E poi, 'Oh, cazzo. Cazzo, Copeland! Accidenti! Esageri sempre.' Ho ripreso il mio giornale e quella sera abbiamo fatto uno dei migliori concerti che abbiamo mai fatto. È stata una serata magica. Il giorno dopo, si sentiva ancora un po' così, ha fatto una radiografia e aveva una crepa sottile nella costola! Ma no, non abbiamo mai litigato sul serio. Avevamo armi psicologiche che erano molto più devastanti”.
Riguardo le motivazioni dietro la riedizione di “Synchronicity” come box-set, Copeland ha spiegato: “I Police hanno avuto un'epifania grazie al documentario dei Beatles, ‘Get Back’. Ciascuno di noi ha imparato, ognuno per conto proprio, che il master finale non viene in alcun modo sminuito mostrando gli schizzi o i demo lungo il percorso. Il nostro quarto album, ‘Ghost In The Machine’, ci ha permesso di arrivare negli stadi e poi ‘Synchronicity’ ci ha reso ancora più grandi, ma le sessioni di registrazione sono state un momento molto cupo. Ci siamo massacrati a vicenda. Ne abbiamo riso da allora, ma non siamo mai stati troppo propensi a rivivere quel periodo oscuro. Tuttavia, è stato divertente riascoltare i demo e le canzoni rimasti fuori. Quindi penso faremo altre ristampe. Stiamo iniziando dalla fine e lavorando a ritroso, come la Tetralogia ‘Der Ring des Nibelungen' di Richard Wagner”.
In un'altra intervista recente - in occasione del suo ritorno in Italia con lo spettacolo “Police Deranged for Orchestra”, un ambizioso progetto che rilegge i classici della band inglese in una chiave orchestrale inedita – Stewart Copeland aveva raccontato: "Con Sting siamo molto amici e andiamo molto d’accordo, basta non stare insieme in studio di registrazione o sul palco. Mi piacerebbe una reunion, ma non succederà. O meglio, c’è una possibilità su un miliardo. Mai dire mai... Il problema è che andiamo d’accordo finché non suoniamo insieme. E non voglio rovinare tutto". E a proposito dello scioglimento della band aveva precisato: "Eravamo diventati la band che accompagnava Sting", concludendo tuttavia: "Non diteglielo, ma Sting è un fottuto genio!".